Solarpunk – Recensione
Ci sono giochi che ti accolgono con un'immagine così serena da farti credere di essere arrivato nel posto giusto. Solarpunk, sviluppato da Cyberwave e pubblicato su PlayStation 5 da rokaplay e Metaroot, appartiene a questa categoria: un arcipelago di isole sospese nel cielo, illuminate da un sole perenne e circondate da un silenzio che sembra invitare alla calma. È un mondo che si offre senza pretese, senza pericoli, ma anche senza una storia che ti spinga in una direzione precisa. Un luogo dove costruire, coltivare e sperimentare. Un luogo che, almeno all'inizio, sembra voler essere la risposta più morbida e accogliente al genere survival. Basta però qualche ora per capire che questa quiete, così rassicurante, nasconde anche un vuoto difficile da ignorare. Solarpunk è un gioco che ti lascia fare tutto… ma spesso non ti dà un motivo per farlo.
Un inizio luminoso, ma senza una vera identità
Il gioco ci abbandona su una piccola isola volante con pochi strumenti e nessuna spiegazione. Non c'è un contesto narrativo, nessun personaggio da incontrare e nessun mistero da scoprire. Per alcuni può essere liberatorio: un mondo da plasmare senza vincoli, senza minacce o senza timer. Per altri, soprattutto chi cerca un minimo di direzione, questa assenza rischia di trasformarsi in disinteresse.
La progressione iniziale è chiara: raccogliere risorse, costruire un tavolo da lavoro e creare quindi un punto di partenza. Il ritmo del gioco è lento, volutamente rilassato, e per un po' funziona. Ma la mancanza di un obiettivo, di un contesto o anche solo di un accenno di personalità rende difficile affezionarsi a ciò che si sta costruendo. È un mondo bello da guardare, ma che raramente restituisce qualcosa.

Un gameplay che alterna soddisfazione e stanchezza
Il fulcro del gameplay è la routine: coltivare, raccogliere, costruire e poi ripetere. La gestione delle risorse, infatti, è molto semplice, quasi elementare, e l'assenza totale di pericoli rende ogni attività priva di tensione. Non c'è nulla che possa ferire il giocatore, nulla che possa distruggere la base e nulla che imponga una strategia. È un survival che rinuncia al survival in pratica e questo può essere un pregio o un limite a seconda delle aspettative.
La costruzione è probabilmente l'aspetto più riuscito: il sistema è intuitivo, flessibile e permette di creare strutture davvero piacevoli. Le case, le serre, le piattaforme sospese: tutto ha un fascino leggero, quasi da acquerello. Ma la raccolta delle risorse è lenta, ripetitiva e spesso frustrante. Le isole offrono poco più di un nuovo minerale o un nuovo animale e una volta raccolto tutto non c'è alcun motivo per tornare sui propri passi. L'esplorazione, che dovrebbe essere uno dei pilastri del gioco, si esaurisce purtroppo in pochi minuti. L'automazione, invece, con pannelli solari, generatori, irrigatori e droni, introduce un po' di varietà, ma spesso sembra risolvere problemi creati dal gioco stesso. E quando tutto funziona, rimane comunque la sensazione di un sistema che non evolve mai davvero.
Ci pensa l'airship a smuovere un po' le cose; infatti, la sua costruzione è uno dei momenti più attesi, ma anche uno dei più problematici. Il controllo è impreciso, l'atterraggio è spesso caotico e la navigazione tra le isole è limitata da barriere invisibili e da una gestione delle risorse che rallenta ogni spostamento. È un mezzo che dovrebbe ampliare e diversificare il mondo, ma finisce per evidenziarne i limiti: poche isole, poca varietà e poca voglia di esplorare davvero.

Un'estetica piacevole, ma poco incisiva
Visivamente, Solarpunk ha un fascino immediato: colori vividi, luci morbide e panorami che invitano allo screenshot. Da lontano tutto sembra armonioso. Da vicino, però, emergono texture semplici, animali poco rifiniti e un mondo che, pur essendo gradevole, raramente sorprende.
Il lato sonoro di Solarpunk segue la stessa filosofia dell'intero progetto: discreto, leggero, pensato per non disturbare mai il senso di calma che il gioco vuole trasmettere. Le musiche sono morbide, quasi eteree, e si limitano a creare un sottofondo rilassante che accompagna le giornate sull'isola senza mai prendersi la scena. È una scelta coerente con l'atmosfera cosy, ma anche un limite: manca un vero carattere, un tema che rimanga, un momento in cui l'audio diventi parte attiva dell'esperienza.
Gli effetti ambientali, infine, il vento tra gli alberi, l'acqua che scorre e il rumore dei macchinari, funzionano bene nel costruire un senso di routine quotidiana, anche se la varietà è ridotta e dopo qualche ora tutto tende a confondersi. Il risultato è un comparto sonoro piacevole, ma poco incisivo: accompagna, sostiene, non disturba… e raramente lascia un ricordo, così come quello artistico.

La strada verso il Platino
Nella lista trofei di Solarpunk non c'è nulla di realmente impegnativo, ma molto che richiede tempo, costanza e una buona dose di pazienza. Il Platino arriva solo dopo aver attraversato ogni angolo del sistema di gioco, dalla costruzione dell'airship ai sistemi energetici più avanzati. I primi trofei si ottengono quasi senza accorgersene: leggere il survival guide, costruire la prima nave, riciclare un oggetto o cadere dall'isola almeno una volta. Sono traguardi che accompagnano le prime ore e aiutano a prendere confidenza con un mondo che non mette mai pressione.
La progressione diventa più interessante quando entrano in gioco la costruzione e l'automazione. Costruire centinaia di pezzi, creare la prima rete energetica, produrre migliaia di unità di energia o dispiegare un drone sono obiettivi che richiedono di investire tempo nella propria base e sono tra i momenti più soddisfacenti dell'intero percorso. Lo stesso vale per i trofei legati all'airship: raggiungere le isole invernali, potenziare la nave al massimo, personalizzarla. Sono tappe che segnano l'avanzamento naturale del gioco, anche se la ripetitività dell'esplorazione può rendere il viaggio meno entusiasmante del previsto.
Non mancano obiettivi più metodici, come scoprire tutte le piante, trovare ogni forziere, completare tutti gli scambi del trade bot o sbloccare l'intero set di ricette ed elementi energetici. Sono richieste che non puntano sulla difficoltà, ma sulla dedizione: un invito a esplorare ogni sistema, anche quelli che il gioco non valorizza quanto potrebbe. Nel complesso, è una lista coerente con l'anima cosy di Solarpunk: rilassata, lenta, priva di ostacoli reali, ma capace di premiare chi decide di restare abbastanza a lungo da vedere tutto ciò che il mondo sospeso ha da offrire.
L'articolo Solarpunk – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.
