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Crypt of the Serpent King Remastered 4K Edition – Recensione

Eastasiasoft ci propone su PlayStation 4 la versione rimasterizzata dell'originale Crypt of the Serpent King, un piccolo indie in cui esploreremo dungeon pieni di nemici. La rimasterizzazione avrà migliorato il prodotto precedente? Scopritelo nella nostra recensione di Crypt of the Serpent King Remastered 4K Edition.



Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate



Crypt of the Serpent King Remastered 4K Edition è un gioco a basso, bassissimo budget, e questa è la sua unica scusante. L'avventura parte senza un briciolo di spiegazione, storia o commento riguardo la motivazione per cui ci troviamo nei dungeon. Non sappiamo chi siamo, non sappiamo dove siamo, non sappiamo perché lo stiamo facendo. E ancor più ironico, quando avremo finito il gioco ci staremo chiedendo perché lo abbiamo fatto. Probabilmente solamente per la facilità di portare a casa qualche trofeo.



Saremo armati inizialmente un'ascia e null'altro, con l'obbiettivo di combattere i nemici al fine di arrivare a fine schema, dopo aver collezionato tutte le chiavi sparse nel dungeon, per combattere contro il boss finale.



Il titolo è diviso in sette livelli diversi, ognuno dei quali è generato proceduralmente, ma nonostante questo, sempre drammaticamente “uguale” a quello precedente. L'obbiettivo iniziale è quello di accumulare esperienza e denaro per poter acquistare rispettivamente abilità e armi. Ma essendo particolarmente generose le quantità sia dell'uno che dell'altro, dopo circa un terzo del gioco ci troveremo solamente a rushare per trovare l'uscita.



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Un cancello con più di dieci chiavi?!



La ricerca dell'uscita dal piano in cui saremo sarà costellata accompagnata dalla necessità di raccogliere alcune chiavi. Penserete a una, due o poco più. Ebbene, no. Si tratta di numerose chiavi, da otto a ben quattordici, da utilizzare per aprire la porta del boss di turno. L'insensatezza di questa cosa è ben rappresentativa dell'intero prodotto, in cui la ripetizione ossessiva delle stesse azioni porta poi al termine del gioco stesso. Ma questa ridondanza porta alla mancanza di qualsivoglia motivazione per continuare, se non quella di poter disinstallare il prodotto.



Come se non bastasse, ogni chiave è circondata da una “protezione”. Queste sono di vario tipo: una cinta con degli spuntoni, un fossato con della lava oppure una delimitazione con dei lanciafiamme. Nulla di davvero impegnativo, ma la natura procedurale e abbastanza ingiusta, in stile roguelite, fa sì che se all'ultima chiave doveste fare un errore e morire nel fossato antistante, allora dovrete rifare l'intero livello da capo. Non proprio carino, ecco.



Nemici così stupidi da diventare iconici



I nemici presenti nel gioco sono assolutamente stupidi e afflitti da una certa “demenza artificiale”. Ogni nemico è leggermente diverso ma la strategia per abbatterli è una sola: fare un passo avanti, fare un passo indietro, attendere il loro attacco e a quel punto colpire a morte. Questa modalità può essere unita a una ancor più assurda, che dimostra la mancanza di attenzione nella programmazione del software. Se ci piazzeremo sui “podi” riservati alle chiavi, i nemici non potranno raggiungerci. A questo punto è sufficiente sporgersi leggermente per poter affettare il malcapitato di turno rimanendo completamente al sicuro e senza subire nessun attacco.



Specie nei livelli più avanzati, nei quali ci avremo abbondanza di armi e anche di esperienza, combattere diventa poi una attività completamente superflua. L'intero focus del gameplay diventerà solamente trovare le numerose chiavi per finire il prima possibile l'agonia. I nemici si limiteranno a rincorrerci, spesso incastrandosi in luoghi casuali oppure, ancora peggio, ci compariranno letteralmente davanti, con pessimi fenomeni di pop up, che oltre alla ripugnanza per l'effetto in sé, danno un discreto effetto jumpscare.



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Ma scusate, è il primo Doom questo?



Le ambientazioni sono spoglie, evidentemente fatte con asset di pessima qualità e solo qualche piccolo dettaglio spicca nel contorno. Ad esempio alcune statue incappucciate nell'ultimo livello danno un barlume semi-horror, ma in generale quello che viene in mente è un qualunque sparatutto in 3D o gioco di ruolo di metà anni '90. Interessante sulla carta, ma in realtà pessimo nella realizzazione.



I lunghi corridoi vuoti e spogli mettono una discreta ansia, sia per un fattore d'immedesimazione, sia perché tutto il gioco è molto adombrato e il rendering si ferma solamente pochi metri avanti a noi. Questo fa sì che non sia abbia mai chiaro dove ci si trovi, ma si vada un po' a sentimento nel capire cosa fare. Fortunatamente una preziosa mappa fissa a schermo riesce a dipanare i dubbi e a dare preziose indicazioni di direzione.



Non si salva proprio nulla



Il gioco è una remastered per PlayStation 5 ma è tecnicamente fin troppo claudicante. Sono presenti numerosi cali di frame rate, assolutamente ingiustificati dalla potenza della mirabolante consola di casa Sony. Inoltre il gioco è permeato da una generale scarsità di poligoni, con una trascuratezza importante di tutta la parte ludica annessa. L'esperienza che ne consegue è al limite del tollerabile, ma in alcuni frangenti si sfora nell'ingiocabile.



Una remastered fatta in questo modo lascia perplessi. Viene da chiedersi quale sia stato il senso di un lavoro così grossolano, se non quello, come vedremo tra poco, di regalare senza troppa fatica trofei d'oro.



Trofeisticamente parlando: l'unica ancora di salvezza



Crypt of the Serpent King Remastered 4K Edition possiede una risicata lista di soli dodici trofei d'oro, oltre al Platino. Le coppe sono anche l'unico motivo per cui una persona potrebbe prendere in considerazione di giocare e terminare quest'opera. Sarà necessario completare il gioco a qualunque difficoltà, acquistare la spada e uccidere un paio di nemici. Dopo un paio d'ore, o molto meno a seconda della vostra fortuna e abilità, avrete un nuovo scintillante trofeo di Platino.




L'articolo Crypt of the Serpent King Remastered 4K Edition – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

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21 agosto 2022 alle 10:10

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