SolSeraph – Recensione
Non è la prima volta che ci occupiamo di titoli che cercano di realizzare un crossover tra generi, anche se non sempre con risultati ottimali. Non è passato molto dalla nostra recensione di Hell Warders, ad esempio, che proponeva un mix tra un tower defense e un RPG fantasy. Con SolSeraph, ultima fatica di ACE Team e SEGA, è invece il cosiddetto god game (con una decisa sfumatura di tower defense, a essere onesti) a fondersi con l'action platform, per un risultato interessante ma non esente da limiti tecnici e di gameplay. Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

In principio era…
In principio era il Caos, ma un giorno Padre Cielo e Madre Terra lo allontanarono e crearono il mondo. Dopo essersi dedicati alle stelle e al sole, alla terra e all'acqua, alle piante e agli animali crearono finalmente l'uomo. Ma le divinità giovani, arroganti e crudeli nutrivano un desiderio di rivalsa sull'umanità, a cui era stato fatto il dono della memoria e della narrazione, e per questo la tormentarono con calamità naturali, disperdendo i popoli nel mondo e costringendoli a lottare per la sopravvivenza.
La sequenza iniziale ci introduce alla storia dell'universo di SolSeraph, mettendoci poi nei panni del semidio Elio, il cavaliere dell'Alba, a cui spetta il compito di aiutare i popoli a difendersi dalla minaccia delle divinità giovani. Tra costruzione di villaggi e strutture difensive, manipolazione del meteo per fertilizzare i terreni e lotta diretta ai mostri e alle divinità, dovremo diventare i salvatori dell'umanità.
Strategia e azione
L'idea di base di SolSeraph non è originale, ma richiama palesemente quella di un amatissimo gioco del passato. Parliamo di ActRaiser per SNES, un titolo che risale al lontano 1990 ma che ha rappresentato un'ispirazione fortissima per ACE Team. Il concetto di fondo è esattamente lo stesso: nei panni del dio Elio dovremo aiutare le popolazioni del mondo di gioco a svilupparsi, mettendoli in condizione di reperire risorse e facendo in modo che sappiano difendersi dai temibili mostri inviati dalle divinità giovani. Di tanto in tanto potremo assumere forma umana e calarci direttamente negli antri da cui provengono queste creature, per indebolire il boss di turno fino a sconfiggerlo in un incontro finale.

Il titolo si suddivide nettamente in due diverse fasi di gameplay. La prima ci mostra, dall'alto, il mondo e le sei popolazioni che possiamo aiutare. Controllando Elio in forma divina possiamo selezionarne una e accedere a una mappa più ravvicinata da gestire secondo le modalità del god game. Queste mappe presentano aree nebulose, che nascondono gli antri nemici in cui dobbiamo intrufolarci. In queste sezioni, assunta la forma umana, passiamo all'action platform e alla lotta diretta contro i nemici, per completare livelli più o meno estesi.
Una gestione molto semplificata
Lo sviluppo delle popolazioni è gestito con modalità più che semplificate. Partiamo da una situazione iniziale in cui possiamo costruire solo case, fattorie per la produzione di cibo e segherie per il recupero di legno e arriviamo ben presto a sbloccare strutture difensive e strutture di supporto. Il tutto è molto all'acqua di rose. Dimenticatevi la complessità di certi strategici e preparatevi a edifici pronti in pochi secondi e senza alcuna animazione di costruzione e a nessuna opzione di potenziamento delle strutture. Non costruirete bei villaggi, insomma, ma strutture di difesa circondate da capanne il cui unico scopo è fornire uomini per contrastare i mostri.
Al centro del villaggio c'è un focolare, che va difeso strenuamente dalle creature che, a ondate, arrivano per distruggerlo. Tra guerrieri e arcieri, spuntoni sulla strada e interventi diretti con le nostre abilità divine (fulmini ed evocazioni saranno la nostra arma più importante) dobbiamo cercare di fermare i nemici e accumulare abbastanza risorse da costruire un santuario vicino alle aree nebulose. Solo così possiamo allontanare le nuvole ed entrare negli antri.
