Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti per scoprire un nuovo modo di vivere la tua passione.

The Wanderer: Frankenstein's Creature – Recensione

Il celebre romanzo di Mary Shelley è stato, nel corso dei decenni, fonte ispiratrice d'innumerevoli reinterpretazioni che hanno visto la luce nei medium più disparati. Il piccolo studio indipendente francese La Belle Games ha individuato in Frankenstein un potenziale artistico che in pochi avevano intravisto, sorvolando le tinte horror e abbracciando quelle introspettive. Così nasce The Wanderer: Frankenstein's Creature (da ora solamente The Wanderer) che, dopo un viaggio della durata di circa tre anni, è giunto su PlayStation. Ci ha colpito? Scopritelo nella nostra recensione!



Mostruosamente umano



In The Wanderer vestiremo i panni del “moderno Prometeo”, ovverosia colui che è comunemente (ma erroneamente) conosciuto come Frankenstein. Il viandante, che non ha memoria del suo nome né delle sue origini, si sentirà subito estraneo al mondo, ma genuinamente incuriosito. La creatura cercherà d'interagire con gli umani, scontrandosi il più delle volte con la parte peggiore che fuoriesce dalla nostra razza. Questo andrà a creare la classica situazione del mostro più umano degli umani e degli umani più mostruosi del mostro.



Tuttavia, sebbene questo contrasto sia piuttosto abusato nei videogiochi, in The Wanderer il protagonista non viene circondato da un'aria di pietà, né tantomeno polemica. La natura è crudele, il protagonista la soffre e saremo noi a decidere se e come reagire dinanzi a delle apparenti ingiustizie. Decideremo di intervenire per salvare un innocuo cerbiatto attaccato da un serpente o lasceremo che la situazione segua il suo naturale ciclo degli eventi? Reagiremo contro la folla inferocita che ci respinge dal villaggio senza alcuna ragione, oppure fuggiremo abbassando la testa? Tenteremo conforto nella religione o la combatteremo? Cerchiamo vendetta o affetto?



La narrazione impugnata da Le Belle Games è composta da bivi, spunti di riflessione, decisioni forti e numerosi scorci audio-visivi di enorme impatto che raccontano più di mille parole. La trama convergerà in un totale di cinque finali, divisi in tre “tronconi” principali: rassegnazione, vendetta e ricerca. Siamo rimasti delusi dal finale incentrato sulla vendetta, fin troppo tirato via come a indicare che sia sbagliata per principio (difatti ha un solo finale). Molto godibili i finali di rassegnazione e ricerca, entrambi composti da due varianti, una delle quali corrisponde al finale originale del romanzo, tutto sommato il migliore.



https://i1.wp.com/www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2022/04/The-Wanderer-3.jpg?resize=696%2C391&ssl=1



Pensiero, non azione



L'opera di La Belle Games crediamo che abbia come obiettivo quello di far riflettere il videogiocatore, di coinvolgerlo e di colpirlo emotivamente, non d'intrattenerlo. Questo perché la durata del viaggio è di un paio di ore e, durante il pellegrinaggio, raramente saremo chiamati in causa ad “agire”. Verremo occasionalmente invitati a dei brevi e semplici minigiochi, sufficienti per discostare The Wanderer da un walking simulator, ma non abbastanza per offrire una reale componente ludica al titolo. E' doveroso però sottolineare come la rigiocabilità sia piuttosto elevata.



Tutto ciò restringe enormemente il target cui può essere rivolto il prodotto, essendo la maggior parte dei videogiocatori interessati al gameplay e alla longevità. Ciononostante, riteniamo la scelta di La Belle Games assolutamente centrata. L'esperienza che fuoriesce dalla scelta degli sviluppatori e, soprattutto, dalla sua resa artistica funziona egregiamente, facendo intendere come le varie componenti sopracitate che potrebbero sembrare a prima vista trascurate, sono in realtà ottimamente bilanciate.



https://i0.wp.com/www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2022/04/The-Wanderer-4.jpg?resize=696%2C391&ssl=1



Il racconto sensoriale



The Wanderer racconta la sua storia e le sue emozioni in tre modi: per scritto, visivamente e attraverso suoni e musiche. Dal punto di vista narrativo, la storia si sviluppa principalmente attraverso i pensieri del protagonista, riportati con dei sottotitoli nella parte inferiore dello schermo. Non mancheranno i dialoghi con altri personaggi secondari e la lettura di testi esterni quali libri, cartelli o simili. Sottolineiamo un'ottima localizzazione italiana, condita da un lessico piuttosto forbito che contribuisce a elevare almeno nella forma i contenuti trattati. Da rivedere invece il font, scelto per motivi puramente estetici poiché elegante, ma a volte non comodo alla lettura.



Di livello superlativo sono gli altri due aspetti. Esteticamente, The Wanderer si presenta con una tinta ad acquerelli che ribalta completamente, almeno nelle fasi iniziali del nostro viaggio, la percezione che si ha del racconto originario. Ambientazioni poetiche, sebbene non particolarmente dettagliate, fanno da cornice a un'opera che è nell'altalenanza emotiva del protagonista che esprime il suo potenziale. Difatti, la paletta di colori varia in base allo stato d'animo del viandante, andando a capovolgere l'impatto visivo del medesimo quadro in pochi istanti.



La forza estetica del titolo si sposa divinamente con il comparto sonoro, correlato da una colonna sonora sublime che riesce ancor più efficientemente a trasmettere le sensazioni del moderno Prometeo e a coinvolgerci. Musiche classiche realizzate principalmente con pianoforte e archi ci accompagnano alternando soavi melodie a stridule note distorte.



https://i2.wp.com/www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2022/04/The-Wanderer-5.jpg?resize=696%2C391&ssl=1



Sei orgogliosa, Shelley?



In sostanza, la rivisitazione realizzata da La Belle Games del celebre romanzo di Shelley è stata indubbiamente fantasiosa, poiché riprende fedelmente dei momenti del viaggio del moderno Prometeo, inserisce delle opzioni di dialogo e delle scelte che deviano la narrazione offrendo una notevole rigiocabilità per un prodotto così breve e, soprattutto, intreccia il romanzo originario con l'autrice. Coloro che hanno letto e apprezzato il romanzo troveranno in The Wanderer un omaggio intrigante e diverso dagli altri che si sono susseguiti nei decenni, mentre gli ignari dell'opera letteraria potranno godersi un'esperienza mediamente forte e molto ispirata dal punto di vista audio-visivo.



Non siamo dinanzi a un capolavoro videoludico né tantomeno alla miglior rivisitazione di Frankenstein, ma abbiamo genuinamente apprezzato l'idea e la realizzazione di quest'opera. The Wanderer ci ha lasciati più volte estasiati, ci ha colpiti e ci ha messo in difficoltà emotiva in alcuni frangenti. Abbiamo dunque deciso di promuovere a pienissimi voti quest'opera, chiudendo un occhio su alcuni difetti nei modelli e nelle animazioni dei personaggi secondari, fermo restando che non si tratta di un difetto invasivo e che, se volessimo essere faziosi, potremmo addirittura pensare che si tratti di una scelta voluta. Inoltre, il porting su PlayStation è stato ripulito da tutte le lacune tecniche emerse nelle prime edizioni per PC e il prezzo di lancio su console Sony è decisamente irrisorio.



Stringiamo virtualmente la mano a La Belle Games per lo splendido lavoro e ad ARTE per averlo distribuito e fatto giungere anche su PlayStation, sebbene ci sia voluto il suo tempo.



https://i1.wp.com/www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2022/04/The-Wanderer-6.jpg?resize=696%2C391&ssl=1



Trofeisticamente parlando: Platinum Vitae



L'elenco trofei di The Wanderer: Frankenstein's Creature è molto ricco e semplice. Composto da un solo trofeo di bronzo, dodici d'argento, sette d'oro e il Platino, fare en plein di coppe vi richiederà tre run. Tecnicamente potete sfruttare il salvataggio esterno per completare la caccia in 2 run, essendo il capitolo “Creator” ottenibile in qualsiasi caso. In poche ore potrete mostrare un nuovo platino in bacheca.




L'articolo The Wanderer: Frankenstein's Creature – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

Continua la lettura su www.playstationbit.com

8 aprile 2022 alle 17:10