Battletoads (2020) - recensione
È probabile che almeno la metà dei lettori di questa recensione non fosse ancora nata al momento della pubblicazione dell'originale Battletoads. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e questo franchise ha vissuto diversi alti (pochi) e bassi (decisamente di più), tra crossover, cameo e persino un cartone animato di circa trenta minuti, pensato per essere un prequel alle avventure dei tre rospi mutanti.
O sarebbe più corretto definirle persone mutanti? In ogni caso, caos e distruzione hanno da sempre accompagnato le avventure di Rash, Pimple e Zitz, alle prese con i più balordi pericoli galattici e la sempreverde, onnipresente e pettoruta Dark Queen e i suoi scagnozzi.
Battletoads non è forse il brand di maggior successo della storia videoludica ma è riuscito a ritagliarsi una fetta di cuore in uno zoccolo duro (e masochista) di videogiocatori. Questi ultimi sono stati i primi a lamentarsi in rete del drastico redesign subito dai personaggi nella creazione del nuovo capitolo dell'IP.
