Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy – Recensione
Dopo un anno dall'uscita del primo capitolo della saga di Ryza, Gust ci propone il seguito. Il timore che il titolo potesse uscire come un more of the same era alto tra gli appassionati della saga, anche a causa della pandemia che ha colpito indistintamente ogni settore. Ciò non può essere che smentito da quello che sembra un ottimo seguito. Immergiamoci e seguiamo la storia di Ryza per la seconda volta, dove capirà l'importanza del denaro e tenterà di entrare nelle grazie dei cittadini della capitale. Buona lettura con la nostra recensione.
Archeologia, che passione!
Sono passati tre anni dai precedenti trascorsi, Ryza e i suoi amici si sono divisi e tutti hanno intrapreso la loro strada. Molti si sono allontanati e Ryza, che vive sulla sua isola, riceve da un abitante locale un artefatto che passa di generazione in generazione nella sua famiglia. Grazie a questo Ryza parte per un'avventura che le permetterà di rincontrare vecchie conoscenze, ma anche farne di nuove. La caratterizzazione dei personaggi è ben fatta e per riuscire a empatizzare e capire meglio l'evoluzione caratteriale messa in atto da Gust è necessario aver giocato al precedente capitolo. Essendo trascorsi tre anni, i personaggi e i vecchi amici di Ryza sono maturati e ciò ha reso le loro personalità più interessanti.
Il titolo si svolgerà perlopiù nella capitale, Ashra-am Baird, dove Tao, una vecchia conoscenza di Ryza, ci informerà che l'artefatto in nostro possesso potrebbe appartenere a un'antica civiltà. Tao è molto interessato all'archeologia e dice a Ryza che nelle vicinanze della capitale è stata svelata un'antica rovina. Successivamente alle varie presentazioni, e ad aver conosciuto Patricia Abelheim, Patty, una ricca studentessa, chiede al padre di affittare una casa a Ryza. Il signor Abelheim propone alla nostra eroina una somma spropositata di Cole (il denaro del gioco) per l'affitto della casa. Non potendoselo permettere ed essendo un'alchimista, le viene chiesto di consegnare un gruppo di bombe per l'aiuto negli scavi.
Dopo aver portato a compimento questo primo lavoro, il gruppo parte per un viaggio alla scoperta di antiche rovine. La vera natura dell'artefatto datoci in consegna durante le prime scene lo scopriremo dopo soltanto qualche ora, e faremo la conoscenza del tenero Fi. La trama parte in modo coinvolgente e andrà sempre più a ingranare; per le circa trenta ore che ci terranno davanti allo schermo non faremo altro che volerne sapere di più sui misteri delle rovine. Se poi vogliamo anche ottimizzare il nostro equipaggiamento, la longevità del titolo cresce fino a raggiungere le cinquanta ore… un traguardo di tutto rispetto.
Si dice non si possa trasmutare l'oro con l'alchimia
Una delle caratteristiche principali della saga di Atelier è l'alchimia. In questo capitolo la creazione degli oggetti resta molto simile alla precedente iterazione, e bisogna ammettere che Gust ce la mette davvero tutta per rendere l'alchimia sempre più semplice di uscita in uscita. Questo è per i novizi della saga un ottimo punto di partenza. Stavolta, per imparare nuove ricette bisogna spendere dei punti chiamati SP nell'albero delle abilità, ottenibili attraverso l'alchimia, alcune quest secondarie o soprattutto scoprendo la storia che si cela dietro le rovine. La miglioria apportata sotto questo punto di vista è eccellente, poiché il dover creare oggetti solo per imparare nuove ricette aveva iniziato a stancare. La raccolta dei materiali per l'alchimia, invece, è leggermente peggiorata, poiché la necessità di raggiungere zone distanti per un tipo di materiale, con le mappe che si sono ampliate, potrebbe risultare tedioso. A questo si aggiunge il fatto che molti luoghi necessitano di alcuni oggetti per poter essere raggiunti, come una corda o una caramella che ci permette di respirare sott'acqua.
