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Cult of the Lamb svela tutti i segreti del suo gameplay in un'intervista agli sviluppatori

Il successo può dare alla testa, si sa. Per fortuna non è successo agli sviluppatori di Cult of the Lamb, il team di Massive Monster che ha spiegato sulle pagine di GameRant come è riuscito a dare forma al gioco, unendo gameplay così diversi come il roguelite ed il genere gestionale.



Secondo l'art director della casa di sviluppo James Pearmain, gli autori di Cult of the Lamb ci hanno messo molto tempo e fatica per riuscire a superare l'inconciliabilità apparente della progressione roguelite con la sopravvivenza nei dungeon e le attività gestionali legati al mantenimento di un insediamento.



“La prima sfida” dice Pearmain “è stata quella di trovare l'idea giusta. Sapevamo fin all'inizio di voler combinare il combattimento roguelike alla raccolta di risorse di un simulatore di costruzione di basi, ma ci è voluto molto tempo per elaborare e finalizzare l'idea di Cult of the Lamb. Un primo prototipo era incentrato sui boy scout e sulla creazione di armi magiche, poi venne il turno di un sandbox in cui poter 'creare il tuo inferno preferito' nell'aldilà, dopo abbiamo pensato a un God-like con una tribù da far crescere e prosperare sulla schiena di una balena spaziale. Non nascondo che abbiamo incontrato un sacco di resistenze prima di arrivare finalmente al progetto di un agnellino che dà vita a un culto di animali adoratori del male".



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15 agosto 2022 alle 15:10