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The Pathless - recensione

Un oceano di dubbi da solcare, calmo ma incapace di tranquillizzarci, limpido ma non privo di insidie che vanno ben al di là della sola forza della natura. Il vento gonfia la vela, la costa è sempre più vicina e siamo solo noi e il nostro compagno silenzioso. Un arco, no una parte di noi quasi come se fosse un prolungamento del nostro braccio, del nostro corpo, della nostra mente. Della nostra volontà. Il vento gonfia la vela e la costa è così vicina che si può quasi toccare. Arriva il momento di allontanare i dubbi e di realizzare il nostro destino, qualsiasi esso sia. Sapremo scacciare l'oscura maledizione che attanaglia questa terra in subbuglio o noi stessi diventeremo oscurità? La Cacciatrice scruta l'orizzonte fiera e coraggiosa. Sa di essere l'ultima ma la paura non la fermerà.



Non sappiamo se le cose siano effettivamente andate così ma se dovessimo azzardare un'ipotesi guardando alla creazione di questo The Pathless, potremmo riassumere molte delle nostre sensazioni semplicemente con il sottotitolo di questa recensione. Per chi non lo sapesse il titolo di cui vi parliamo oggi è sviluppato da Giant Squid e per chi non conoscesse Giant Squid, questo team ha due figure chiave nel creative director Matt Nava e nel compositore Austin Wintory. Due nomi che legano il proprio passato a doppio filo con quella piccola perla acclamata quasi all'unanimità di Journey.



Con un background del genere ecco lo sviluppo quasi scontato: il primo gioco di Giant Squid condivide con Journey parecchio, forse quasi tutto. È così che sia i detrattori che i sostenitori hanno fatto l'ovvio, hanno scelto l'etichetta "perfetta". Abzû diventa per tanti il Journey acquatico e nel bene o nel male è questo ciò che ci si aspetta dal team di Nava, Wintory e soci.



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10 novembre 2020 alle 18:11

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