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Kena: Bridge of Spirits - recensione

Chi non si è mai domandato se, al momento della nostra dipartita, il nostro spirito possa continuare a vivere in qualche forma? Credere in un nuovo inizio o pensare cosa può succederci dopo la morte è uno dei pensieri che più attanagliano l'essere umano, portandolo a maturare molte domande a cui risposte pragmatiche e univoche non ci sono e nessuno, purtroppo, è in grado di fornirle. Le molteplici religioni e credenze emerse in giro per il globo raccontano di immense vallate fiorite o di atroci sofferenze in infernali scenari infuocati.



Un'altra credenza comune vuole che alcune anime tormentate non riescano ad andare oltre e rimangano sotto forma di fantasmi o presenze ancorate alla vita terrena, manifestandosi con eventi che sono diventati il copione di molti film horror. In questa recensione non troverete dunque la risposta ad uno dei più grandi misteri della vita, ma potrete scoprire con noi l'interpretazione che Ember Lab ha costruito per il viaggio delle anime verso la pace eterna.



Per Kena: Bridge of Spirits, dopo un rinvio di qualche mese, è arrivato il fatidico momento di debuttare su PC e Playstation 5, dopo la pressante copertura mediatica e la bramosa curiosità che lo ha avvolto fin dal suo annuncio. Nascere e crescere sotto l'ala protettrice di Sony è senza dubbio uno dei trampolini di lancio migliori che un gioco indipendente dalle forti ambizioni possa avere, e in questo articolo vi spiegheremo perché la casa nipponica ed Epic Games Store possono vantare un vero e proprio gioiello nei propri store.



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21 settembre 2021 alle 06:10

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