Life Is Strange Arcadia Bay Collection, una Polaroid in bilico tra farfalle e uragani
La vita è strana, proprio come ci ricorda la storia stessa di Don't Nod. Un bizzarro mix di situazioni imprevedibili e conseguenze inattese delle nostre azioni più banali, capace di spiazzare quando tutto sembra perduto e di riportarci in carreggiata anche quando il fallimento può apparire l'epilogo più scontato.
La vita è davvero strana, perché nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul futuro del team transalpino, dopo il relativo successo riscosso da quel Remember Me, nato sotto l'ala protettrice di Capcom, ma non certo capace di stregare il cuore della casa di Osaka, al punto da concedere a Nilin il sequel già in cantiere.
Forse lo abbiamo già detto, ma la vita sa essere strana sul serio, visto il modo in cui ci spinge a rimescolare continuamente le carte e a modificare il nostro approccio al dipanarsi delle situazioni. Un percorso condotto coerentemente anche dallo studio francese, che affatto atterrito dal proprio debutto, scelse consapevolmente di cambiare radicalmente strada, abbandonando l'azione in salsa cyberpunk in favore di un racconto sicuramente più intimo, legato a un gameplay indubbiamente molto più circoscritto e minimale.
