Warhammer 40K: Battlesector - recensione
Gli Space Marine creati dalla ormai leggendaria Games Workshop hanno subito diverse trasposizioni digitali nel corso degli anni, incarnando ogni volta diversi aspetti del gioco da tavolo. Siamo passati dalla versione elettronica di Space Crusade (o Space Quest in italia) con una visione topdown del celebre board game a plancia, ad una versione per computer più accurata delle battaglie di massa con decine di miniature accuratamente assemblate e dipinte, con la saga di Dawn of War. La stessa Slitherine, che ci presenta oggi la sua nuova fatica Battlesector, si è cimentata con il mondo e il lore di Warhammer 40K in altre tre occasioni con Armageddon, Sanctus Reach e Gladius, mostrando al pubblico videoludico quanto versatile possa essere questa saga interstellare in termini di gameplay.
La storia di Battlesector ci porta nel sistema di Baal, subito dopo il conflitto noto negli annali come la Devastazione di Baal. Qui le forze dei Blood Angels hanno combattuto e vinto una guerra senza quartiere contro le infinite orde di Tyranids. Una vittoria, questa, che però ha portato numerose perdite nei ranghi dei Blood Angels, portandoli quasi all'estinzione, salvati solo dall'aiuto di Roboute Guilliman e dei suoi Primaris Space Marines, una nuova generazione di soldati ancora più letali. Sotto il comando del Sergente Carleon, il nostro compito sarà di testare sul campo queste nuove truppe, ricostruendo un'armata leggendaria, ma soprattutto, distruggendo gli ultimi rimasugli del nostro nemico sul nostro pianeta madre, Baal.
WH40K: Battlesector è uno strategico a turni che ci mette a guida di un contingente di Blood Angels attraverso una campagna che conta ben 20 missioni. Ogni battaglia passa attraverso una fase di pianificazione, durante la quale dobbiamo scegliere quali e quante unità schierare a seconda del tipo di obiettivi, usando il sistema dei punti armata presente nella versione da tavolo. Unità più forti e letali costano più punti di quelle normali, ma ovviamente impongono una limitazione su quanti reggimenti schierare sul campo di battaglia e a volte è utile avere molte più bocche da fuoco a disposizione che averne di meno ma più letali, un discorso questo che si avvicina assai al gioco da tavolo, dove tirare più dadi vuol dire avere una percentuale di successi più alta (come distribuzione di probabilità).
