God of War Ragnarok: la fine è vicina
Avevamo lasciato Kratos al fianco di suo figlio Atreus, esausti dopo un viaggio interminabile, al calduccio nella loro casa fra i boschi di Midgard. Fuori cadevano i primi fiocchi di neve portati dal Fimbulwinter, l'eterno inverno che preannuncia la venuta del Ragnarok, mentre gli Aesir piangevano i primi morti della propria stirpe a distanza di secoli. Sono stati anche fortunati, gli dei norreni: il Fantasma di Sparta è cambiato, non vuole combattere a meno che non sia strettamente necessario. Ma quando diventa necessario, la sua furia repressa è in grado di abbattere intere dinastie.
In questi giorni abbiamo mosso i primi passi in God of War: Ragnarok, senza mezzi termini il sequel di una saga in atto più atteso dell'intera generazione, quello che è stato definito da molti appassionati come l'unico contendente alla pretesa di Elden Ring verso il trono del Game of the Year. La prima prova del fuoco, dopo l'ingresso nella next-gen di uno studio “superstar” di Sony Interactive Entertainment, ovvero Santa Monica Studios, che in questi tempi delicati ha il compito di dimostrare al pubblico che “PlayStation c'è”, come direbbe Guido Meda.
Per avere una risposta definitiva, però, dovrete aspettare ancora un po'. Vogliamo annunciarlo subito: in questa raccolta di prime impressioni saremo molto stretti. Da una parte per rispettare le volontà espresse dagli sviluppatori, che come già accaduto nel primo episodio ci tengono a preservare diverse sorprese; in secondo luogo perché non vogliamo emettere giudizi precoci e riteniamo che raccontare tutto ciò che abbiamo visto nel corso delle prime ore di un titolo tanto atteso sarebbe il classico delitto imperdonabile. Quindi tenetelo a mente: quanto segue rappresenta solo la punta di un iceberg ben più profondo.
