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Ariana and the Elder Codex – Recensione

Ariana and the Elder Codex, sviluppato da HYDE e pubblicato da Compile Heart, sceglie di stupire con una strada più intima: costruire un'avventura attorno a una bibliotecaria che entra fisicamente nei libri per riparare la magia corrotta del mondo. È un'idea narrativa semplice ma affascinante, che si appoggia a un'estetica animebit pulita e a un ritmo da metroidvania leggero, dove ogni Codex diventa un piccolo universo da esplorare, combattere e ricucire. La premessa funziona perché il gioco non pretende di essere più grande di ciò che è: un viaggio breve, colorato, pieno di incantesimi e di pagine da rimettere in ordine. E quando si resta dentro questa cornice, Ariana riesce a essere sorprendentemente accogliente.



Un viaggio tra i libri che alterna intuizioni e limiti



La struttura di Ariana and the Elder Codex si regge su un'idea chiara: ogni libro è un mondo a sé, con regole, ambientazioni e creature modellate dal suo contenuto. Il primo Codex introduce con delicatezza il ritmo dell'avventura, mostrando come il gioco alterni sezioni platform, combattimenti action e piccoli momenti di esplorazione. Il level design è semplice ma ben leggibile, con forzieri nascosti, percorsi alternativi e segreti che premiano chi osserva con attenzione.



La transizione tra le aree, realizzata come un vero cambio di pagina, è una trovata estetica che dà identità al gioco senza appesantirlo. Il problema è che questa struttura, pur piacevole, non riesce sempre a mantenere lo slancio. Alcuni Codex risultano più ispirati di altri, e la progressione, soprattutto nella seconda metà, tende a ripetersi. La narrativa interna ai vari libri offre un atrama sincera e ben costruita, ma la storia “esterna”, quella della Biblioteca e dei misteri che circondano Ariana, procede con un ritmo irregolare e si appesantisce proprio nel finale, con un eccesso di testo che smorza l'impatto emotivo.



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Un sistema di combattimento immediato, brillante… e troppo indulgente



Il fulcro del gameplay è il combattimento, basato su un set di magie elementali che Ariana può combinare liberamente. Ogni incantesimo ha potenza, cooldown, direzione e tempo di lancio, e la possibilità di equipaggiare sei magie alla volta permette di creare configurazioni sempre diverse.



La risposta ai comandi è buona, le animazioni sono chiare e l'idea delle forme elementali — con il vestito che cambia colore e potenzia le magie collegate — aggiunge un tocco di personalità. Il problema è il bilanciamento. Gli elemental burst, le esplosioni che si attivano quando si riempie la barra elementale dei nemici, sono così potenti da trasformare molti scontri in una catena di detonazioni che elimina tutto sullo schermo. È spettacolare, certo, ma riduce la profondità del sistema e rende superfluo sperimentare davvero con le magie.



La varietà dei nemici, poi, è estremamente limitata: dopo i primi due Codex si è già visto quasi tutto, e le variazioni elementali non bastano a dare la sensazione di un ecosistema in evoluzione. I boss, al contrario, sono ben costruiti e rappresentano i momenti migliori del gioco, con pattern leggibili e un uso intelligente delle magie.



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Altered Points: quando il libro si strappa e il gioco trova ritmo



Una delle idee più riuscite sono gli Altered Points, fratture narrative che costringono Ariana a completare sfide a tempo per “riscrivere” le pagine danneggiate. Sono momenti brevi, intensi, che spezzano il ritmo e danno un senso concreto al tema della riparazione. Eliminare ondate di nemici, correre da un punto all'altro, superare sezioni platform sotto pressione: nulla di rivoluzionario, sia chiaro, ma perfettamente coerente con il concept. È proprio in questi frammenti che Ariana and the Elder Codex mostra la sua identità più forte.



Un mondo illustrato che funziona, anche quando non sorprende



L'estetica è uno dei punti più solidi del gioco. Colori pastello, linee morbide, personaggi espressivi e un'atmosfera da libro illustrato che rende ogni Codex piacevole da attraversare. Ariana è un personaggio immediatamente riconoscibile, e gli effetti delle magie aggiungono vivacità al combattimento.



La colonna sonora, invece, è meno incisiva: accompagna senza disturbare, ma raramente lascia il segno. Le musiche hanno un tono sognante, quasi etereo, che si adatta bene all'idea di viaggiare tra le pagine di un libro, ma non riescono a emergere come tema portante. Gli effetti sonori, invece, sono più riusciti: incantesimi, esplosioni elementali, colpi e impatti hanno una buona presenza e rendono il combattimento più leggibile. Il doppiaggio, disponibile in inglese e giapponese, è sorprendentemente curato per un titolo di questa scala, con interpretazioni che valorizzano i dialoghi senza appesantirli e donano carattere ai personaggi principali.



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La strada verso il Platino



La lista trofei di Ariana and the Elder Codex segue con coerenza la struttura del gioco: ordinata, chiara, priva di sorprese e costruita per accompagnare l'intera avventura senza mai trasformarla in un impegno pesante. Il Platino arriva quasi naturalmente, perché la maggior parte degli obiettivi coincide con la progressione dei sette Codex: completarli, ripararli al 100% e ottenere almeno un Rank A, fino ad arrivare alla perfezione assoluta con tutti gli Altered Points riscritti senza errori.



La parte più corposa riguarda la crescita di Ariana: imparare tutte le magie elementali, potenziarle fino al livello massimo, sbloccare ogni effetto aggiuntivo e aumentare il costo equipaggiabile degli oggetti magici. È un percorso che richiede tempo, ma non presenta mai veri ostacoli: basta esplorare, combattere e sfruttare le risorse ottenute lungo i Codex. Gli obiettivi legati ai nemici — 300, 1.000 e infine 5.000 eliminazioni — sono gli unici che possono richiedere un minimo di grind, ma il sistema degli Elemental Burst, così potente da innescare catene di esplosioni, accelera molto il processo.



Anche la raccolta dei Repair Fragments, con soglie che arrivano fino al milione, si completa senza forzature se si punta alla riparazione totale dei libri. Ci sono poi trofei più leggeri, quasi simbolici: equipaggiare il primo oggetto, cadere in battaglia almeno una volta, usare la Form Change, attivare un certo numero di Burst o craftare venti ricette. Completano il quadro due trofei segreti legati alla storia, che arrivano naturalmente durante la progressione. Nel complesso, è una lista che non pretende abilità particolari né una conoscenza profonda del sistema: segue il ritmo del gioco, lo chiude con ordine e restituisce un Platino accessibile, pensato per chi vuole vedere ogni pagina del libro senza stress.



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