World of Warcraft Classic - recensione
Quindici anni fa, sulla scatola di World of Warcraft avrebbero dovuto mettere un'avvertenza bella grossa, come con le sigarette. Attenzione: pericolo di dipendenza totale per i soggetti a rischio. Ecco, io sono uno di quei soggetti.
Ciao, mi chiamo Marco, e ho un problema con i videogiochi. Non tutti, però. Ne gioco più che posso, certo, ma non riesco a farmeli piacere tutti o a perdermi completamente sempre e comunque, anche in quelli più acclamati. Gli amici mi hanno detto, gioca a Metal Gear Solid V! Gioca a Chrono Trigger! Gioca a .
Ogni tanto funziona, ogni tanto no. Ci sono giochi dentro ai quali cado come potrei cadere in un profondissimo pozzo buio, nel quale sparisco e riemergo mesi o anni dopo. Più forte, più saggio? Riemergo, è già qualcosa. Nel corso degli anni ho imparato a riconoscere quei giochi, mi diventa molto più facile perché tipicamente sono quelli che mia moglie detesta: Destiny, per esempio, tutti i vari Souls a partire da Demon's, ma anche cose come No Man's Sky, o Symphony of the Night (quante ore buttate per avere due Runesword ogni volta, come se servissero a qualcosa!).
