I Want to Go to Mars – Recensione Speedrun
Il protagonista della nostra nuova recensione Speedrun è un punta e clicca story based chiamato I Want to Go to Mars. Il gioco, pubblicato originariamente su Android e iOS, sbarca anche su PlayStation grazie al team di Sometimes You. La premessa è quella di offrire un sostituto delle classiche storie serali per bambini: sarà una valida alternativa?
Papà Castoro, raccontami una storia
La maggior parte di noi, da bambini, ha avuto la fortuna di affrontare la lettura (perlopiù serale) delle fiabe classiche. Da Cenerentola a Barbablù, passando per Pollicino e Il Brutto Anatroccolo, l'immaginario collettivo è ricco di storie per intrattenere i giovani e passare spesso loro anche una morale. In questo scenario tenta d'inserirsi I Want to Go to Mars, avventura punta e clicca che vuole come detto essere un sostituto alle fiabe della buonanotte.
I protagonisti sono un ragazzo biondo di nome Robyn e il suo orsetto di pezza Teddy, che scoprono che la loro base lunare (che altro non è se non il recinto di sabbia in cui giocano) è stato distrutto da una tempesta di asteroidi. Robyn decide quindi che l'unico modo per non avere più problemi è andare dove queste piogge non esistono: su Marte. Per farlo bisognerà dapprima costruire un razzo, per poi compiere la traversata spaziale.
Appoggiandosi alla celebre fantasia dei bambini, I Want to Go to Mars sfrutta elementi familiari per raccontare una storia ovviamente tutta nella testa di Robyn. Il razzo con propulsori dinosauro, la Luna con un volto umano e chi più ne ha più ne metta. La narrazione è molto semplice ma coinvolgente, seppur di breve durata. Un'ora circa sarà sufficiente a completare l'intera storia e scoprire se il duo riuscirà nella sua missione.

Il gameplay di I Want to Go to Mars
Da una videogioco che punta a emulare una fiaba mi aspettavo davvero poco a livello di gameplay. I Want to Go to Mars tenta comunque di proporre una certa interattività, con vari mini giochi incentrati sulla costruzione del razzo, la navigazione nello spazio e la gestione d'imprevisti. Si tratta di sfide a misura di bambino, che i genitori potranno supervisionare dando magari qualche aiuto.
Ovviamente per un fruitore adulto l'opera di Bin Chicken Studios risulterà incredibilmente semplice e lineare, ai limiti del noioso. Bisogna però a maggior ragione capire quale sia il pubblico di riferimento per un titolo che tenta d'inserire anche momenti di humor, calati sulla realtà di un bambino che costruisce un razzo finto nel suo giardino. Non aspettatevi comicità degna di Zelig, ma qualche scenetta per cui sorridere sicuramente sì.
A livello tecnico, I Want to Go to Mars propone una grafica affascinante, con personaggi e ambientazioni realizzate a mano e ricche di dettagli. I movimenti, soprattutto nelle aree tridimensionali, non sono esattamente fluidi, ma l'impatto generale è quello di un gioco basilare ma comunque curato. Da sottolineare però la nota più negativa: I Want to Go to Mars non è tradotto in italiano. Diventa quindi difficile pensare di proporre al proprio figlio un gioco in cui non capirà nulla della storia senza il nostro supporto.
Il Platino di I Want to Go to Mars
Terminare la storia e completare un paio di semplici sfide sono le richieste che vi poteranno ad aggiungere alla vostra bacheca il Platino di I Want to Go to Mars. Considerata la longevità e il pubblico di destinazione dell'opera, si tratta di una sfida che qualsiasi cacciatore potrà terminare senza alcuna fatica. Un comodo +1 per la propria bacheca, proposto a un prezzo di budget.
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