Source of Madness – Recensione
Da grandi amanti di Lovecraft, non abbiamo esitato a lanciarci nella recensione di Source of Madness. Il piccolo team di Carry Castle propone un roguelike dalle tinte oscure e folli, in cui si mischiano tanti elementi di titoli ben più blasonati per cercare di creare un prodotto unico. Facciamo qualche passo nelle terre di Creta per vedere se riusciremo a ottenere il favore di Yog-Sothoth, o se invece cadremo rapidamente vittima della pazzia.
Andare alla fonte
Se dovessimo identificare Source of Madness con un genere, richiesta peraltro, molto complessa, saremmo di fronte a un soulslike procedurale. Pur non amando (almeno personalmente) questa definizione, infatti, il gioco di Carry Castle si ispira a Bloodborne per offrire un'esperienza più simile a The Binding of Isaac. Andiamo però con ordine, e partiamo dalla trama del gioco, che risulta molto lineare e a tratti quasi abbozzata. I giocatori vestono i panni dell'accolito di una misteriosa setta, comandata da un santone. Tutti i devoti vivono felici nella Torre della Follia, ma terribili mostri vagano liberi nel mondo di gioco, le terre di Creta.
Il nostro sfortunato novizio viene scelto per una missione suicida: esplorare le aree abbattendo queste empie creature, per riportare l'ordine. Tutto molto cupo e lovecraftiano, a partire da citazioni illustri di luoghi e divinità per arrivare a uno stile grafico che lascia pochi dubbi sulle fonti d'ispirazione dei tre ragazzi di Carry Castle. Chi avesse fatto qualche partita a Le Case della Follia oppure, rimanendo in tema videogiochi, a Call of Cthulhu si sentirà a casa. Come avrete però notato non abbiamo fatto riferimenti al nome o allo status dell'eroe di cui vestiremo i consunti panni: il motivo è legato a una delle peculiarità di Source of Madness.
La morte non è che l'inizio
In quanto roguelike, Source of Madness deve rispettare una serie canoni legati al genere. Tra questi non possono mancare la generazione procedurale delle aree e soprattutto la morte permanente. L'accolito che andiamo a interpretare, infatti, non è mai lo stesso, dato che chi morirà in combattimento rimarrà defunto (con tanto di breve epitaffio). I giocatori, all'inizio di ogni partita, scelgono uno di una serie di nuovi eletti, destinato ad avventurarsi nelle terre di Creta. L'equipaggiamento, così come le abilità, sono generate in maniera casuale, per rendere ogni partita diversa dalla precedente.
La morte non porta però alla perdita di tutto: il denaro ottenuto viene commutato in sangue, spendibile per arricchire un albero delle abilità che ricorda la mitica sferografia di Final Fantasy X. I rami permettono di ottenere nuove abilità passive, oggetti più forti e persino nuove classi, una volta sbloccato il relativo altare nei vari mondi di gioco. Così facendo, il senso di progressione è costante, e permette al giocatore di far tesoro di ogni sconfitta. Da non sottovalutare anche l'impatto delle varie scelte iniziali, perché ogni personaggio ha anche speciali abilità legate alla sua classe che potrebbero fare la differenza nelle folli terre di Creta.
Creature dell'oscurità
A livello di gameplay, Source of Madness si rivela un gioco incredibilmente classico. Spostamenti bidimensionali, grilletti dorsali per attaccare e tasti riservati al salto e a uno scatto per superare baratri ed evitare i nemici. Proprio questi ultimi sono totalmente casuali e presenti in gran quantità nella vaste mappe da esplorare (nove in totale), con un design che fin da subito urla prepotentemente “Lovecraft”. Tentacoli in ogni dove e versi ultraterreni accompagnano l'accolito nel suo peregrinare, spingendolo a sfruttare al meglio due tipologie di attacco modificabili cambiando l'equipaggiamento sotto forma di anelli del potere.
Tutto questo arriva al culmine nelle battaglie contro i boss, enormi e pronti a punire i giocatori più incauti. Non tutto è una minaccia, però: due negozianti sono pronti a intascare il nostro denaro in cambio di oggetti. Oltre agli anelli, infatti, è possibile equipaggiare cappe, migliorie e anche oggetti in grado di evocare supporti per agevolare il nostro compito. Tutto bello e vario, almeno sulla carta. Source of Madness però pecca nel design e nella varietà dei nemici, pieni di caotiche protuberanze che rendono spesso impossibile capire da dove arrivano gli attacchi. Morire diventa quindi un evento a volte troppo dipendente dalla sfortuna, rendendo l'esperienza a tratti frustrante.

Nella mente di H.P.
Nonostante i problemi di gestione dei mostri e, più in generale, della difficoltà, Source of Madness si rivela un prodotto divertente e di qualità. Il team di Carry Castle, seppur con un numero ridotto di membri, è riuscita a mettere in piedi un'avventura ricca e colorata. Le ambientazioni sono peraltro realizzate con uno stile accattivante e una paletta di colori azzeccata. Nonostante questo, molte aree (tra cui la Torre) si rivelano troppo vuote e prive d'interazioni.
Altro punto dolente è il comparto audio. Le colonne sonore sono pertinenti alle tematiche, ma i versi emessi dai mostri s'insinuano prepotentemente tra una nota e l'altra a un volume esagerato. Molto spesso, soprattutto nelle aree più popolose, si ha la tentazione di premere il tasto “Muto” sul telecomando. Discreta la longevità del gioco. Al netto delle numerose morti e della necessità di potenziarsi a dovere, completare tutte le nove aree richiederà una quindicina di ore. Niente di eccezionale, sia chiaro, ma comunque più che discreta considerata la tipologia di prodotto.
Trofeisticamente parlando: fonte di follia
Chi spera di trovarsi davanti un Platino facile, rimarrà deluso dalla lista trofei di Source of Madness. Dei venticinque trofei in elenco, molti richiedono un lungo grind, con la necessità di uccidere numerosi mostri, subire status alterati e sbloccare ogni potenziamento. Ah, ovviamente è anche indispensabile completare il gioco, ma questo forse è il minore dei problemi.
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