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Forensic M.E. Protocol – Recensione

Da detective a specialista forense il passo è breve, come ci dimostra il nuovo titolo sviluppato da k148 Game Studio e pubblicato da JanduSoft. Forensic M.E. Protocol, di cui vi parliamo nella nostra recensione, è un simulatore in cui non saremo soltanto dei detective, ma dovremo anche trovare e analizzare le prove sulla scena del crimine. Indossate i guanti e preparatevi a dimostrarvi degni di una puntata di C.S.I.



Who Are You



Chi conosce il team di k148 Game Studio avrà probabilmente già collegato il loro nome ai casi della serie Detective, saga che negli anni ha vissuto di alti e bassi. Alcuni capitoli hanno infatti fornito sfide intriganti agli appassionati, mentre altri hanno raccontato storie meno convincenti. La formula è però rimasta sempre quella di un titolo minimale, in cui deduzioni e appunti erano lasciati ai giocatori, dove però negli anni si è avvertita sempre più prepotentemente la necessità di cambiare qualcosa.



Eccoci quindi davanti a Forensic M.E. Protocol, che prova proprio a sparigliare le carte in tavola senza abbandonare la strada già tracciata. Questa volta infatti non saremo solo investigatori, ma anche esperti in analisi forensi. Oltre ai nostri occhi e al nostro cervello avremo a disposizione una serie di strumenti per studiare le prove ed eventualmente collegarle tra loro. Sulla carta, inutile negarlo, l'idea ci è sembrata vincente. Vuoi perché C.S.I. è ormai radicato nelle nostre vite, vuoi perché la scienza legata ai crimini ha sempre fascino, questa volta k148 Game Studio pareva destinata a colpire nel segno.



Ipotesi e opinioni sono però necessarie, perché spesso concept sulla carta incredibili hanno dato il via a dei clamorosi flop. Ci siamo avvicinati dunque a Forensic M.E. Protocol con la dovuta cautela, preoccupati da tutti i risvolti negativi che un cambio di rotta poteva avere. Il gioco include un totale di nove casi unici e indipendenti, in cui non troveremo azione, ma solo scienza. Ovviamente le storie sono pensate per un pubblico adulto, essendo relative a omicidi e rapimenti: una scelta sensata, che ricalca comunque quanto visto nei vari Detective.



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Il gameplay di Forensic M.E. Protocol



Il nostro iniziale scetticismo non era legato solamente alla capacità del team di raccontare storie, elemento di cui parleremo più avanti nella recensione, quanto piuttosto alla necessità di integrare una serie di meccaniche nuove in una struttura già rodata. Come indicato nella stessa bio del gioco, infatti, Forensic M.E. Protocol consente di usare “strumenti forensi avanzati come droni, robot terrestri, analisi chimiche e ricostruzione delle prove per ricostruire la verità”.



Una frase che spaventa, per il semplice motivo che ognuno di questi elementi chiama meccaniche ben distinte. Ecco perché non ci siamo (purtroppo) stupiti di trovarci davanti a un gioco confusionario sin dalle prime fasi. Intendiamoci: non ci aspettavamo che Forensic M.E. Protocol vincesse il premio GOTY, ma quanto meno che gli strumenti fossero ben implementati. In ogni scena del crimine potremo accedere alla nostra camionetta, all'interno della quale sono stoccati i vari strumenti. Pennelli e nastro per le impronte, paletti per le traiettorie dei proiettili e gli immancabili marker gialli per segnare le prove.



Tutto sarebbe perfetto se fosse accessibile da un menu radiale, lasciando da parte droni e robot. Del resto, quale scienziato non si porta appresso una valigetta con tutto l'occorrente per lavorare? In Forensic M.E. Protocol questo non accade: potremo raccogliere due strumenti per volta, senza possibilità di alternarli se non gettandone uno a terra. Ci troveremo quindi a fare costantemente la spola tra la zona e il furgone, per prendere questo o quell'oggetto. Certo, le prove ci diranno quali oggetti potremo usare, ma tutto risulta incredibilmente lento e macchinoso, senza contare che se abbandoneremo gli strumenti in giro dovremo poi anche ricordarci dove sono nel caso ci servissero.



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Mira e spennella



Ad aggravare la situazione legata agli strumenti non c'è solo la trasportabilità, ma anche il loro utilizzo per raccogliere prove. L'interazione è affidata ai grilletti dorsali, mentre i tasti frontali serviranno solo per zoomare o accovacciarci. Per poterla però catalogare dovremo centrare la prova con il minuscolo puntatore a centro schermo, così che l'azione vada a buon fine.



Questo meccanismo funziona discretamente sui macroelementi, come pozze di sangue e simili, ma risulta scomodo su prove più piccole quali le impronte digitali. Se non centreremo il punto prestabilito, rischieremo di perdere elementi per strada utili alla risoluzione del caso. Un lavoro tutt'altro che perfetto, ironico considerato che il mestiere richiede precisione estrema, dovuto probabilmente a un'ottimizzazione su console non eccellente. Non abbiamo infatti dubbi che con mouse e tastiera il gioco funzioni meglio, ma con un DualSense tutto sarà più complesso.



Considerata poi la premessa, sempre presa dalla bio del gioco, di un gameplay in cui ogni indizio può cambiare completamente un caso, è facile dedurre come si possa arrivare a conclusioni agli antipodi in caso di errori. Il cambiamento in positivo che invece Forensic M.E. Protocol fa è a livello di gestione delle informazioni. Accendendo il tablet potremo controllare tutto ciò che avremo raccolto, confrontare le impronte e fare le nostre deduzioni, senza doverci appuntare fisicamente nessun dato.



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Il comparto tecnico di Forensic M.E. Protocol



L'esperienza offerta dal simulatore forense di k148 Game Studio è quindi ben lontana dall'essere perfetta, flagellata da una serie di problemi tecnici che rendono inutilmente complessa la gestione delle indagini. Una manciata di accortezze avrebbe permesso al titolo di essere più che godibile, supportato da indagini la cui storia è sempre molto abbozzata ma comunque logica e sensata, dunque adatta a ragionamenti e deduzioni. I nove casi presenti potranno colpirvi in maniera più o meno profonda, sebbene non vi sia quello in cui applaudirete l'abilità narrativa del team.



Allo stesso modo, il comparto tecnico non brilla mai, rimanendo ancorato a modelli poligonali antiquati, movimenti e interazioni legnose e in generale a uno stile che non trasmette mai grandi emozioni. Le stesse vittime presenti sulle scene del crimine risultano abbastanza anonime, incapaci di farci provare empatia per la loro dipartita. La gestione degli strumenti è invece tutto sommato buona: alcuni effetti piacevoli, come la luce ultravioletta oppure il tampone che cambia colore. Altri invece, come il movimento a mezz'aria del pennello mentre fa apparire un'impronta, hanno generato in noi una discreta depressione, mostrando scarsa cura in dettagli che, in un titolo come questo, dovrebbero fare la differenza.



La longevità invece è discreta, considerato anche che non ci saranno timer o altro a pesare sulle nostre indagini. Potremo prenderci il nostro tempo e analizzare ogni prova che riterremo utile a trovare la verità, senza alcun tipo di ansia esterna. I completisti potranno inoltre cercare di trovare tutte le prove per ottenere il grado massimo, ossia S, in ognuna delle indagini disponibili. Apprezzabile infine la scelta di localizzare il gioco in italiano, decisione fondamentale anche in virtù della presenza di opuscoli che faranno da tutorial per i vari strumenti a nostra disposizione. Comprendere appieno il linguaggio forense in inglese sarebbe stato un'impresa anche per i più abili con le lingue straniere.



Il Platino di Forensic M.E. Protocol



Se avete completato i precedenti casi investigativi di k148 Game Studio, saprete che ottenere il Platino non richiede mai grandi sforzi. Lo stesso discorso si applica anche a Forensic M.E. Protocol, dove per sbloccare l'ambita coppa blu sarà sufficiente completare ogni caso ottenendo il grado S, ossia il massimo possibile. Per farlo bisognerà trovare ogni prova e catalogarla correttamente, richiesta tutt'altro che impossibile e completabile in breve tempo, soprattutto se sfrutterete una guida.




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