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G.I. Joe: Operation Blackout – Recensione

Per chi è nato negli anni Settanta e Ottanta, G.I. Joe rappresenta tutto quello che più di statuntense c'è. L'affermazione dei militari e della forza bruta come migliore unità al mondo, composta da elementi tra i più disparati, ha garantito a questa serie un enorme successo. In vista dell'uscita del film Snake Eyes: G.I. Joe – Le origini, Hasbro ha deciso di sfruttare l'onda del successo e pubblicare un videogioco originale, sviluppato da Iguanabee, Fair Play Labs. Nella recensione di G.I. Joe: Operation Blackout abbiamo sparato all'impazzata per ore e ore, tra una portaerei e un villaggio giapponese.



La forza dell'abitudine



Con una trama davvero stereotipata, basata sulla contrapposizione tra le forze Cobra e le forze di G.I. Joe, questa viene raccontata mediante fumetti. Lo stile artistico è tipico americano e ricorda molto quello utilizzato anche in inFamous e inFamous 2. Le scene d'intermezzo sprizzano testosterone da tutti i porti e la tipica smania di grandezza americana è perfettamente trasmessa. Grazie a queste scene avremo un quadro delle motivazioni di ognuna delle diciotto missioni, per poi buttarci nella mischia e far parte di questa o quella fazione vomitando piombo addosso ai nemici.



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Corri, spara, ripeti



Dopo un breve tutorial in cui verranno spiegate le basi del gameplay, partiremo subito con la prima missione. Mettiamo subito in chiaro le cose: G.I. Joe: Operation Blackout è la fiera della noia e dei riciclo. Per carità, il gioco è evidentemente una operazione di marketing e quindi va preso per quello che è, ma un po' d'impegno sarebbe stato gradito. Per scendere nel dettaglio, ci sono evidenti pop-up a schermo nonostante si utilizzi una console a fine vita, la quale dovrebbe essere estremamente facile da usare dopo anni e anni di sviluppo. Inoltre c'è un massiccio uso di asset riciclati, nonchè una IA deficitaria.



Quest'ultima risulta sempre piuttosto stupidotta e messa lì solo per fare numero nelle ripetitive orde da abbattere. Anche alle difficoltà più elevate la dinamica rimale similare, nonostante i danni subiti siano molto maggiori. Tra i lati positivi ci sono le armi, due per ogni eroe, sono fantasiose e ben caratterizzate. Il sistema di mira non è meraviglioso ma è accettabile. Ogni personaggio ha inoltre una barra che si può caricare e attivare con la pressione simultanea di L1 e R1, la quale darà luogo a un attacco speciale ad area, ottimo per i nemici più coriacei o i mini boss.



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Orda, pausa, orda, missione compiuta.



Il gameplay è basato sullo shooting, come è giusto che sia. Il punto di base è che il gioco è violentemente noioso anche dopo un paio di ore, portando inevitabilmente a scemare ogni minimo interesse. L'assenza di una IA collaborativa (essendo sempre con noi un compagno) aggiunge inoltre frustrazione gratuita. Le meccaniche del gioco sembrano uscite da un capitolo per PlayStation 2 o 3, facendo subito intuire quanto arretrato e “classico” sia il gioco. Questo può essere un plus per gli amanti del genere retrò, ma è abbastanza fuori luogo nel duemilaventuno, quando ci si aspetta un minimo di qualità, specie a questo prezzo. Le ondate di nemici vengono cadenzate da teletrasporti o bombardamenti dall'alto, e a noi rimane solo che sparare, ricaricare, colpire e pazientare finche Nonostante tutto, il gioco può essere affrontato senza troppo impegno da parte di chiunque, essendo un mero esercizio di fan service.



Ma siamo nel 2010?



Essendo un gioco realizzato con un evidente basso budget, ma venduto a un prezzo non esattamente basso, sono stati utilizzati degli artifici grafici. Il primo è il cel-shading, ossia quella patina “cartoonata” nella quale andare a nascondere i dettagli che altrimenti sarebbero richiesti nel 2021. In questo caso una eccessiva ricerca del fotorealismo avrebbe portato a incrementare il budget e i tempi di consegna del gioco. I modelli dei nemici e delle ambientazioni sono decisamente sotto tono e quello che traspare è che sia stato fatto un po' così, come veniva. Le movenze sono statiche, senza una morbidezza particolare che consenta di notare delle caratteristiche di pregio. In generale è tutto abbastanza mal amalgamato, suoni compresi.



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Trofeisticamente parlando: G.I. Joe Operazione Platino



La lista trofei di G.I. Joe: Operation Blackout è composta da trentacinque trofei, tredici di bronzo, diciotto d'argento e tre d'oro, oltre al consueto Platino. Per la conquista della coppa più importante è necessario completare il gioco alla massima difficoltà, ma è consigliato farlo solo dopo una prima partita a difficoltà inferiore, grazie ai modificatori sbloccabili e attivabili. La restante parte delle coppe è equamente distribuita tra missioni completate e raccolta di collezionabili. Nulla di particolarmente per un cacciatore di trofei provetto.




L'articolo G.I. Joe: Operation Blackout – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

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10 aprile 2022 alle 17:00

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