MIO: Memories in Orbit – Recensione
MIO: Memories in Orbit è un metroidvania che sceglie una strada precisa: ridurre al minimo le spiegazioni e lasciare che sia il mondo a parlare. Non punta sull'azione immediata né su un ritmo serrato, ma su un'esplorazione costante e su un'ambientazione che costruisce la propria identità attraverso dettagli visivi e scelte di design. Fin dai primi minuti è evidente che l'obiettivo non è sorprendere con colpi di scena o meccaniche eclatanti, ma creare un'esperienza coerente, lenta e ragionata, in cui ogni passo serve a capire qualcosa in più del Vascello e del protagonista.
Il gioco non cerca di impressionare con la quantità, ma con la cura. Ogni elemento è calibrato per far emergere un mondo che non si concede subito, che richiede attenzione e un certo tipo di predisposizione. Non è un titolo che si consuma rapidamente: è un'esperienza che si costruisce nel tempo, attraverso piccoli indizi, scoperte marginali e un ritmo che privilegia la lettura dell'ambiente rispetto alla frenesia. È un approccio che può spiazzare chi cerca un metroidvania più tradizionale, ma che diventa il suo punto di forza per chi apprezza un design più misurato e consapevole.

Un viaggio che inizia nel silenzio
MIO: Memories in Orbit si apre con un risveglio che ha il sapore dell'ignoto. Prima ancora di prendere il controllo del protagonista, vi troverete immersi in uno spazio astratto, quasi onirico, dove la coscienza prende forma prima del corpo. È un'introduzione che destabilizza, ma che prepara perfettamente al tono del gioco: un viaggio attraverso un mondo dimenticato, dove la memoria è frammento e la narrazione si costruisce per sottrazione.
Il Vascello, un'arca orbitale alla deriva, è il teatro di questa esplorazione. Un tempo governato da intelligenze artificiali chiamate Perle, ora è invaso da vegetazione e macchine fuori controllo. Nei panni di MIO, un piccolo automa, vi muoverete tra rovine e silenzi, alla ricerca di un senso, di un'origine e forse di una fine. Non ci sono missioni scandite da obiettivi espliciti: sarà il mondo stesso a guidarvi, a suggerire e a raccontare.
Esplorare significa ricordare
La struttura metroidvania è riconoscibile, ma MIO: Memories in Orbit la declina con una sensibilità tutta sua. L'esplorazione è libera e un po' dispersiva, e ogni area è costruita con una verticalità che incoraggia però la sperimentazione. Il level design è stratificato, con percorsi alternativi, scorciatoie e segreti nascosti dietro pareti fragili o passaggi mimetizzati. Il backtracking inoltre non è mai forzato, ma stimolato dalla pura curiosità.
Una delle meccaniche più interessanti è la gestione del “nacre”, una risorsa cristallina che funge da valuta per curarsi, potenziarsi e avanzare. Ma c'è un rischio legato ad esso: se si muore, si perde tutto, a meno che non siate riusciti a cristallizzarla in appositi terminali. Questo introduce una tensione costante tra l'avidità e la prudenza, tra il desiderio di esplorare e la paura di perdere ciò che si è guadagnato.
Il sistema di potenziamento è gestito tramite una matrice modulare che limita il numero di modificatori attivabili. Ogni scelta ha quindi un peso specifico: attivare un indicatore della salute dei nemici può sembrare utile, ma occupa spazio prezioso. È un design che valorizza la ponderazione e che rifiuta l'accumulo fine a sé stesso.
Il combattimento, pur presente, non è il cuore dell'esperienza. Gli scontri sono rapidi, leggibili e si integrano bene nel ritmo generale. Alcuni nemici richiedono attenzione e tempismo, ma il focus resta sull'esplorazione e sulla scoperta.

Bellezza che racconta
Visivamente, MIO: Memories in Orbit è un'opera d'arte in movimento. Ogni ambiente è disegnato a mano con uno stile che richiama l'animazione tradizionale, tra colori tenui, linee morbide e una composizione visiva che restituisce un senso di malinconia e meraviglia. Il Vascello non è solo uno sfondo, ma un personaggio a tutti gli effetti: vivo, decadente e affascinante.
Ogni area ha una propria identità visiva, con palette cromatiche e architetture che suggeriscono funzioni e storie diverse. Non ci sono indicatori invadenti né mappe sovraccariche: è l'ambiente stesso a guidarvi, a suggerire direzioni e a stimolare l'immaginazione. Le animazioni di MIO sono fluide, leggere e trasmettono una sensazione di grazia e fragilità.
Il comparto audio è altrettanto raffinato. La colonna sonora alterna momenti di sospensione a improvvise impennate emotive, soprattutto durante gli scontri con i boss, dove voci eteree e percussioni profonde trasformano il combattimento in un'esperienza quasi rituale. I suoni ambientali – il respiro del Vascello, il fruscio delle piante, il ronzio delle macchine – costruiscono un paesaggio sonoro immersivo e credibile.
Il sound design lavora in profondità, rafforzando la sensazione di isolamento e mistero. Anche in questo caso, il gioco invita a rallentare, a prestare attenzione e a immergersi.

La strada verso il Platino
La struttura dei trofei di MIO: Memories in Orbit rispecchia con sorprendente coerenza il modo in cui il gioco invita a vivere il Vascello. Non c'è l'ossessione per la difficoltà fine a sé stessa, né la ricerca di sfide artificiosamente punitive. Il percorso verso il Platino è costruito come un'estensione naturale dell'esperienza: si avanza seguendo il ritmo del mondo, esplorando con attenzione e affrontando i boss come tappe di un viaggio più che come ostacoli da superare.
Molti trofei accompagnano momenti chiave della storia, quasi a sottolineare che ciò che conta non è la performance, ma la comprensione del viaggio di MIO. Altri incoraggiano a spingersi oltre il sentiero principale, a osservare con più cura, a scoprire zone nascoste o interagire con elementi che potrebbero sfuggire a uno sguardo frettoloso. Anche la crescita del personaggio, con la gestione del nacre e dei potenziamenti, trova spazio in questa struttura: non come un obbligo, ma come un modo per approfondire le possibilità offerte dal sistema. Il risultato è un Platino accessibile ma non banale, che richiede dedizione più che abilità estrema.
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