Griftlands - recensione
Dopo essersi cimentati con i beat 'em up a scorrimento (Shank), gli action-stealth (Mark of the Ninja), gli strategici a turni (Invisible Inc.) e i survival a tinte horror (Don't Starve), i canadesi di Klei Entertainment imboccano una strada tutta nuova e a dir la verità non troppo battuta, quella dei card game con meccaniche roguelike.
L'ambizione è di ottenere gli stessi ottimi risultati dei giochi appena citati e confermarsi, quindi, come uno dei team di sviluppo più versatili del panorama indipendente.
Nonostante l'estrema particolarità delle meccaniche di gioco, Klei ha scelto comunque di non rinunciare alla componente narrativa e infatti Griftlands può vantare una trama discretamente articolata anche se non particolarmente originale. Il gioco è ambientato in un mondo che sembra nato dall'accoppiamento dimensionale tra il vecchio west e la fantascienza in stile Lucas. Il gameplay invece trae chiara ispirazione delle meccaniche deck-builder roguelike apprezzate nell'ottimo Slay The Spyre, seppure con qualche interessante bit di originalità.
