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Escape from Tethys – Recensione

Non bisogna giudicare mai un libro dalla copertina, anche se in qualche caso, probabilmente, ci si azzecca. Questo è il pensiero che racchiude la mia esperienza con Escape from Tethys, un metroidvania vecchio stampo targato Sometimes You, punitivo, ma appagante al tempo stesso, anche se, di contro, estremamente limitante. Il publisher, rinomato per la pubblicazione di titoli solitamente di scarsa qualità, potrebbe però, almeno questa volta, aver realizzato l'eccezione alla regola. Anche se a modo suo. Ecco la nostra recensione di Escape from Tethys.



Megavania



Intrappolato in un mondo freddo e ostile nell'anno 2647, il protagonista, inseguito (?) da un misterioso druido assassino, ma equipaggiato di armi laser e accessori fantascientifici, dovrà esplorare ogni anfratto del pianeta per eliminare le minacce lungo il suo cammino e scoprire i segreti del luogo su cui si trova, svelando complotti politici e quant'altro, facendosi però strada tra le innumerevoli creature della fauna locale. Vien da sé il livello di superficialità della storia, questa solo accennata nella cutscene prima del menù principale e al massimo vagamente arricchita da data log sparsi per il mondo di gioco, ma che mai e poi mai riesce ad apparire interessante in qualche modo e che neppure riesce a fungere da pretesto per il gameplay. La trama, compresa di storia e narrativa, non aggiunge mai un tocco di mistero e non riesce a dare uno scopo, problema sostenuto dalla totale mancanza di personalità del protagonista, che anzi, senza pronunciare parola alcuna, risulta addirittura goffo.



Escape from Tethys, in ambito gameplay, è classificabile tra le vie di mezzo del genere metrodvania. La creazione di Whimsical si discosta in tutto e per tutto dalle meccaniche rinomate di un Castlevania qualsiasi, rifacendosi invece alla struttura di Metroid, mista però a tratti di gameplay che traggono spunto da Megaman, in particolar modo dalle boss fight e dal design del personaggio principale. Onnipresente la classica mappa del “castello”, con altrettanti scenari invalicabili senza determinati potenziamenti acquisiti; diversi sono i tipi di nemici e altrettanti i pattern di attacco. Sulla carta sembra tutto essere regolare, eppure qualcosa è andato storto.



Pew pew in outer space



Si sente – inizialmente in maniera opprimente, come un'ombra crescente – la mancanza dei punti esperienza e dei potenziamenti graduali, questi invece sostituiti da una barra della vita fissa sui 10 HP, un numero preciso di colpi speciali da sparare e generici power-up nascosti dietro aree protette da sezioni di platforming e quantità di mostri al limite dell'immaginabile. Morire in Escape from Tethys è maledettamente facile, ma è diverso da una morte alla Dark Souls dove si viene invece incentivati a fare di più e dare il massimo, ma è più nello stile di Super Meat Boy. Nel videogioco di Whimsical si muore per un malsano posizionamento delle piattaforme e per l'aggressività dei nemici, dalla mobilità molto più versatile della nostra, con pattern impossibili e raggi di attacco ben al di sopra delle potenzialità del protagonista.



Il range dell'arma da fuoco del personaggio principale è un invito alle imprecazioni, troppo corto e senza libertà direzionale obliqua; di contro i nemici avranno praticamente un aimbot. Giocato e rigiocato, in fin dei conti, non è poi neppure così difficile, solo troppo ingiusto e mal strutturato. Ma se non altro, paradossalmente, le boss fight sono su un altro pianeta rispetto al resto: una perfetta unione tra impegno e studio dei pattern. Nelle sezioni normali, tuttavia, si muore perché il gioco ha deciso così. Tra nemici assurdi, ambienti volutamente punitivi e pochissimi punti vita, si vira verso il trial and error e, considerata l'assenza dell'autosalvataggio, non nascondiamo di essercela vista brutta e di esserci sforzati di continuare. Solo verso la fine Escape from Tethys dà il meglio di sé (in senso buono, stavolta) grazie a power-up decisamente più utili, come lo scatto in corsa e in volo o il doppio cannone. Segnaliamo però un certo delay dei movimenti, tra salti non registrati e colpi partiti un secondo dopo l'input. Escape from Tethys non è un brutto videogioco, assolutamente, ma prende con superficialità troppi aspetti che ne avrebbero invece reso l'esperienza in qualche modo memorabile. E' sicuramente più godibile e di qualità superiore a tanti altri videogiochi targati Sometimes You, ma ancora rientra nella fascia di giochino da accompagnamento tra un titolo importante e l'altro. Niente più che un passatempo, considerata anche la durata esigua di due ore al massimo.

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9 febbraio 2021 alle 17:10

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