Stray: nove vite, un solo destino
Il publisher indipendente statunitense Annapurna Interactive ci ha abituati, nel corso degli ultimi cinque anni, ad una notevole varietà in termini di prodotti portati alla luce sulle più disparate piattaforme. Per fare qualche esempio, siamo andati dallo splendido e rilassante Journey di Jenova Chen su PS3, all'elettrizzante Solar Ash di Heart Machine passando, ovviamente, per l'acclamatissimo Outer Wilds di Mobius Digital o anche per il più recente Neon White che ha saputo raccogliere entusiasmo unanime da critica e pubblico.
Insomma, per utilizzare una banale metafora calcistica, potremmo accostare Annapurna alla figura di un brillante talent scout dell'industria capace di presentare al mondo un nuovo centravanti da trenta goal a stagione ogni anno; una sorta di Re Mida del mondo videoludico, capace di trasformare in oro anche le idee più semplici, libero dalle catene imposte dai ritmi convulsi del mercato moderno.
Ed è un po' quello che è successo anche con BlueTwelve Studio, neonato sviluppatore transalpino fondato da ex-dipendenti di Ubisoft che subito si sono messi al lavoro sul loro primo progetto sotto l'egida di questo eclettico publisher americano. Quello che in principio era noto come HK_Project e che poi ha preso la forma dell'attesissimo Stray, è un platformer in 3D che immerge il giocatore in un affascinante mondo futuristico/post-apocalittico a tinte cyberpunk, peculiare sia per lo stile artistico adottato nella costruzione di edifici, vicoli e abitanti dei vari conglomerati urbani che è possibile visitare sia, chiaramente, per via del protagonista attorno a cui si sviluppa la vicenda: un gatto.
