Sky: Children of the Light - recensione
"Con le stelle unite, la nostra luce era infinita". Sky: Children of The Light inizia come se leggessimo il prologo di un libro d'avventura a un bambino che non prende sonno perché ha paura del buio.
Sviluppato dai Thatgamecompany, questo videogioco evocativo ha avuto un grande successo nel mercato mobile, riuscendo ad appassionare una nutrita schiera di giocatori che hanno amato le vicende sull'isolamento sociale raccontate in Journey, la premiata ed acclamata esclusiva PlayStation 3 uscita nove anni fa, che di certo non ha bisogno di presentazioni.
Stavolta impersoniamo un bambino che stringe una candela, l'unico faro di speranza che illumina il nostro viaggio negli abissi più oscuri del creato, da cui le tenebre sono fuoriuscite minacciando il mondo fantastico di Sky, un luogo mistico e da sogno che incanta sin dal primo istante in scenari che rilassano e commuovono, curati con maestria e passione dal designer cinese Jenova Chen. Il viaggio, tema tanto amato da quest'ultimo, torna a essere il punto nevralgico dell'esperienza, il vero motore trainante che lega il sistema ludico a quello narrativo, presentandosi in una forma migliorata ed ampia rispetto al passato, in un mondo di gioco da sogno.
