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My Night Job – Recensione

Avete mai sentito il bisogno di tornare indietro nel tempo, a quando tutto era a occhio meno realistico, la figura dello zombi la faceva ovunque da padrone e quando si dava peso solo al punteggio delle partite come nelle sale giochi? Webcore Games prende di peso questi tre elementi, fonti di nostalgia e “bei tempi”, e mescola tutto nel suo piccolo pentolone. Aggiungendo anche un pizzico di comicità slapstick, ecco che prende vita My Night Job, un simpatico indie d'azione, e pure economico.



Mai disturbare l'uomo solitario



Un semplice uomo senza arte né parte, e senza neppure un nome, è annoiato, squattrinato e passa le serate davanti alla TV. A un certo punto, però, una misteriosa serie di sfortunati eventi cambia completamente la vita del protagonista: una villa è infestata da mostri, fantasmi e zombi e, a corto di personale, nientemeno che la SWAT affida al mancato Chris Redfield l'incarico di entrare nella villa e trarre in salvo quante più persone possibili. In cambio? Tanti soldi. Contratto firmato.



Questo è quanto a livello narrativo: un ex gelataio alle prese con tante persone da salvare e altrettanti zombi da menare con le armi più stravaganti, da biciclette e scatoloni, passando per attaccapanni e ombrelli e arrivando all'onnipotente motosega. Ma nulla più di un simpatico incipit per dare un vago senso alle azioni che andremo a compiere.



My Night Job trasuda anni Ottanta, perlopiù grazie a una curiosa e imperfetta grafica pixelata, allo stile di gioco tipo beat ‘em up a scorrimento misto a componenti à la metroidvania, che ispirano l'esplorabilità della mappa – unica e piccolina, ma sufficientemente dispersiva da far impegnare i giocatori a dovere. Basta dare conto alla classica barra della salute e alle tacche di vita delle stanze, quattro distrutte dagli zombi ed è automaticamente game over. Accorrono in aiuto la moltitudine di armi da utilizzare, con moveset unici, e persino alcuni dei superstiti da portare in salvo sull'elicottero della SWAT; la divertente varietà sta proprio in questo, non tutti fungeranno da damigella in pericolo. Alcuni personaggi se ne staranno in disparte spaventati e non sempre ci seguiranno, altri – al contrario – ci daranno un grande aiuto nel ripulire le camere.



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My Night What?



Il setting curioso c'è, l'incipit per quanto blando pure, manca solo il gameplay. Il cuore pulsante di una produzione di questo calibro, purtroppo, è sofferente. Nonostante sia variegato negli usi delle armi e impegnativo al punto giusto grazie al doversi dividere tra una stanza e l'altra nel minor tempo richiesto, è proprio nel comparto action che My Night Job mostra il fianco. L'intuitività dei controlli deve cedere il passo a un gameplay lento, macchinoso e non responsivo; c'è almeno un secondo di delay negli input, e quindi per far agire il protagonista come vogliamo. E' abbastanza da far innervosire i giocatori, specialmente visto che si tratta di un beat ‘em up, dove la fluidità è tutto.



Un'altra grande pecca sta nella scelta di ambientare l'intero gioco esclusivamente nella villa stregata. Già dopo le prime tre o quattro partite, conoscerete la villa come le vostre tasche, e siccome l'obiettivo sarà uno e uno soltanto, una volta conclusa la quest è la fine; non c'è abbastanza rigiocabilità da giustificare una full immersion – a meno che non siate cacciatori di trofei, ma anche su quell'aspetto rimarrete delusi.



E' dunque possibile esplorare il gioco nella sua interezza in poco più di trenta minuti, anche soffermandovi sugli utilizzi di determinate armi e sul voler esplorare gli easter egg a tema horror nascosti nella villa. Magari, se proprio ci tenete, potrete cimentarvi con i punteggi visionando la classifica online.



Un comparto grafico accattivante nella sua semplicità, pur sempre di uno stile estetico pixel old-school stiamo parlando, riesce a dare una certa identità a My Night Job, forte anche di animazioni dinamiche e studiate per tenere alto il livello di comicità slapstick, con occhi e bocche che si allargano dalla paura, allungamenti innaturali dei modelli e quanto basta da farlo sembrare un gioco dei Looney Toons degli anni Novanta. Non convince granché il comparto sonoro, invece, presente perlopiù con effetti sonori non invidiabili e una soundtrack poco caratteristica e quasi come fosse assente.



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Trofeisticamente parlando: un mancato punto di forza



Probabilmente ci eravate già arrivati. My Night Job, sfortunatamente, non presenta alcun trofeo di Platino e invece si limita a dodici coppe di bronzo, una d'argento e una d'oro. E non si tratta neppure di un'impresa facile. Essenzialmente bisognerà uccidere tutti i tipi di nemici, salvare sei personaggi particolari in un solo colpo, mantenere il moltiplicatore delle combo a 99,9x per due minuti abbondanti, farsi rianimare venti volte con la siringa dell'infermiera e sconfiggere trenta gargoyle a mani nude. Un'avventura verso il 100% così tosta che, in tutta onestà, non vale la pena di intraprendere.



L'articolo My Night Job – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

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15 agosto 2022 alle 17:10

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