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Drunken Fist 2: Zombie Hangover – Recensione Speedrun

Dopo un primo capitolo mediocre, Drunken Fist 2: Zombie Hangover ci riporta tra i morti viventi per una recensione Speedrun. Eastasiasoft e DEKLAZON saranno riusciti a colmare le lacune e realizzare un picchiaduro a tema zombie degno di questo nome?



Il cinepanettone degli zombie



Le premesse del primo Drunken Fist erano incredibilmente basilare: il mondo è invaso da zombie ma il protagonista vuole ubriacarsi. Il modo migliore per farlo è vagare per la città e prendere a pugni le creature, seminando morte e pipì. Drunken Fist 2: Zombie Hangover ripropone esattamente la stessa tematica, in maniera se possibile ancora più trash.



Il protagonista è un non meglio identificato soggetto simile a un motociclista da film, con tanto di gilè e jeans strappati. L'obiettivo del gioco è ancora quello di abbattere nemici e superare quanti più livelli possibile. Non aspettatevi quindi evoluzioni clamorose di trama, in quanto non ci saranno. Tutto quello che è richiesto al giocatore è girare per le mappe completamente ubriachi, menando pugni, calci e occasionalmente usando armi.



Un'esperienza incredibilmente insipida, peggiorata da una fisica ai limiti del ridicolo e un effetto “sbronza” terribilmente fastidioso. Il personaggio ciondola in maniera costante, dando la sensazione di trovarsi su una barca. Ogni mossa è estremamente scomoda e legnosa, problema accentuato da un aggancio automatico dei mostri che fa da ostacolo più che da supporto.



Emergenza birra



Il gameplay alla base di Drunken Fist 2 è basilare: due tasti dedicati agli attacchi, uno per saltare indietro, uno per bere birre (ossia le pozioni di cura) e infine un tasto riservato allo svuotamento della vescica. Il titolo è infatti infarcito di quello che è definibile “toilet humor”, con il personaggio che fa pipì per la mappa per far scivolare gli zombie e rutta a caso.



Come nel migliore dei cinepanettoni italiani, il tutto fa ridere una volta o due prima di venire a noia. Lo stesso dicasi per gli zombie, realizzati con un design imbarazzante, e per la voce fuori campo stile Mortal Kombat che scandisce le morte con commenti ridicoli. Purtroppo non c'è un elemento di Drunken Fist 2 che renda l'esperienza interessante, compreso un level design delle mappe pieno di cliché dei film di zombie. Volete il complesso di villette americane? C'è. Preferite il parcheggio con supermercato annesso? C'è anche quello.



Il comparto tecnico fa il paio con il resto del gioco. Una colonna sonora piatta, violentata dalla fastidiosissima voce fuori campo di cui sopra. Simpatici alcuni zombie, come quello vestito da hot dog, e la realizzazione simil-Minecraft. Troppo poco però, soprattutto su PlayStation 4. Chiudiamo con la longevità, pressoché infinita. Probabilmente però basterà mezz'ora per annoiarsi del gioco.



Trofeisticamente parlando: ma hai bevuto?



Inutile dire che chi comprerà Drunken Fist 2: Zombie Hangover probabilmente lo farà guardando la lista trofei del gioco. Il Platino è incredibilmente semplice e diretto, con l'unica richiesta particolare di far scivolare venti zombie sulla pipì (ahahahahah, divertentissimo). Una volta superato il quinto livello, se avrete fatto tutto correttamente, la coppa blu sarà vostra.




L'articolo Drunken Fist 2: Zombie Hangover – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.

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26 luglio 2022 alle 10:10

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