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Mouse: P.I. for Hire – Recensione

Capace di attirare l'attenzione del pubblico internazionale sin dal suo annuncio, Mouse: P.I. for Hire si è presentato come un videogioco dall'approccio alternativo al mondo degli sparatutto, almeno in termini artistici. Con la scelta di ricorrere a personaggi e location disegnati a mano in perfetto stile cartoon anni Trenta e con le tipiche animazioni nel cosiddetto stile “a tubo di gomma”, Fumi Games sembra aver raccolto la sfida lanciata qualche anno fa da Cuphead per applicarla a un genere diverso, quello degli FPS, che non può che trarre giovamento da un po' di sana sperimentazione. Nella nostra recensione cerchiamo di capire se questa gratificazione per gli occhi è solo fumo, o se Mouse: P.I. for Hire propone anche il proverbiale “arrosto”.



Un caso per il detective Pepper



Jack Pepper è il protagonista della storia di Mouse: P.I. for Hire. Ex eroe di guerra, Pepper è ora un investigatore privato nella ridente cittadina di Rattopoli. Lui e i suoi concittadini sono topi, nel caso non fosse già abbastanza chiaro dal titolo del gioco e da trailer e informazioni emerse prima del lancio, ma i casi che il detective si trova ad affrontare e le tematiche prese in considerazione (corruzione, criminalità, intrighi, violenza e omicidi) sono profondamente umani. A dare il via alle indagini dopo il prologo-tutorial è la sparizione misteriosa di un noto mago che si esibisce nei locali e nei teatri, un'indagine che Jack Pepper non può certo rifiutare.



Dopo aver ottenuto il primo caso dalla sua amica topa giornalista Wanda Fuller, Pepper inizia il suo viaggio negli angoli meno raccomandabili della città di Rattopoli alla ricerca di indizi e di persone da interrogare. Questo lo conduce a piedi pari nel mezzo di altri intrighi, che coinvolgono altre personalità e che in parte si intrecciano nella trama di una classica detective story noir. Ogni ritrovamento, ogni informazione, ogni dettaglio si trasformano in materiale importante per avanzare con i casi, i cui documenti vengono appuntati sull'immancabile bacheca nell'ufficio del detective, in attesa di poter trovare il filo conduttore che li lega tutti e che porta alla soluzione del mistero. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, in questo caso un mare di nemici e pallottole in cui Jack Pepper dovrà cercare di non rimetterci le penne, o meglio i peli.



Sparatutto retro… ma non in quel senso



Mouse: P.I. for Hire è in tutto e per tutto uno sparatutto in prima persona, che potremmo definire retro in termini artistici ma non in quanto a caratteristiche di gameplay. Ovviamente non troviamo un realismo nella gestione delle armi e dei movimenti alla Call of Duty o Battlefield, perché non è questo l'obiettivo, ma un'impostazione più simile a un Doom o a un Wolfenstein moderni. Il nostro Jack Pepper può ricorrere a un buon arsenale di armi, in continua crescita, per avere la meglio su chi si frappone tra lui e il suo obiettivo. Pistole semplici, mitragliatrici, fucili a pompa, lanciagranate si affiancano a dinamite da lancio o a barili esplosivi o congelanti che possiamo scagliare contro i nemici, garantendo una varietà di approcci che punta più sul divertimento che sul realismo.



Ogni arma ha le sue caratteristiche e si presta più o meno a un tipo di nemico in base a quanto vogliamo sbrigare velocemente la pratica o al tipo di situazione in cui ci troviamo. Se la pistola semplice è spesso la nostra più fedele alleata, contro alcuni energumeni è meglio sfruttare la potenza del fucile a pompa o gli effetti del cosiddetto “Sverniciatore”, che sono armi più lente e macchinose da gestire, ma anche molto più letali. E quando siamo nei guai possiamo sempre sfruttare un comodo calcio per allontanare i nemici e prendere la mira, oppure sperare di imbatterci in un distributore di peperoncino che garantisce un potenziamento esplosivo a tempo limitato alle nostre armi.



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Lineare ma non troppo



Mouse: P.I. for Hire ci consente di approfondire i casi con missioni che sono ben inserite in una macrostruttura narrativa capace di far apparire la progressione meno lineare di quanto sia in realtà. Partiamo sempre dall'angolo di città in cui si trovano l'ufficio di Jack Pepper, il bar in cui possiamo ottenere informazioni o dedicarci a un minigioco e negozi in cui fare scorta di munizioni, oggetti e potenziamenti. Da qui, le indagini ci condurranno via via in luoghi diversi, da raggiungere attraverso una mappa con visuale dall'alto a bordo della nostra automobile. Ogni luogo corrisponde a una missione, conclusa la quale avremo nuovi indizi da aggiungere alla bacheca e con cui procedere con i casi. Questo stratagemma consente di vivere la trama come una storia unica e ben articolata e di non percepire una rigida suddivisione in livelli. Alcune location possono poi essere rivisitate più volte, per trovare nuovi indizi o parlare con nuovi personaggi.



Passando all'interno delle singole missioni, queste propongono una progressione generalmente lineare, ma con un level design davvero interessante e degno di nota. Soprattutto con l'avanzare del gioco e delle abilità di Jack Pepper, come il doppio salto e l'immancabile rampino, l'esplorazione dei livelli è divertente e stimolante. Un giocatore frettoloso può semplicemente procedere e portare a termine l'eliminazione delle diverse ondate di nemici per arrivare all'obiettivo, ma la curiosità dei completisti viene premiata da aree nascoste, casseforti da aprire per recuperare denaro, collezionabili e scorciatoie. E se per qualche motivo cadiamo nello sconforto e non capiamo come procedere, una comoda funzione indica la strada da seguire con impronte che si disegnano sul pavimento.



In azione!



Per quanto riguarda i combattimenti, che sono uno dei due pilastri del gioco insieme alla storia, al livello di difficoltà normale (il secondo dei tre disponibili) Mouse: P.I. for Hire si lascia giocare senza troppe insidie, almeno per chi non è alle prime armi con il genere degli sparatutto. Per sparare non serve mirare, quindi ci si affida solo al grilletto destro, mentre il sinistro attiva colpi speciali delle armi quando queste vengono potenziate. Ogni nemico cade dopo un diverso numero di colpi e fa differenza anche la parte del corpo che colpiamo, con soddisfacenti esplosioni di teste se siamo particolarmente precisi.



Al di là dei nemici comuni, vari ma onestamente non numerosissimi, ci possiamo imbattere in mini-boss più impegnativi e stimolanti. Anche in questo caso, una volta compresa la strategia giusta per attaccare ed evitare la controffensiva nemica non c'è niente di particolarmente complicato. Ciò non significa che non ci sia divertimento, anzi è proprio questo aspetto a permeare tutta l'avventura, che fa leva sulla componente videoludica e che ci ricorda che i videogiochi devono fare questo, divertirci e sfidarci con moderazione e non necessariamente riprodurre la realtà in scala 1:1 e costringerci a notti insonni e sedute psicanalitiche.



A supporto del giocatore ci sono anche frequenti checkpoint da cui ripartire in caso di morte, macchine da scrivere in cui salvare i progressi di gioco (senza bisogno di nastri, nel caso ve lo stiate chiedendo), bottiglie curative disseminate nei livelli in grande abbondanza e pezzi di armatura che aumentano i danni che possiamo ricevere. Quando le cose si mettono davvero male, possiamo anche ricorrere a fette di formaggio che ripristinano parte della salute e che è bene avere con noi prima di avviare una nuova missione.



Lavoretti e baseball



Al di là della storia principale, che propone i tre casi già citati e che ne alterna la progressione con un interessante e stimolante intreccio, in Mouse: P.I. for Hire possiamo anche dedicarci a lavoretti secondari, ricevuti da personaggi con cui si interagisce nei pressi dell'ufficio di Jack Pepper. Spesso questi si portano a termine nello stesso livello della missione principale e contribuiscono ad arricchire l'elemento narrativo.



Altra attività non obbligatoria ma da segnalare è quella del gioco di carte ispirato al baseball a cui ci si può dedicare al bar. Le carte di questo gioco sono uno dei collezionabili che possiamo trovare nei livelli e possono anche essere acquistate nel negozio cittadino, per migliorare le nostre possibilità di successo. Nel gioco alterniamo fasi da battitore e da lanciatore in una sfida a colpi di valori delle carte e, in caso di vittoria, otteniamo gettoni da usare successivamente per ricompense esclusive. Un modo per prendersi una breve pausa dalle sparatorie e vivere più in profondità l'esperienza generale proposta da Mouse: P.I. for Hire.



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Bello e bravo



Il comparto audiovisivo in un gioco come questo è naturalmente uno dei protagonisti. Le ottime impressioni trasmesse dai trailer pre-lancio vengono confermate da un mondo ricreato in modo delizioso, fedele allo stile dei cartoni anni Trenta e ricchissimo di dettagli. Le opzioni grafiche nel menù consentono di stabilire il grado di sgranatura e difetti nell'immagine che desideriamo, così come il livello di distorsione delle voci e degli effetti sonori, in modo da offrirci sia un'esperienza puramente retro che una più edulcorata. Anche la colonna sonora jazz e il doppiaggio, con la voce dell'onnipresente Troy Baker per il protagonista, contribuiscono a creare un quadretto perfetto per un gioco che ha scelto una direzione precisa e non è mai uscito dalla carreggiata.



L'intreccio narrativo, il gunplay, le atmosfere, la commistione di riferimenti noir e di easter egg e caricature, la struttura generale dei livelli e il feeling controller alla mano contribuiscono tutti a portare sulle nostre console un titolo che non vuole strafare e che così eccelle in tutti gli obiettivi che si prefissa. Mouse: P.I. for Hire potrebbe essere disprezzato da qualcuno per lo stile artistico e da qualcun altro per la difficoltà non eccessiva, ma negare che sia un perfetto esempio di come un videogioco dovrebbe porsi nei confronti del pubblico in termini di completezza, ricchezza e rifinitura sarebbe fazioso. Da giocatori di vecchia data, non è possibile non innamorarsi di questa esperienza e consigliarla a chiunque voglia trascorrere alcune ore divertenti.



Trofeisticamente parlando: indaga, potenzia, colleziona



I 35 trofei di Mouse: P.I. for Hire propongono un Platino dopo 13 Bronzi, 18 Argenti e 3 Ori. Le coppe virtuali vengono assegnate avanzando con i casi e trovando indizi chiave, ma molto dipende anche dalla raccolta di collezionabili (giornali e carte del gioco di baseball), dal completamento di lavoretti secondari, dal potenziamento delle armi e dall'eliminazione dei nemici in modi particolari, come con i barili esplosivi o con oggetti caduti dall'alto. Nel complesso il tasso di difficoltà non è alto, ma probabilmente una guida per i collezionabili si rivelerà fondamentale.




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