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Hunt: Showdown - recensione

Ci sono giochi che, quando ne si scrive, ci si sente costretti a pensare a cosa ne decreti il successo. O, più precisamente: da cosa scaturisce il divertimento, l'emozione, l'adrenalina che i migliori titoli riescono a farci vivere anche dopo decine, centinaia di ore?



È una domanda complessa su cui sono già stati scritti molti libri. Dal concetto di 'flow' fino alle teorie che decostruiscono il game design nelle sue mille singole parti, il gioco come attività umana è sotto la lente d'ingrandimento degli studiosi da tempo. Ma invece che partire dalle teorie antropologiche e dalla chimica del cervello umano (comunque due ottimi punti di partenza), è possibile ottenere una seppur parziale risposta anche analizzando un videogame, possibilmente uno che funzioni egregiamente come macchina creatrice di emozioni e divertimento.



Questo è il caso di Hunt: Showdown, il nuovo FPS 'multiplayer only' creato dalla celeberrima Crytek (quelli di Crysys, per intenderci), rimasto in Early Access per un anno e mezzo e da qualche settimana disponibile al pubblico in versione definitiva.



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17 settembre 2019 alle 10:40