La Révolution - recensione
Si dice Rivoluzione Francese e si pensa a liberté, fraternité, égalité. E si pensa a Maria Antonietta, nota al di fuori dei libri di storia per i film a lei dedicati, e al marito Luigi XIV, che non è solo uno stile di arredamento. E a tutta la frivola e parassitaria aristocrazia allora al potere, che affondata dentro vizi sempre più perversi, soffocava il popolo ridotto alla fame. E agli eroi che li hanno fatti cadere: Robespierre, Danton, Marat.
Di conseguenza si pensa anche alla ghigliottina, efficace strumento per eseguire sentenze capitali in modo veloce (strumento che ogni tanto vorremmo vedere usato ancora oggi su qualche personaggio particolarmente odioso). E pensiamo al suo inventore, il Dottor Joseph-Ignace Guillotin.
Nella serie televisiva La Révolution, da oggi su Netflix, l'autore Aurélien Molas (Red Creek, Une île) mentre ci dice che "se la storia è scritta dai vincitori, esistono i racconti e i libri che ancora la possono cambiare", di quei tempi ci dà un racconto "ucronico", cioè una versione alternativa dei noti eventi storici.
