Alfred Hitchcock Vertigo – Recensione
Da un grande nome derivano grandi responsabilità, come vi sveliamo nella recensione di Alfred Hitchcock Vertigo. Il titolo di Microids e Pendulo Studio sfrutta il nome del famoso regista britannico e di una delle sue opere più apprezzate. Lo scopo è raccontare una storia che sia degna del maestro del mistero e del thriller.
Il gioco che visse due volte
Se, pur essendo appassionati di Hitchcock, non riuscite a collegare il titolo Vertigo a una pellicola, non preoccupatevi. Si tratta infatti della denominazione inglese di La donna che visse due volte, opera del 1958 ispirata a sua volta a un omonimo romanzo. Senta troppo dilungarci sulla storia imbastita dal mitico regista, possiamo dirvi che le vicende ruotano attorno a tanti elementi psicologici. Tra questi, il problema di vertigini del protagonista (il poliziotto Scottie) derivanti da un grave incidente che l'ha coinvolto.
Scottie incontrerà poi una donna misteriosa, afflitta anch'essa da problemi psicologici, che lo condurrà in una spirale d'inganni fino a una conclusione degli eventi decisamente sorprendente. Gli elementi tipici delle pellicole di Hitchcock ci sono tutti: sfortunatamente il videogioco di Pendulo Studio non riprende i temi in maniera fedele al film. Andiamo però con ordine, specificando che quella di cui leggerete è una visual novel che riprende lo stile di Life is Strange e dei titoli targati Telltale Games.
Il protagonista della storia non è un poliziotto, bensì lo scrittore Ed Miller, la cui vita è destinata a cambiare dopo un incidente d'auto. Rimasto misteriosamente illeso dopo essere finto con il veicolo in un crepaccio, il nostro eroe cade in un dramma psicologico. Ed è infatti convito che all'interno dell'auto ci fossero anche sua moglie e sua figlia, i cui corpi però non sono stati ritrovati. Traumatizzato e colpito da violente vertigini, l'autore si affida a un aiuto psicologico per risolvere i misteri della sua vita.

Il nome della rosa
Come è facile dedurre dal nostro primo paragrafo, Alfred Hitchcock Vertigo è solo ispirato al film del regista britannico. Pur fregiandosi di nomi e loghi ufficiali, infatti, le vicende narrate sono completamente diverse. Permane sì la sensazione di mistero e un costante riferimento alla psiche umana, ma gli appassionati potrebbero storcere il naso di fronte a questa scelta.
Nonostante questo, la realizzazione di Pendulo Studio è di buona qualità. Come già anticipato, Vertigo propone una serie di ambientazioni tridimensionali alternate a sessioni di dialogo. I giocatori vestono a rotazione i panni di tre personaggi. Uno è il già citato Ed, scrittore traumatizzato in cerca di verità. L'altro è la dottoressa Lomas, psicologo che tenta di curare il povero Ed dai suoi traumi. Chiude il trittico l'agente Reyes, che investiga su un omicidio e rimane coinvolto nella storia in modi che non vi anticipiamo.
Tutto sembra funzionare, almeno fino a quando non si passa all'atto pratico. Vertigo è infatti un gioco in cui gli elementi sembrano essere stati inseriti solo perché era necessario ci fossero. I numerosi quick time event sono a volte troppo limitati, così come i dialoghi a scelta multipla. La maggior parte delle decisioni, inoltre, non sembra influenzare se non marginalmente la storia. Questo restituisce quindi la sensazione di essere meri spettatori in balia degli eventi.
Si sdrai sul lettino
Nonostante la semplicità dei suoi elementi e alcune lacune tecniche, Alfred Hitchcock Vertigo si rivela una storia interessante da seguire. Il team di Pendulo Studios ha inoltre avuto alcuni spunti brillanti, per restituire al giocatore determinate sensazioni. Su tutti spiccano ad esempio i momenti di psicanalisi, in cui la dottoressa Lomas cercherà di far focalizzare Ed su alcuni momenti della sua vita.
Questa trance è resa da un filmato che il giocatore ha la facoltà di avanzare e riavvolgere a suo piacimento. All'interno delle scene si nascondono momenti topici, da identificare per proseguire con l'analisi della psiche. Si tratta di un semplice elemento puzzle (dalla difficoltà pressoché nulla) che riesce però a calare i giocatori nel giusto mood. Non si tratta ovviamente dell'innovazione che cambierà il genere, ma come detto di uno spunto raffinato che mostra l'impegno del team.
A riprova di questo, le ambientazioni in cui i giocatori si muovono, tutte tridimensionali, sono ricche di dettagli. Non parliamo però solo di aspetti grafici, ma anche ludici: ogni area infatti nasconde una serie di oggetti non fondamentali. Questi possono essere analizzati per approfondire la trama oppure ignorati, per concentrarsi sulla storia. Un'ottima scelta, per adattare il gioco sia a chi ama giungere rapidamente alla conclusione, sia a chi adora guardare in ogni angolo digitale.

Taglio cinematografico
A livello tecnico, Alfred Hitchcock Vertigo non fa gridare al miracolo, ma riesce comunque a regalare ai giocatori qualche scorcio interessante. La grafica sfrutta modelli poligonali dallo stile quasi deformato, rinunciando allo stile iperrealistico per un taglio che ricorda quasi più un fumetto. Le ambientazioni sono invece molto affascinanti e ricche di angoli da esplorare, per scoprire qua e la nuove informazioni. Il tutto è supportato da una colonna sonora davvero degna di nota, che sfrutta pezzi orchestrali per regalare un'atmosfera da film classico, proprio come nelle pellicole di Hitchcock.
Figlie di questo stile sono anche alcune inquadrature molto particolari. La scelta di Pendulo Studios è ricaduta su tagli unici, in grado di catturare dettagli normalmente trascurati. Se da un lato non si può che apprezzare la svolta “artistica” presa dal team, dall'altro alcuni momenti sono risultati davvero mal calcolati. Distogliere volutamente l'attenzione dell'utente da alcuni momenti chiave della narrazione ci è infatti sembrato più un errore che un colpo di genio.
L'elemento più claudicante è sicuramente legato alle tempistiche di gioco. La longevità del titolo è più che discreta, attestabile sulla decina di ore. Quello che stupisce è la lunghezza dei caricamenti, in alcuni casi colpevoli di spezzare eccessivamente la tensione della storia. Tra i problemi, anche alcuni legati al lip-sync, con personaggi che parlano a bocca chiusa oppure muovono le labbra in silenzio. Poco sfruttata anche la potenza di PlayStation 5, con vibrazioni basilari legate ad alcuni eventi e poco altro.
Trofeisticamente parlando: vertigini da bacheca alta
Come ogni buona visual novel che si rispetti, anche Alfred Hitchcock Vertigo presenta una lista che richiede attenzione. Sbagliare una mossa e perdere un trofeo per strada è un attimo. Se non avete paura di spoiler vi consigliamo quindi di leggere bene le richieste, così da soddisfarle senza troppa fatica. Considerata la facilità dei QTE e la relativa linearità della storia, infatti, quello ottenibile con Vertigo è un Platino alla portata di qualsiasi cacciatore.
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