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Demon Skin – Recensione Speedrun

ESDigital Games e Ludus Future hanno confezionato insieme Demon Skin, un hack ‘n' slash brutale in 2D con ambientazione dark fantasy. Il gioco sembrava promettere bene, almeno stando alle premesse, ma qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto e ha fatto si che il titolo non potesse spiccare. Se volete approfondire la questione, vi invitiamo a continuare a leggere questa recensione.



Kratos, sei tu?



Gli sviluppatori non sono andati di certo molto in là con l'immaginazione per creare il protagonista del gioco. Sin da subito, si notano delle forti somiglianze con Kratos di God of War, sia per l'aspetto che per le armi usate. Ma veniamo alla trama: il gioco è ambientato in un mondo dark fantasy popolato da mostri, solo l'Ordine degli Erranti ha la capacità di poter sopravvivere e fare luce sull'oscurità che ha avvolto il regno. Gli Erranti, infatti, sono delle creature semidivine che possiedono abilità sovrannaturali.



Uno di essi, dopo aver assistito ad un rituale magico, viene colpito da un flusso di energia che lo trasforma in un demone. Per poter tornare umano, l'Errante dovrà trovare l'artefatto magico rubato. Il viaggio non sarà per niente facile, ma ricco di trappole e nemici pronti ad ucciderlo ad ogni singolo passo.



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Brutale sì, ma non per quello che si crede



Vogliamo ripartire proprio dalla frase “trappole e nemici pronti ad ucciderlo ad ogni singolo passo”, perché è sicuramente un concetto fondamentale in Demon Skin. Il gioco si presenta come un hack ‘n' slash che mischia al suo interno componenti di picchiaduro, giochi di ruolo e platform, ma è proprio quest'ultima caratteristica che affossa il titolo. Purtroppo la componente platformer di Demon Skin non è stata creata a regola d'arte, così come l'idea di come posizionare trappole e nemici. Seppur il gioco di per sé non sia eccessivamente complesso (c'è sicuramente di peggio), la difficoltà viene ingiustamente alzata da morti assurde. Questo non rende il gioco difficile, ma ingiustamente frustrante, facendo demoralizzare i più che potrebbero decidere di abbandonarlo.



Questa è sicuramente la cosa che meno funziona di tutta la produzione, ma ci teniamo a precisare che anche le altre meccaniche di gioco non urlano di certo al miracolo. Anche i comandi e le hit box non sono delle migliori, non facendo altro che far spazientire il giocatore che, spesso, vede perire il proprio avatar non per colpe sue.



Graficamente parlando, Demon Skin fa comunque il suo lavoro e riesce a regalare scorci e ambientazioni interessanti, anche se non si tratta di nulla di nuovo. Gli effetti sonori sono abbastanza buoni ed in sintonia con quello che accade su schermo. Si tratta ovviamente di una piccola produzione, ma ci sono delle lacune e dei problemi di progettazione che avrebbero avuto bisogno di una correzione prima del lancio del gioco.



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Trofeisticamente parlando: se riuscite a non morire, arriverete alla fine



La lista trofei di Demon Skin conta quarantadue trofei, tra cui: un Platino, 3 ori, 12 argenti e 26 bronzi. La maggior parte dei trofei arriveranno da sé giocando e portando a termine l'avventura (se non decidiate di abbandonarla prima). Oltre quelli legati alla storia, vi sono trofei da sbloccare con uccisioni, diversi modi di morire, cristalli da trovare e potenziando al massimo le vostre armi. La lista trofei, quindi, non è così brutale, ma il gioco è ingiustamente puntivo per i motivi spiegati precedentemente, quindi potrebbe volerci un po' di maestria (e fortuna).




L'articolo Demon Skin – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.

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11 giugno 2023 alle 10:00

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