Chronicles of the Wolf – Recensione
Chronicles of the Wolf è un titolo che cerca di omaggiare in tutto e per tutto i grandi metroidvania del passato, attingendo a piene mani da Castlevania: Symphony of the Night e dai successori spirituali come Bloodstained. Sviluppato da Migami Games e distribuito da PixelHeart, il gioco si presenta con una veste pixel art decisamente evocativa, un'ambientazione gotica ben costruita e una colonna sonora ricca di atmosfera. Se volete sapere se gli sviluppatori sono riusciti nel loro intento continuate a leggere la nostra recensione!

Un viaggio nella tana del lupo
L'impatto iniziale è senz'altro positivo: veniamo accolti da un mondo oscuro, ispirato alla Francia del XVIII secolo e al mito della Bestia di Gévaudan. I fondali statici, le animazioni essenziali ma curate e le musiche orchestrali ci spingono ad addentrarci volentieri nei corridoi decadenti e nelle foreste avvolte dalla nebbia. Anche la presenza di Robert Belgrade, voce storica di Alucard, dona al gioco un carisma tutto particolare. Peccato che questo fascino non riesca a reggere l'urto con la realtà del gameplay.
I conti a volte non tornano
I problemi iniziano quando si passa dalla contemplazione all'azione. I controlli sono rigidi, legnosi, poco precisi. Il salto richiede un tempismo scomodo e l'inerzia del personaggio ci fa spesso perdere colpi o cadere in trappole evitabili. Il dash, una meccanica fondamentale per spostarsi agilmente, risulta inaffidabile nei momenti concitati. Non parliamo di bug o glitch, ma di scelte di design volutamente retrò che però oggi risultano più punitive che nostalgiche.
Anche il sistema di combattimento risente di queste imprecisioni: i colpi hanno un ritardo nell'esecuzione e una hitbox incerta, con conseguenze fastidiose nei combattimenti contro i nemici più veloci o i boss. Alcuni pattern nemici sembrano pensati per un personaggio più mobile di quello che ci troviamo a controllare, creando un disallineamento frustrante tra intenzione e risposta del gioco.

Viaggiare, sì ma dove
Il level design, nel suo insieme, è solido e coerente con il genere. Le aree sono collegate in modo logico, e lo sblocco progressivo delle abilità apre nuove vie esplorative in modo soddisfacente. Ma la mancanza di strumenti moderni per orientarsi rovina buona parte del piacere dell'esplorazione. La mappa è priva di zoom, non consente di piazzare marcatori, non evidenzia chiaramente le stanze completate o quelle con elementi interattivi. Dopo ore di gioco, ritrovarsi a vagare senza sapere dove andare è più comune di quanto dovrebbe.
Il gioco richiede un backtracking costante, ma non fornisce nemmeno un sistema di viaggio rapido ben distribuito. Spostarsi da una parte all'altra della mappa richiede minuti interi, spesso attraverso aree già svuotate di nemici e prive di stimoli. La lentezza dei caricamenti tra zone e la mancanza di salvataggi automatici peggiorano ulteriormente l'esperienza
Chronicles of the Wolf non è un gioco difficile in senso stretto, ma la difficoltà è distribuita in modo irregolare. Alcuni boss sono eccessivamente facili, altri frustranti più per la risposta lenta del personaggio che per reali meriti del design. I checkpoint sono pochi e spesso lontani dalle aree più pericolose, costringendo a ripetere sezioni lunghe ogni volta che si fallisce.

Ami l'old style?
Chronicles of the Wolf si presenta con una pixel art dettagliata, ricca di atmosfera, ispirata chiaramente ai Castlevania classici ma con una propria identità. Le ambientazioni evocano una Francia gotica e decadente del XVIII secolo: castelli invasi dalla muffa, cripte avvolte nella nebbia, foreste lugubri dai colori spenti. Ogni area ha una palette cromatica ben definita, e le transizioni tra scenari sono fluide sul piano estetico, anche se un po' lente dal punto di vista tecnico.
La colonna sonora è firmata da Jeffrey Montoya con contributi di Óscar Araujo (già noto per Castlevania: Lords of Shadow), e si muove su registri orchestrali e gotici che ben si sposano con l'atmosfera del gioco. Organi solenni, archi inquietanti e melodie lugubri accompagnano l'esplorazione con discrezione, evocando inquietudine senza mai risultare invadenti. Va segnalata anche una certa lentezza nei menu, con una UI fin troppo essenziale e testi piccoli, poco leggibili su display portatili. Manca del tutto la possibilità di personalizzare il layout dei comandi o di regolare le dimensioni dei font, scelta che penalizza l'accessibilità.
Trofeisticamente parlando: niente platino, niente festa
Purtroppo Chronicles of the Wolf non ci permetterà di ottenere un nuovo trofeo di Platino da mostrare agli amici nelle calde serate estive. Potremo però ottenerne uno d'oro, per farlo basterà seguire tutte le indicazioni presenti nel nostro elenco dei trofei.
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