Before We Leave – Recensione
È un nuovo giorno per gli abitanti senza nome di un pianeta non meglio precisato. I sopravvissuti al misterioso disastro che ha decimato la popolazione si spingono timidamente in superficie, impauriti eppure volenterosi di ricostruire tutto daccapo.
Quello che potrebbe apparire come un'avventura post apocalittica o un episodio di Fallout è invece la premessa narrativa e ludica di Before We Leave, ultima fatica di Balancing Monkey Games in collaborazione con Team17. Dopo il primo approdo su PC, lo strategico indipendente atterra anche su PlayStation 4 e PlayStation 5 con lo stesso pacchetto delle altre piattaforme: un'esperienza in parte assimilabile a Civilization, ma con la particolarità di rifuggire la smania bellica e di essere rilassante.
Da sopravvissuti a colonizzatori pacifisti
Come accennato in apertura, un cataclisma di qualche tipo ha quasi fatto estinguere gli esseri viventi. I superstiti scelsero di rifugiarsi in una serie di bunker sotterranei, cercando di cominciare lì una nuova esistenza. Dopo anni o secoli, i loro discendenti hanno deciso di spingersi fino alla superficie e reclamare i territori che spettano loro di diritto. Colonizzando a poco a poco i vari continenti chiamati isole, sfruttando le risorse presenti sulla terra e imparando tecniche via via più complesse, gli abitanti prenderanno consapevolezza delle loro capacità ed eventualmente si spingeranno a esplorare verso l'infinito e oltre.
La presenza di una trama strutturata consente a Before We Leave di sganciarsi quel tanto che basta dai titani del genere e trovare un suo posto in questo vasto panorama. Senza infatti pretendere di diventare il perno della produzione, la storia funge da utile contesto alle possibilità e alle eventuali ambizioni dei giocatori nei confronti delle isole deserte pronte a essere colonizzate senza l'uso di armi.

Strategia 3X
A livello di gameplay, l'opera prodotta da Team17 può annoverarsi tra gli strategici dallo schema 4X (Explore, Expand, Exploit, Exterminate), anche se la mancanza di una “X”, quella relativa allo “Sterminare”, lo pone su un piano parallelo. Le mappe sono organizzate attraverso porzioni esagonali, un po' come la già citata serie di Sid Meier, ma lo spazio edificabile è molto ristretto al punto da costringere a fare dei continui accorgimenti. Qui sarà possibile costruire edifici vari (biblioteche e scuole, passando per campi coltivabili, fonderie e molto altro) ottenibili da un albero delle tecnologie da studiare.
Chi è avvezzo al genere si troverà a suo agio dopo qualche momento di rodaggio, con i menù posti tra la parte superiore centrata dello schermo e quella in basso sulla sinistra; si tratta di una soluzione condivisibile al fine di lasciare pulita la schermata di gioco, anche se stilizzando ogni icona si rischia di confondere gli utenti intenti a cercare una o un'altra struttura.

Pacifismo o compromesso?
Il sotto testo ambientalista e pacifista si manifesta non solo nell'assenza di eserciti e armi, ma anche nella necessità di fare particolare attenzione alla percentuale d'inquinamento nell'aria. Si tratta oltretutto di un dato che potrebbe minare la felicità di ogni singolo abitante dell'isola: ognuno di essi ha un'identità ed è accompagnato da una barra della soddisfazione che dovrà essere monitorata assieme al resto. Se sulle prime tale caratteristica sembra donare un guizzo particolare a Before We Leave, che lo avvicinerebbe a un gioco di simulazione per esempio, sulla lunga distanza si rivela invece fine a se stessa, priva cioè di un qualche approfondimento.
Invero, la popolazione pare essere interessata solo alla sua sussistenza, al lavoro e in questo senso la collocazione di biblioteche o scuole sembra inserirsi in un semplice quadro di azione e reazione per la produzione di risorse. Aggiungendo la totale mancanza dell'elemento bellico e di conseguenza pure di quello politico e diplomatico, sulla lunga distanza le partite rischiano di somigliarsi l'una all'altra, insinuando il pericolo di togliere il fattore rigiocabilità assai prezioso in questa frangia degli strategici.
Spazio rilassante
L'etichetta di produzione a basso budget non ha impedito a Balancing Monkey Games di lavorare minuziosamente anche sul piano artistico e grafico. Ogni scatto fatto durante una partita porrà di fronte a scenari evocativi in grado di raggruppare costruzioni antiche, edifici futuristici e scorci spaziali. Insomma, sembra che il respiro rilassante promosso dal gioco sia veicolato anche dal suo design, dai contorni arrotondati di qualsiasi forma ai colori pastello sfumati. A corredo di ciò, una buona musica di accompagnamento e una serie di effetti sonori soddisfacenti.
Bisogna sottolineare che Before We Leave appartiene a una categoria di titoli che istintivamente viene associata al panorama PC, pertanto gli utenti PlayStation dovranno scendere a qualche compromesso. Nulla di eclatante, ma l'interfaccia e i menù non sono stati adattati egregiamente all'utilizzo di un controller da console fissa.
Trofeisticamente parlando: costruisci, fabbrica, colonizza!
Before We Leave si avvicina ad altri strategici in materia di trofei. Il gioco di Team17 vede la presenza di quarantotto trofei di bronzo, cinque d'argento, due d'oro e l'agognato Platino, per un totale di cinquantasei obiettivi da completare. Escludendo quello legato alla felicità degli abitanti, che potrebbe creare qualche grattacapo e portare via del tempo specifico, gli altri non si discostano dal genere di appartenenza, chiedendo di costruire un certo numero di navi, d'improvvisarsi incalliti falegnami e di fabbricare molti strumenti.
L'articolo Before We Leave – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.
