Thymesia – Recensione
Quando un videogioco arriva a rompere parte delle regole consolidate fino a quel momento, genera scompiglio e diventa un modello per quelli futuri. Dopo il 2011, Dark Souls ha persino portato alla coniazione del termine “soulslike”. Nel fiume del sottogenere di GDR di azione s'inserisce Thymesia, ultima fatica di OverBorder Studio. Coadiuvati da Team17, gli autori taiwanesi hanno cercato di emergere da questo metaforico specchio d'acqua proponendo una formula originale e punitiva, forse spinta troppo a sfavore del giocatore. Le tenebre hanno però fatto tabula rasa dei nostri ricordi, pertanto iniziamo dal principio, dalla caduta del regno di Hermes.
Un problema alchemico
Il racconto di Thymesia è, tanto nel particolare quanto nel generale, piuttosto semplice e al contempo male organizzato. Vittima di un male sconosciuto, il regno di Hermes cercò di risollevarsi con l'uso dell'alchimia. Questo insieme di pratiche parve la soluzione a ogni tormento. Quasi tutti gli abitanti facevano vanto delle loro abilità, per curare ogni fastidio. A nulla poterono i tentativi dei governanti di placare questa smania ormai tossica, che gettò infine il territorio nel caos di un esercito di mostri infetti intenti ad aggirarsi per le strade.
L'unica salvezza risiede in una figura misteriosa in parte piumata, vestita in maniera simile a un medico della peste nera e con un gravoso ostacolo: una totale amnesia. Corvus, questo il nome del protagonista, s'incammina lungo il regno in cerca di risposte su se stesso e sul suo ruolo. Dal suo potere, proprio come per i supereroi, derivano grandi responsabilità. La sua si rivelerà ben più di una classica perdita di memoria, ma preferiamo tacere qui, dal momento che scoprire i tasselli della trama fa parte dell'esperienza.
Se le premesse e le idee sono capaci di generare curiosità nel giocatore, lo svolgimento la fa venire meno. I pezzi di questo puzzle arrivano a singhiozzi, a differenza di una sequela imponente di documenti. Appunti e diari però non aggiungono collegamenti, ma piuttosto si limitano a disegnare un contorno secondario alla trama principale. Insomma, volendo evidenziare le eventuali somiglianze e differenze con FromSoftware, OverBorder Studio non approfondisce la storia dei singoli strumenti. Ha invece spogliato ogni descrizione di qualsiasi aura narrativa, preferendo dei meri oggetti da collezione. Al giocatore viene data la possibilità d'imboccare la via di vari finali, diversi a seguito di un momento preciso. Nonostante questo, l'epilogo, raggiungibile dopo meno di dieci ore, non riesce in ogni modo a incastrarsi degnamente con i fatti precedentemente narrati.
Combattimento pestilenziale
Già per due volte abbiamo pescato Dark Souls. La fonte d'ispirazione Thymesia non viene nascosta dal team, tuttavia è bene precisare che ci si ferma ad alcuni elementi marginali del contesto narrativo, all'aspetto artistico e a una base di gameplay. A volere essere precisi, gli sviluppatori di Taiwan considerano il loro lavoro un “soulsborne”, viste le ambientazioni gotiche e il sistema di combattimento. Quest'ultimo è più vicino a quanto visto in Sekiro. Corvus dispone di quattro armi: un pugnale per deviare le azioni nemiche, piume taglianti da lancio per deviare attacchi imparabili, una sciabola per le sfilettate più semplici e artigli per arrecare danni maggiori.
Nelle premesse, Thymesia non si distanzia da tanti altri esponenti del genere. Nelle dinamiche è insita una buona dose di unicità, che non ha però trovato una giusta applicazione. Partiamo del pugnale, la cui efficacia è vincolata a una finestra quasi inesistente oltre a un'animazione mal congegnata. Inoltre quest'arma non premia mai l'utilizzatore, costringendolo a cambiare strategia. Mancando salti e rotolate (e una barra della resistenza), le opzioni sono la corsa veloce e la schivata. Uno degli elementi più problematici del gameplay, legato al discorso sulla difesa, risiede nella totale impossibilità di cancellare l'animazione di attacco di un avversario. Ciò significa che, mentre il protagonista sarà impegnato a caricare un affondo, rimarrà sempre scoperto a quantità di danni più o meno ingenti.
Passiamo ora alle piume, che non brillano per tempistiche di tiro. Colpire un avversario significa infliggergli un danno permanente e uno temporaneo. Questi, come da tradizione, sono identificati con due colori diversi. A causa di ciò, la salute andrà a rigenerarsi fino al limite creato con la nostra precedente azione, a meno di non continuare a infliggere danno. Le due armi di cui sopra risultano quindi più efficaci per togliere la barra bianca della salute. Se vorrete concentrarvi sulla barra della resistenza, invece, dovrete affidarvi all'Artiglio. A conti fatti, lo stratagemma più logico per vincere consisterebbe in una combinazione delle varie armi. Il team ha scelto però di alzare artificialmente il livello di difficoltà con una trovata legata all'ultimo strumento fornito in dotazione. Tutto ciò, però, si rivela solo estremamente frustrante.
Ruba bandiera da potenziare
Al netto dei problemi delle armi, Thymesia spinge il giocatore a fare un uso smodato dell'Artiglio. Si tratta di un attacco con slancio che permette allo smemorato alter ego di affondare le sue unghie nell'avversario. Caricandolo al massimo, potrà prendere in prestito una copia alchemica della sua arma. Non importa che abbia di fronte un boss o un semplice mostro infetto. Corvus sarà successivamente in grado di sferrare un attacco con lo strumento di morte del suo nemico. Non solo: attraverso l'ottenimento di specifici oggetti, sarà possibile equipaggiarne uno in maniera permanente e persino potenziarlo.
A proposito di progressione, il gioco prodotto da Team17 propone un sistema ad albero degnamente stratificato. La divisione è su più rami, ora incentrati sull'Artiglio, ora sulle esecuzioni finali e altro. Rispetto ai GdR che si basano su numeri e statistiche, Thymesia possiede solo questo tipo di potenziamenti. Immancabili anche le fiaschette curative in numero limitato, che potranno essere aumentate nel tempo. I boss ricalcano gli stereotipi di tanti videogiochi appartenenti al genere dei soulslike. Si passa dall'agile lanciatrice di coltelli, alla creatura tozza capace di fare tremare la terra. Tutto sa di già visto, ma i pattern di attacco sono davvero convincenti a livello di estetica, anche se facilmente comprensibili.

Gotico sporco
Rifuggendo gli spazi aperti e, forse, rimanendo realista sulle sue capacità e possibilità economiche, OverBorder Studio ha preferito disegnare un mondo angusto. Vicoli stretti, strade da seguire in maniera obbligatoria e ben poche vie segrete. Vista la scelta avremmo gradito più cura nella caratterizzazione degli scenari esterni. Questi invece tendono spesso a ripetersi, un po' come avviene per i nemici. In generale, comunque, lo stile gotico medievale cattura l'occhio dell'osservatore. Thymesia avrebbe però meritato un pizzico di follia, un'idea in grado di farlo spiccare su altri. Tanti elementi, purtroppo, sembrano pescati da altre opere. Persino la somiglianza nei costumi di Corvus con il protagonista di The Serpent Rogue è abbastanza evidente.
Dalla versione di prova messa a disposizione mesi or sono a oggi, Thymesia ha invece fatto dei grandi passi in termini di pulizia tecnica. Su PlayStation 5 il frame rate è quasi sempre stabile. La scelta di posizionare contemporaneamente un numero limitato di personaggi su schermo ha sicuramente giovato in questo senso. Il livello di dettaglio, ridotto quasi all'osso, deve avere inoltre garantito maggiore leggerezza al software. Le peculiarità della console garantiscono tempi di caricamento piuttosto brevi, ma è un peccato che il DualSense non sia mai sfruttato. Una delusione, considerato che non sono solo i tripla A ad aver già sfruttato il rinnovato sistema di vibrazione o il feedback aptico. Per avere un riscontro basta citare Greak: Memories of Azur, ma gli esempi sono davvero tantissimi. Uno sforzo in più, in questo senso, non avrebbe guastato.
Trofeisticamente parlando: affronta il problema. Lotta. Vinci!
La vera sfida al Platino di Thymesia è rappresentata dai difetti. Scorrendo l'elenco treofei sul forum PlayStation Bit non troverete infatti ostacoli insormontabili. I cacciatori troveranno davanti a sé dodici trofei di bronzo, ventitré trofei d'argento, due d'oro e l'agognato Platino. Un totale quindi di 38 obiettivi, da portare a termine nei panni di uno smemorato guerriero.
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