Neon Inferno – Recensione
Ci sono giochi che entrano a gamba tesa, sparano a tutto volume e si prendono lo schermo con una violenza visiva e sonora che non lascia scampo. Neon Inferno è proprio uno di questi. Un run'n'gun in pixel art che non fa mistero delle sue ispirazioni – Contra, Metal Slug, Cabal – ma che le rielabora con una personalità visiva fortissima e una direzione artistica che grida amore per il cyberpunk più sporco e nostalgico.
Sviluppato da Zenovia Interactive e pubblicato da Retroware, il gioco vi catapulta in una New York del 2055 devastata da guerre tra sindacati criminali, dove la legge è un ricordo e la vendetta è l'unica moneta ancora in circolazione. Non è un titolo che cerca compromessi: è un'esperienza brutale, diretta ed eccessiva. Eppure, sotto la superficie di neon e piombo, c'è anche una cura per il dettaglio che sorprende.
Fiamme nella Notte
La storia di Neon Inferno è ambientata in una New York distopica, nel 2055, dove la città è ormai allo sbando, divisa tra sei distretti controllati da sindacati mafiosi e una polizia corrotta fino al midollo. In questo scenario da incubo, vestirete i panni di un ex agente della NYPD, deciso a farsi giustizia da solo dopo aver perso tutto. La trama è volutamente archetipica, quasi un pretesto per giustificare l'azione ininterrotta, ma riesce comunque a costruire un contesto credibile e coerente.
Non ci sono grandi colpi di scena o momenti narrativi particolarmente elaborati, ma il gioco riesce a evocare un mondo narrativo denso grazie a piccoli dettagli ambientali, linee di dialogo secche e una direzione artistica che racconta più di mille parole. L'ambientazione è un mix tra Blade Runner e I Guerrieri della Notte, con pioggia al neon, insegne lampeggianti e una violenza urbana che sembra non conoscere tregua. Non è una storia che si impone, ma una cornice che funziona e che riesce a dare un senso di coerenza a tutto ciò che accade sullo schermo.

Sangue, Acciaio e Riflessi
Neon Inferno è un run'n'gun puro, senza fronzoli, che punta tutto sulla reattività, sul ritmo e sulla capacità di leggere il caos. I comandi sono immediati, il feeling delle armi è soddisfacente e ogni livello è costruito per mettervi costantemente alla prova. Il gioco alterna sezioni a scorrimento orizzontale con momenti più statici in stile Cabal, dove dovrete eliminare ondate di nemici da una posizione fissa. C'è una varietà di situazioni sorprendente, con livelli che cambiano ritmo, ambientazione e struttura, e che riescono a mantenere alta la tensione anche dopo diverse ore di gioco.
Il sistema di progressione è semplice ma efficace: si sbloccano nuove armi, si potenziano le abilità e si affrontano boss sempre più aggressivi. La difficoltà è alta, ma mai ingiusta: ogni morte è una lezione e ogni checkpoint raggiunto è una piccola vittoria. Il gioco supporta anche la cooperativa locale e affrontarlo in due rende l'esperienza ancora più frenetica e divertente. Non ci sono elementi roguelite o sistemi complessi di personalizzazione: Neon Inferno vuole essere un omaggio ai classici, e lo fa con coerenza e rispetto. È un titolo che sa esattamente cosa vuole essere e che non ha paura di spingere sull'acceleratore.

Neon, Pioggia e Pixel
Visivamente, Neon Inferno è un'esplosione di colori saturi, luci al neon e pixel art dettagliatissima. Ogni livello è un quadro cyberpunk, con sfondi animati, effetti particellari e una palette cromatica che alterna il viola elettrico al rosso sangue. L'ispirazione agli anni Ottanta è evidente, ma non si tratta di semplice nostalgia: c'è una cura per la composizione, per il ritmo visivo e per la leggibilità dell'azione che dimostra una grande consapevolezza estetica.
I nemici sono vari, ben animati, e i boss sono veri e propri set-piece visivi, con design che mescolano biomeccanica, horror e kitsch futurista. Le musiche elettroniche, tra synthwave e industrial, accompagnano perfettamente l'azione, creando un tappeto sonoro che amplifica la tensione e l'adrenalina. I brani ricordano le atmosfere malinconiche di Vangelis, ma con un ritmo più serrato, più sporco, più urbano. Gli effetti sonori sono secchi, metallici e restituiscono con precisione il peso di ogni colpo, l'esplosione di ogni granata, il clangore delle armi futuristiche. È un comparto audiovisivo che non si limita a decorare, ma che diventa parte integrante dell'esperienza.

La strada verso il Platino
La lista trofei di Neon Inferno è molto più strutturata e specifica di quanto ci si potrebbe aspettare da un run'n'gun in pixel art, e riflette perfettamente la natura brutale e tecnica del gioco. La progressione dei trofei parte in modo morbido, con obiettivi legati al completamento delle missioni principali, tutti ottenibili in qualsiasi difficoltà. Ma già dopo i primi, la lista mostra il suo vero volto: per arrivare al Platino bisogna completare il gioco in modalità Media e poi in Difficile, ottenere cinque stelle nelle missioni più impegnative e affrontare sfide che richiedono una conoscenza profonda delle meccaniche di schivata, deviazione dei proiettili e gestione del caos.
Ci sono trofei che premiano la precisione assoluta, come completare una missione in Difficile senza subire colpi o sconfiggere il mini boss Libellula Pangea senza essere toccati. Altri richiedono un controllo quasi coreografico del movimento, come completare una missione senza schivare mai. Non mancano poi obiettivi legati all'uso delle armi e all'eliminazione di specifiche fazioni, che spingono a esplorare ogni livello con un approccio più sistematico. Sono sfide che non si limitano a testare la bravura, ma che richiedono di capire davvero come funziona il mondo di Neon Inferno, come si muovono i nemici e come reagisce l'ambiente.
È una lista impegnativa, ma mai ingiusta: ogni trofeo è chiaro, leggibile e soprattutto coerente con il tipo di esperienza che il gioco vuole offrire. Chi punta al Platino troverà un percorso duro ma estremamente soddisfacente, che valorizza ogni ora passata a padroneggiare il caos al neon di questa New York distopica.
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