Hoa - recensione
Il gaming è di solito un'attività sedentaria, artificiale, una valvola di sfogo quando non si può godere dell'aria aperta. Ciò non toglie che nelle mani giuste possa raccontare e incentivare un rapporto sano con il mondo che ci circonda. È sempre interessante quando un videogioco fa della riscoperta della natura il suo cavallo di battaglia, quando usa la propria arte per spingere ad agire per il bene dell'ambiente. A tal proposito, vale la pena ricordare Unravel di Coldwood Interactive (2016), che con grande cura grafica mostrava diversi scenari montani e di campagna, perduti a causa di un'urbanizzazione violenta e senza scrupoli.
Hoa, in maniera molto simile, è un puzzle-platform che vi metterà nei panni di un personaggio minuscolo e vi lascerà godere della bellezza, ricreata artisticamente, di alcune zone incontaminate. La protagonista di quest'avventura si chiama per l'appunto Hoa (in vietnamita "fiore") ed è una piccola creatura fatata che intraprende un viaggio per scoprire le proprie origini.
Dovrà viaggiare in una foresta mistica abitata da bruchi, scarabei, api e altre creature pronte ad aiutarla per raggiungere luoghi distanti e nascosti, attivando in un modo o nell'altro piattaforme su cui saltare. Una spedizione pacifica e tranquilla, se non fosse minacciata da costrutti robotici senza anima, che hanno invaso la foresta e cercheranno di rallentare la nostra esploratrice in tutti i modi.
