Deadcraft, come se la cava un ibrido uomo-zombie?
La razza umana è destinata all'estinzione, soprattutto per sue colpe ma anche per via di eventi catastrofici casuali. Gli ultimi due anni (abbondanti) hanno rafforzato questa tesi e il cinema ce lo ricordato spesso e volentieri.
Sappiamo poi che vivendo a New York o a Tokyo tale probabilità diventa ancora più alta a causa del frequentissimo insorgere di invasioni aliene/attentati/mostri provenienti dagli abissi e via dicendo. C'è poi il fattore “tabula rasa” che entra in gioco in caso di guerre termonucleari globali, epidemie devastanti o apocalissi zombie.
In Deadcraft la Marvelous First Studio ha dipinto un futuro ancora più sfigato: nell'anno 20XX la Terra viene bombardata da una grandinata di meteoriti che sterminano il 90% della popolazione e riducono il globo terracqueo ad un cumulo di cenere e fiamme. Come se non bastasse, i suddetti corpi celesti portano sul pianeta un virus battezzato ZiV, che risveglia i svariati miliardi di morti trasformandoli in zombie. L'istinto di sopravvivenza relega i pochi sopravvissuti in sparuti nuclei abitati, che vivono di espedienti consumando le poche risorse rimaste... ma il pericolo di entrare nella schiera dei “Zivver” è sempre più incombente.
