Horizon Zero Dawn: Complete Edition (PC) - recensione
Scrivervi di Horizon Zero Dawn, dopo averlo avviato e provato su PC, è un tantino strano. Nel farlo ci accompagna la constatazione di un cambiamento non indifferente nei dettami dell'industria del videogioco. Pensare ad una IP Sony che sbarca su Steam, nelle passate generazioni tanto quanto in questa, era quasi utopico. Il mercato e lo sviluppo tecnologico ci dicono che i tempi sono cambiati, e che il concetto di esclusività si è reso più malleabile di quanto non lo si sia sempre percepito.
Il kolossal di Guerrilla Games è di fatto la prima vera produzione first party che Sony decide di pubblicare su un'altra piattaforma (Death Stranding, come marchio, appartiene a Kojima Productions). Si tratta di un evento a suo modo rivoluzionario, specialmente in casa di chi ha sempre fatto dell'esclusività il proprio cavallo da battaglia per piazzare la base installata dell'hardware e marcare il territorio.
La circostanza è particolare e rimarchevole pur di fronte alle eloquenti parole di Hermen Hulst, ex managing director dello studio di sviluppo olandese, che indirizzano piuttosto apertamente ad una lettura conservativa dell'iniziativa. Sì, perché l'approdo di Horizon Zero Dawn su PC potrebbe rappresentare davvero un'occasione d'eccezione per mostrare ad un pubblico differente quello che si sta perdendo, parafrasando Hulst. Così come, al contrario, non pare troppo impossibile che possa creare un precedente allettante, specialmente alla luce dei dati di vendita relativi ai pre-order, ragguardevoli già oggi, ad una manciata di giorni dal lancio ufficiale. Non è, ad ogni modo, questa la sede per perdersi in riflessioni in merito, e ci sarà magari occasione per farlo in futuro.
