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Mothmen 1966 – Recensione Speedrun

LCB Game Studio presenta il primo titolo di una raccolta a tema horror anni Ottanta. Si tratta di Mothmen 1966, una visual novel con grafica in pixel-art, che fa della storia e dei personaggi il suo punto di forza. Basterà per inserirsi in un mercato indie tanto competitivo come quello odierno?



Ma quello era un mostro?



Siamo nel 1966, a cento anni esatti dalla fine della guerra di secessione americana. Holt, un anziano benzinaio si trova da solo nella sua stazione di rifornimento in una notte come le altre, quando uno strano incontro gli cambia per sempre la vita. Nello stesso momento Lee e Victoria, una coppia di giovani universitari, stanno percorrendo un'inquietante strada nella foresta, diretti alla stazione di rifornimento di Holt. Ma un'ombra oscura li insegue da lontano. Holt e la coppia fanno la conoscenza di un giornalista, intento ad indagare quella buia foresta in cerca d'indizi su un di mostro alato avvistato nella zona. Con questa premessa Mothmen 1966 comincia la sua storia costituita da misteri, segreti e creature spaventose.



La storia di Mothmen 1966 si sviluppa attraverso le interazioni tra i protagonisti. I personaggi sono molto profondi e, grazie anche all'ottima scrittura dei dialoghi e delle descrizioni, riusciamo con facilità ad empatizzare con quest'ultimi. Le ambientazioni sono intriganti ma nella loro totalità risultano poco originali, complice anche il fatto che il titolo si rifà quasi completamente alle opere cinematografiche degli anni Ottanta.



La storia, purtroppo, sa di già visto e i personaggi sono rivisitazioni originali dei classici protagonisti nel cinema horror di quei tempi. I cliché presenti sono incalcolabili, un mix di tributo e riciclo d'idee. Inoltre il titolo manca di scene davvero impattanti o colpi di scena che avrebbero aiutato il ritmo dell'opera. Senza questi escamotage, Mothmen 1966 risulta blando e piuttosto lento. La trama è molto debole e soltanto i protagonisti, con il loro carisma, riescono a tenere a galla l'interesse del giocatore.



Hai scelto saggiamente



Contro ogni aspettativa, le fasi di gameplay sono il vero tallone d'Achille di questo titolo. Le prove sono lente, noiose e per nulla divertenti. I mini giochi proposti sono costituiti da una serie di scelte da fare nella giusta sequenza, pena l'immancabile game over. Il gioco non fa intuire in alcun modo la corretta sequenza di scelte da intraprendere: l'unico modo per vincere è azzeccare a caso la sequenza corretta. Inutile dire che ogni fallimento, complice la natura casuale delle scelte, genera un enorme frustrazione nel giocatore. Quando invece il gameplay prova a diversificarsi un minimo, le interazioni si dimostrano superficiali e per nulla coinvolgenti o accattivanti.



In netto contrasto con le meccaniche traballanti, i comparti audio e video del titolo sono di ottima fattura. Le scelte operate dai ragazzi di LCB Game Studio aiutano a costruire un'ottima ambientazione, dai temi spaventosi ed inquitanti. La direzione artistica e lo stile hanno un gigantesco richiamo ai primi titoli d'avventura per PC dei primi anni Novanta, dunque se apprezzate questo genere di opere vi sentirete decisamente a casa.



Trofeisticamente parlando: a caccia di sfide



La lista trofei di Mothmen 1966 vanta un totale di sedici coppe, Platino compreso. Per ottenere la massima ricompensa saranno necessarie un minimo di pazienza e soprattutto almeno due playthrough. Come in ogni avventura grafica che si rispetti, è però doveroso fare attenzione ai potenziali trofei mancabili. Anche così, comunque, si tratta di un Platino alla portata di tutti, perfetto per allargare rapidamente la propria bacheca virtuale.




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16 luglio 2022 alle 10:10