Autonauts – Recensione Speedrun
Mezzo sandbox, mezzo simulativo, ma con il 100% di creatività investita. Denki ha sfornato un'improbabile, piccola idea geniale con Autonauts. Un indie dalla cui copertina il giocatore medio non sognerebbe mai di spenderci un centesimo, ma che con le sue leggere eppur esaltanti premesse è capace di stupire.
Developing for dummies
Vi avvisiamo subito: Autonauts non è assolutamente un gioco per tutti. A dispetto delle apparenze “Minecraftiane”, il lavoro di Denki non è (del tutto) da associare a un pubblico giovane, anche se l'aspetto potrebbe come detto ingannare. In sostanza, Autonauts è un piccolo ma complesso manuale dello sviluppatore. Nel suo vasto mondo di gioco sandbox, al giocatore toccherà l'arduo compito di costruire e creare la colonia perfetta. Ma non è un lavoro fattibile da una sola persona. Da qui nasce la meccanica degli automi, robottini da costruire e programmare in modo da far loro eseguire le azioni manuali più scomode.
Zappare la terra e seminarla, tagliare alberi e raccogliere la legna, pescare o addirittura costruire edifici. Con il giusto codice e il corretto linguaggio di programmazione, gli automi gestiranno in completa autonomia (scusate il gioco di parole) la nostra fattoria, il nostro impero o il mondo intero. Quasi come in una distopica visione del futuro.
Non c'è nessun tasto Auto
Anche se tutto il meccanismo dietro l'automazione è costruito a opera d'arte, ciò non vuol dire che il tutto sia così facile come sembra. Complice forse un tutorial disinteressato e approssimativo, Autonauts è tutt'altro che facile da essere compreso e padroneggiato. Questo anche a causa della scarsa intuitività, della mancanza di linee guida con cui fare effettivamente della sana pratica e di un'interfaccia utente ben poco amichevole.
Il gioco ha grandi potenzialità e se giocato con passione può seriamente invogliare aspiranti sviluppatori a intraprendere con sicurezza e serietà quello stesso percorso. Oltre al sano divertimento che offre, però, Autonauts è valido in maniera piuttosto ristretta. Il gioco infatti impedisce delle sperimentazioni nel linguaggio che vadano fuori dagli schemi, in qualche modo dando la sensazione di star limitando la creatività. Si tratta di una scelta sacrosanta, non fraintendeteci, stiamo pur sempre discutendo di un videogioco e non di un editor di programmazione. Un pizzico di margine avrebbe però potuto giovare al titolo.

L'Età degli Automi
Anche se intrigante nel concept di base e simpatico grazie al comparto grafico minimal e ricco di cubetti, Autonauts dà la sensazione di voler essere un trampolino di lancio e poco più. I mondi di gioco, seppur generati in maniera procedurale, risultano già a prima vista ridotti nelle dimensioni. Nonostante questo, l'esplorazione delle aree si rivela molto piacevole e soddisfacente, a tratti capace di ricordare la profondità dell'esplorazione di Age of Empires. Lasciare gli automi al lavoro mentre si va personalmente a caccia di materiali e alla scoperta della mappa è sempre ammaliante.
Da sottolineare, tuttavia, l'inevitabile e scomoda ripetitività che colpirà i giocatori dopo qualche ora di gioco. Del resto, stiamo pur sempre parlando di automatizzare, no? Una menzione va anche all'inesistente comparto sonoro, composto esclusivamente di suoni ambientali esagerati e banali. Una gran nota di disonore la dedichiamo infine allo schema dei controlli. Di base infatti è già poco intuitivo di suo: aggiungete il controllo e la selezione di piccoli quadrati con la levetta analogica del controller, ottimizzato col… cubo, e avrete la ricetta di un mezzo disastro. Ulteriore nota a sfavore, è assente la localizzazione in italiano: se vorrete realizzare degli automi, dovrete per forza masticare l'inglese.
Trofeisticamente parlando: neanche un robot può farcela
Che ci crediate o no, il Platino di Autonauts è così fuori portata che alla stesura di questa recensione ancora nessun giocatore è riuscito a ottenerlo. Potreste essere i primi al mondo, dite? Non prima di aver munto mille mucche, generato mille vasetti di miele, tagliato duemila alberi, creato mille magliette, cucinato mille pietanze, colonizzare un pianeta al 100% e tanto, tantissimo altro ancora. Per niente amichevole come può sembrare.
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