Fobia – St. Dinfna Hotel – Recensione
Qualche mese fa il team brasiliano Pulsatrix Studios aveva stupito tutti con la sua demo di Fobia – St. Dinfna Hotel, survival horror in prima persona sbarcato da poco anche su PlayStation. Il mix molto intrigante di enigmi e azione ha subito portato il titolo all'attenzione degli appassionati del genere, ricordando produzioni ben più blasonate (Resident Evil 7, in particolare). Sarà riuscito, anche nella sua versione completa e definitiva, a convincerci? Scopriamolo insieme!
Hotel maledetto
Già dal suo incipit Fobia fa intendere che la narrazione avrà un ruolo fondamentale nel corso dell'avventura: impersoneremo un detective, messo in cella per aver ficcato il naso in affari molto più grandi di lui. Questa scena fungerà sia da tutorial, per apprendere le meccaniche di base, sia per stuzzicare la curiosità del giocatore in merito ai segreti celati dall'hotel. Il vero protagonista è infatti Roberto Leite Lopes, giornalista finito ad alloggiare all'Hotel St. Dinfna per scoprire cos'hanno in comune i tanti incidenti capitati in zona. La ricerca si rivela infruttuosa con diverse piste che, pur ricollegandosi a una sorta di setta religiosa del posto, non regalano al protagonista la storia che cercava. Quando la persona che aveva invitato Roberto a curiosare scompare, il protagonista decide di fare i bagagli e tornare a casa.
Una scelta, purtroppo, arrivata in ritardo. Da questo momento in poi, infatti, il protagonista comincia ad assistere a fenomeni paranormali. La trama si rivela accattivante fin dall'inizio, capace di accendere costantemente la curiosità nel giocatore. Gran parte di ciò a cui assisteremo non può essere spiegato, almeno inizialmente, rendendo le fasi esplorative ancor più interessanti, alla ricerca di appunti o indizi ambientali per scoprire di più. Fobia – St. Dinfna Hotel è quindi pienamente promosso dal punto di vista narrativo, con una storia che, pur ricorrendo a diversi cliché del genere, appassiona e intriga fino alla fine.

Spremi le meningi
Come anticipato in apertura, il gioco in questione è un survival horror in prima persona. Accostato all'ultima saga di Resident Evil, ne condivide molti aspetti: le ambientazioni interne, tetre e cupe, la componente survival, con risorse limitate, e il backtracking. Con il passare delle ore è però evidente che Pulsatrix Studios abbia intrapreso un percorso completamente diverso: Fobia è infatti molto più incentrato su esplorazione e risoluzione di enigmi. C'è davvero tanto da scoprire e da esplorare all'interno dell'Hotel, con tanti passaggi segreti, cassaforti, rompicapo e combinazioni segrete da scovare. Gran parte di tutto ciò è comunque facoltativo, lasciando al giocatore piena libertà di approccio. Anche sotto questo punto di vista Fobia è una piccola gemma nel suo genere.
Funziona un po' meno bene la componente action, importante ma non centrale nel gameplay. Il sistema di shooting non è straordinario, penalizzato anche da animazioni non sempre entusiasmanti, ma fa comunque il suo. Le diverse boss fight, le fasi di fuga da nemici troppo forti da affrontare faccia a faccia, rendono l'esperienza più variegata e stimolante, ma in generale l'avventura risulta tutt'altro che difficile sotto quest'aspetto. I nemici sono fin troppo lenti, mai realmente pericolosi, e le cartucce sono sempre più che abbondanti. Se cercate una sfida di sopravvivenza, insomma, l'Hotel St. Dinfna non è il posto migliore in cui cercarla. Se, al contrario, volete un'avventura emozionante dal punto di vista narrativo e più stimolante per il vostro intelletto, non sareste potuti finire in un posto migliore.
Di cosa hai paura?
Fobia – St. Dinfna Hotel non punta sull'azione, sui grandi budget o su sceneggiature spettacolari. Vuole far paura, grazie alle sue atmosfere, e intrigare il giocatore, con una bella trama e ottimi rompicapo. Insomma, poco fumo e tutto arrosto. L'esperimento è pienamente riuscito, anche dal punto di vista artistico. Le ambientazioni, nonostante la presenza dei già citati cliché, sono terrificanti da esplorare ma anche molto ben strutturate, favorendo piacevoli sessioni di esplorazione e backtracking. Non aspettatevi una grafica spaccamascella, animazioni e modelli lasciano un po' a desiderare, ma il risultato complessivo è comunque molto gradevole.
Dove non arriva la potenza, ci sono infatti idee e originalità: la possibilità di vedere il mondo da un altro punto di vista, attraverso una macchina fotografica speciale, è solo una delle tante ottime idee di game e level design. Il gioco non abusa di jumpscare, puntando più sulla tensione e sul senso di “debolezza” del protagonista, armato sì, ma incapace di difendersi da tutti i fenomeni paranormali e le creature che popolano l'Hotel. Promossa la colonna sonora, con buoni effetti ambientali e un doppiaggio sufficiente. Nota di merito, infine, per la localizzazione del gioco, interamente tradotto in lingua italiana.

Trofeisticamente parlando: non basterà un solo viaggio all'inferno
L'elenco trofei di Fobia – St. Dinfna Hotel presenta una buona varietà di obiettivi, con un totale di ventinove trofei, Platino incluso. Ci verrà richiesto di completare il gioco tre volte (niente di troppo complesso, fattibile in una manciata d'ore dopo aver memorizzato la mappa dell'Hotel), esplorare da cima a fondo tutte le ambientazioni di gioco e potenziare al massimo tutte le armi. La modalità “new game +” viene in soccorso al giocatore, in tal senso. Il trofeo più complesso è invece legato al completamento dell'avventura senza subire danni: anche in questo caso nulla di troppo fattibile, visto che ci sarà concesso di salvare i progressi illimitate volte.
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