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Avenging Spirit – Recensione Speedrun

Di ritorno dal passato, ecco la nostra recensione Speedrun di Avenging Spirit. Il gioco di Jaleco torna su PlayStation 4 grazie ai ragazzi di Ratalaika Games. Tante novità, in una versione riveduta e corretta del gioco. Scoprite con noi se questo spirito vendicativo si è adattato al nuovo millennio o se è rimasto fermo agli anni Novanta.



Dal Game Boy al DualShock



La versione originale di Avenging Spirit, denominata in Giappone Phantasm, arriva come arcade nel lontano 1991 e su Game Boy l'anno successivo. Tradendo le apparenze, però, non si tratta di un gioco arcade leggero e spensierato. La trama infatti vede il protagonista ucciso nel prologo da un'organizzazione criminale. I malviventi erano infatti interessati alle ricerche del padre della sua fidanzata, Gennifer. Lo scienziato stava infatti lavorando su studi legati all'energia dei fantasmi, che si legano a doppio filo con la condizione del nostro eroe. Dopo la morte, infatti, il defunto torna sotto forma di spirito per consumare la sua vendetta.



Lo scopo di Avenging Spirit è in realtà più profondo. Bisognerà infatti prodigarsi per salvare Gennifer, rapita dai criminali. Il gioco, considerato da molti un precursore di Ghost Trick, riscuote un discreto successo, tanto da meritarsi un rifacimento su iOS da parte di DotEmu. La storia di questo fantasma non si ferma qui, perché come detto Ratalaika lo ripropone su PlayStation 4 in una versione ulteriormente rifinita. Oltre a una grafica e un gameplay più moderni, adatti al DualShock, sono state inserite nuove funzioni. Tra queste, la possibilità di salvare manualmente e persino la possibilità di giocare con la versione giapponese del titolo. La sostanza comunque non cambia: i giocatori affrontano un classico platform bidimensionale in cui eliminare una serie di mostri e nemici. Non manca però qualche funzione inedita legata allo status del protagonista.



Come abbiamo detto, all'inizio del gioco il protagonista viene ucciso. Da spirito non può ovviamente interagire con il mondo esterno, ma può possedere i suoi nemici. Ecco quindi che diventa chiaro il gameplay di Avenging Spirit: si prende il controllo degli avversari fino a quando la loro salute si esaurisce, sfruttandone gli attacchi per rivoltarli contro gli ex alleati. In caso di morte dell'ospitante, lo spirito ha una certa quantità di energia (una sorta di countdown) entro cui possedere un nuovo corpo. Questa meccanica è la più importante del gioco, e permette ai giocatori di sperimentare vari tipi di attacchi.



Possiedi che ti passa



I nemici che si possono possedere nei sei livelli di gioco sono davvero tanti, e vanno dai gangster ai vampiri, passando per ninja e draghi umanoidi. Per quanto tutto sembri a tratti folle, il gioco conserva una sua coerenza, offrendo un gameplay basilare ma appagante. I giocatori possono solo saltare e usare le armi in dotazione al nemico posseduto, oppure fluttuare come spirito pronto a infestare. Alla fine di ogni schema è inoltre presente un boss da abbattere, fino all'epica conclusione. Non manca qualche piccolo segreto da scoprire, oltre alla possibilità (inedita) di scegliere la difficoltà. Fondamentale anche la possibilità di continuare all'infinito in caso di morte, senza investire monete o simili.



Il team di Ratalaika Games ha inserito anche la possibilità di accelerare e riavvolgere il tempo utilizzando i grilletti dorsali, funzione che permette di rimediare agli errori o superare sezioni più rapidamente. Quest'ultima è un'aggiunta marginale, che molti giocatori potrebbero persino dimenticarsi di sfruttare. Inesistenti invece modalità secondarie, al netto della già citata possibilità di testare la versione giapponese del titolo. Tutto questo si traduce in una longevità davvero risicata, che si attesta sull'ora circa. Esiste ovviamente la possibilità di rigiocare per trovare i segreti. Le possibilità che scopriate tutto alla prima run, comunque, sono decisamente elevate.



Di buona qualità il comparto tecnico, che propone una grafica molto simile a quella originale, ripulita per l'occasione. La fluidità anche nei momenti più concitati è davvero ottima, mentre lo stile retro questa volta non urta come in altre produzioni finte antiche ma piuttosto affascina il giocatore. Altrettanto valida la colonna sonora, che ha subito anch'essa una ristrutturazione senza però essere snaturata. Un ottimo lavoro, per proporre al pubblico un titolo meno celebre di altri ma comunque più che valido.



Trofeisticamente parlando: coppe spiritose



Se cercate un Platino facile, allora date un'occhiata alla lista trofei di Avenging Spirit. Come vi sveliamo nella nostra guida, sono sufficiente un minimo di attenzione e venti minuti del vostro tempo per aggiungere alla bacheca questa coppa blu. Le richieste più complicate sono trovare tutte e tre le chiavi e raggiungere i 750000 punti, sfide che sono comunque alla portata di qualsiasi giocatore. La possibilità di velocizzare il tempo e continuare all'infinito dopo la morte lo rendono un Platino facilissimo per ogni cacciatore.




L'articolo Avenging Spirit – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.

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4 agosto 2022 alle 10:00