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TT Isle of Man – Ride on the Edge 2 – Recensione

Il 2020 verrà ricordato dagli appassionati degli sport motoristici (e non solo) come un anno tetro, povero e triste. La pandemia ha fatto sì che campionati come quelli di Formula 1 e MotoGP siano stati rimandati a data da destinarsi, e che importanti eventi come il Gran Premio di Monaco, il Salone di Ginevra e il TT Isle of Man siano stati addirittura annullati. Impossibilitati a mettersi alla guida del proprio mezzo, l'unica ancora di salvezza per sopravvivere a questo periodo risiede nei videogiochi, i quali ci consentono di far riemergere il pilota nascosto nel nostro animo. E proprio i delusi dalla cancellazione dell'edizione 2020 del Tourist Trophy saranno lieti di poter percorrere, anche solo virtualmente, le spaventose stradine della Snaefell Mountain grazie a TT Isle of Man – Ride on the Edge 2, seguito del racing game arrivato su PlayStation 4 nel 2018.



Prima di cominciare con la recensione, come d'abitudine, facciamo un breve recap per chi non dovesse conoscere una delle gare più importanti del mondo. Tristemente noto per l'elevata difficoltà e per il gran numero di decessi, il TT si svolge sull'Isola di Man fin dal lontano 1907 e viene vissuto dai biker come un vero e proprio rito. Tra i piloti più vincenti troviamo la leggenda del motomondiale, nonché orgoglio nostrano, Giacomo Agostini; siete pronti a raccogliere la sua eredità? Ma soprattutto, KT Racing sarà riuscita a limare i tanti difetti di un primo capitolo poco riuscito? Ecco la nostra recensione.



Penna in partenza



Pronti, via e nemmeno il tempo di avviare il titolo che veniamo subito catapultati in pista per affrontare un semplice tutorial in cui vengono illustrati i comandi base. Una volta completato, potremo creare il nostro alter ego virtuale, anche se purtroppo potremo deciderne solamente le generalità e la nazionalità. Comincia così una lunga e difficile carriera che ci porterà sulla vetta dell'isola. Da bravi novellini faremo il nostro debutto nella categoria Supersport, acquistando una prima moto e accasandoci a una delle case disponibili a offrirci un contratto, come ad esempio Yamaha, BMW e Honda. La prima stagione è un veloce susseguirsi di gare, da brevi e semplici corse utili per guadagnare qualche credito e punti notorietà fino alle più complesse e importanti corse del campionato irlandese, chiave di volta per conquistare l'accesso al Senior TT. In totale, il torneo è composto da otto gare e per poter compiere un decisivo balzo in avanti in carriera è decisivo strappare almeno sei prestazioni degne di nota. Ciò, soprattutto inizialmente, non è affatto facile dato che le prestazioni della moto non sono all'altezza di grandi obiettivi.



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In questa fase è necessario giocare d'astuzia, rinunciando momentaneamente alle proprie ambizioni per cumulare fama, vantaggi e moneta. Infatti, al completamento di ciascun evento, in base alla posizione raggiunta, potremo ottenere diversi benefici monouso, come un degrado minore degli pneumatici, punti notorietà con cui sfruttare i vantaggi e monete con cui poter customizzare il veicolo. Quest'ultima meccanica, in particolare, è fondamentale per raggiungere le prime posizioni: se una supersport stock può contare mediamente su circa centoventi cavalli, una modificata è in grado di rivaleggiare persino con le categorie superiori. Sfruttando diverse opportunità, è facilmente possibile ottenere migliorie quali pneumatici dalla mescola più morbida, un motore più potente, una trasmissione più rapida e dischi maggiorati, grazie ai quali poter modificare in maniera certosina il set-up della moto. Se le modifiche prestazionali sono numerose e ben realizzate, quelle estetiche, al contrario, si limitano semplicemente a un banale cambio di livrea (possibilità esclusa per i mezzi concessi dai team privati).



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19 aprile 2020 alle 19:40

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