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Cris Tales - recensione

Dreams Uncorporated e SYCK sono team colombiani che, pur lontani dall'ambiente giapponese, con Cris Tales hanno realizzato un tributo convincente al JRPG, forse il più invecchiato dei generi videoludici. Cris Tales si muove come un funambolo, tra vecchi schemi di gioco e novità che cercano di aggiornare la formula. È un gioco che vuole parlare del tempo che scorre: la fune su cui sta in equilibrio è quella che separa il passato dal futuro.



I JRPG, oggi come alle origini, non hanno mai avuto paura di trasformare in gioco grandi concetti filosofici e astratti. Mostri, artefatti, interi mondi sono nati col solo scopo di condurre il giocatore dagli inferni delle mitologie (Shin Megami Tensei) agli anfratti della mente umana (Persona); dallo spazio profondo (Star Ocean) alle dimensioni alternative, governate da divinità assolute (Dragon Quest). Creature di altre ere geologiche, vuoto, emozioni, la morte stessa, pianeti specchio, mondi onirici: non è mancato nulla.



Il tempo (lineare, attorcigliato o spezzato) è uno di questi elementi cosmici ricorrenti, l'espediente di trama che gli sviluppatori nipponici non hanno mai mancato di approfondire e plasmare, per costruire avventure sempre più ambiziose. Anche senza scomodare Final Fantasy, Xenosaga e Radiant Historia, basterebbe nominare Chrono Trigger, in cui i protagonisti viaggiano tra le epoche saltando dalla preistoria ai confini dell'universo, per dare un'idea dei capisaldi su cui si basa il fenomeno.



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21 luglio 2021 alle 11:10