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My Universe – My Baby – Recensione

Crescere una bambina, o un bambino, di questi tempi è dura, bisogna riconoscerlo. Le bambole e i giochi meccanici sembrano ormai un ricordo di un'infanzia ormai lontana. Essere al passo coi tempi e con la tecnologia, anche in tenera età, è diventata quasi un'ossessione per i genitori e, col tempo, può rivelarsi una perdita sociale molto significativa.



La software house indipendente Smart Tale Games e l'editore Microids, già autori di My Universe – La Mia Maestra, hanno pubblicato My Universe – My Baby. Un titolo in grado di riscoprire i giochi di una volta, primo tra tutti il prendersi cura di un Cicciobello digitale qualunque, dando la possibilità anche ai più piccoli di interfacciarsi con una realtà sempre più legata alla modernità, usando PlayStation 4 come porta per questo nuovo e immenso mondo.



Cresciamo un bebè



My Universe – My Baby non ha una storia. È un simulatore che ci fa vestire i panni dei genitori che devono crescere il proprio figlio, dalla nascita fino ad arrivare al compimento del 36° mese di vita.



Innanzitutto bisogna decidere se interpretare la mamma o il papà (no, non ci sono genitore 1 e genitore 2) e personalizzare i tratti del nascituro. Avremo la possibilità di determinare pochi dettagli: sesso (anche qui: ci sono solo maschio e femmina), carnagione, colore degli occhi, colore dei capelli, vestiario iniziale e il tema della cameretta. La scelta non è complicata e le opzioni a disposizione sono veramente molto limitate.



Una volta personalizzato il nuovo bebè, è tempo di accudirlo e farlo crescere. Tutte le attività sono guidate dalla nostra pediatra di riferimento, che ci aiuterà sui bisogni primari del bambino e ci guiderà sugli esercizi motori che dovrà imparare passo dopo passo. Stiamo parlando di azioni molto semplici del primo mese, come tenere la testa dritta, fino agli effettivi primi passi non appena compiuto il primo compleanno. Tutto il processo di gioco è, di fatto, un infinito ed estenuante tutorial su come si cresce un bambino.



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Il costo dell'apprendimento



Il gameplay di questo titolo è lento, monotono e ripetitivo. L'azione centrale si avvicina a un simulatore di vita, come avviene in The Sims. Tuttavia, My Universe – My Baby ha un libero arbitrio ridotto al minimo indispensabile. Le attività base, come mangiare, dormire, fare il bagnetto e cambiare il pannolino, saranno richieste in momenti casuali e non costanti durante lo scorrere dei mesi.



La parte più dinamica riguarda gli esercizi per la crescita del neonato. Verranno illustrati diversi movimenti che dovremmo compiere insieme alla nostra creatura per rafforzare la sua muscolatura e insegnargli a camminare, correre, saltare e utilizzare l'ingegno. Questi temi sono stati gestiti con minigiochi noiosi e meccanici da completare più e più volte, senza possibilità di interessare o svagare un qualsiasi tipologia di pubblico. Il difetto più grande è proprio questo: l'assenza di divertimento.



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Siamo di fronte a un'opera complessa da decifrare. Un gioco che insegna a fare i genitori, con termini molto tecnici, dedicato a un pubblico la cui età non arriva neanche in doppia cifra. Parole come pediatra e libretto sanitario sono faticose da spiegare a un adolescente, figuriamoci a dei bambini delle elementari. Non crediamo che tale lessico sia adatto a un'età in cui, a stento, si riesce a scrivere e a leggere in maniera fluente.




Piano piano si impara



My Universe – My Baby, non c'è che dire, è un gioco graficamente ben fatto. I modelli tridimensionali sono curati nei minimi dettagli. La fisionomia del neonato è verosimile e si avvicina a quella di un bimbo reale, con i tratti più cartooneschi. Un plauso va anche al reparto vestiario; gli indumenti disponibili e le diverse colorazioni sono davvero adorabili. Ultimo merito è la funzionalità della photo mode, che permette ai piccoli amici di poter fare fotografie ai propri pargoletti e osservare, mese dopo mese, la loro crescita.



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Anche l'audio è un punto di forza del titolo. I dialoghi sono completamente in italiano e rafforzano quella che è uno sviluppo tecnico di buon pregio. Oltre a questo c'è da considerare che la localizzazione è disponibile per le maggiori cinque lingue europee. Per creare un'atmosfera fanciullesca, i ragazzi di Smart Tale Games hanno ben pensato di tappezzare le aree di gioco con canzoni infantili, giusto per rendere ancora più tenera l'esperienza di genitore.



Trofeisticamente parlando: avvicinamento alle coppe



Carissimi cercatori di trofei che state leggendo questa recensione, in particolare questo preciso paragrafo: se stavate anche solo minimamente pensando di comprare questo gioco poter ottenere un Platino dalla facilità disarmante, ci spiace dirvi che dovrete accantonare questa idea. Il gioco mette infatti a disposizione solamente dodici trofei, senza Platino, tutti ottenibili progredendo con la crescita del bambino fino ai tre anni di età.




L'articolo My Universe – My Baby – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

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19 novembre 2021 alle 10:00