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Predator: Hunting Grounds - recensione

Il cinema degli anni '70 e '80 è stato una fucina di vere e proprie icone dell'immaginario fantascientifico. A quel periodo, infatti, dobbiamo alcuni intramontabili classici come Blade Runner, Robocop, Tron o Terminator ma anche una nuova giovinezza del genere horror che ha partorito personaggi emblematici ricordati ancora oggi con immutato affetto.



A quest'ultima categoria appartengono, ad esempio, lo Xenomorfo protagonista dell'Alien di Ridley Scott e la sua naturale antitesi, il cacciatore Yautja, il Predator di John McTiernan. L'industria dei videogiochi, ovviamente, non poteva rimanere indifferente davanti all'innegabile fascino di queste figure e si è presto gettato a capofitto nella produzione di molteplici titoli dedicati ai due alieni arrivando perfino a proporre uno scontro tra due nell'omonimo crossover Alien vs. Predator.



Oltre 30 anni dopo l'uscita al cinema dei primi capitoli delle rispettive serie, questi due personaggi godono ancora di un'ottima fama grazie ad alcuni reboot cinematografici (invero riusciti solo in parte) ma anche al mondo videoludico che periodicamente decide di tributare loro una nuova uscita. È stato il caso dell'eccellente Alien: Isolation di The Creative Assembly e SEGA o del più recente Predator: Hunting Grounds di Illfonic, il titolo che tratteremo in questa recensione.



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29 aprile 2020 alle 12:10