Yet Another Zombie Survivors – Recensione
Yet Another Zombie Survivors arriva su PlayStation 5 con un titolo che sembra quasi una battuta, ma che nasconde un gioco sorprendentemente consapevole di ciò che vuole essere. Awesome Games Studio, dopo l'ottimo Fury Unleashed, torna con un'esperienza che non punta alla profondità narrativa né a rivoluzionare il genere: punta al divertimento puro, immediato e compulsivo. È un bullet heaven che non si vergogna della sua natura ripetitiva, anzi l'abbraccia, trasformandola in un loop che cattura e non lascia andare.
Una storia che resta sullo sfondo, ma un'identità che funziona
Non c'è una trama tradizionale, ma il gioco non pretende di averne una. Il mondo è solo un pretesto: città isolate, zone militari, deserti tossici e foreste infestate, ma il tono leggero e quasi autoironico dà personalità a un contesto che altrimenti sarebbe anonimo. Il campo base, introdotto con la versione 1.0, aggiunge quel minimo di carattere che basta: brevi scambi tra i sopravvissuti, qualche accenno alle loro vite passate e missioni dedicate che raccontano frammenti di storia senza mai rallentare il ritmo.
È un gioco che sa di essere assurdo e gioca proprio su questo fatto, e questa consapevolezza lo rende più piacevole di tanti titoli che provano a dare gravità a un'apocalisse fatta di migliaia di zombie che esplodono come coriandoli.
Il loop che diventa ossessione
Il cuore del gioco è la sua semplicità. Il personaggio, infatti, spara da solo; noi ci limitiamo a muoverci, raccogliere gemme e scegliere potenziamenti. È un sistema che sembra quasi banale, ma che diventa immediatamente magnetico: ogni upgrade cambia il ritmo, ogni abilità aggiunge un nuovo strato di caos, ogni scelta modifica la sinfonia di distruzione che si crea sullo schermo.
Si parte con un sopravvissuto qualunque, si finisce con una macchina di morte circondata da seghe rotanti, mine, campi elettrici, bombardamenti aerei, trappole chimiche, torrette, katane, archi e gadget improbabili. Il piacere sta tutto nel vedere crescere la potenza del gruppo, nel trasformare il disordine in controllo e nel costruire una build che regge l'assalto di orde sempre più dense. Il gioco non è tattico nel senso classico, ma richiede ovviamente attenzione: posizionamento, ritmo, scelta degli upgrade, gestione del caos visivo, e quando il livello si riempie di esplosioni e numeri, diventa quasi meditativo.

Armi, abilità e sinergie
La vera profondità del gioco sta nelle combinazioni. Ogni run permette di reclutare due compagni, ognuno con un'identità precisa: il soldato che vive di proiettili, il ninja tecnologico che taglia tutto, l'ingegnere ossessionato dai fulmini, l'arciere che domina la distanza, il pyro che brucia tutto, il tank che assorbe danni e il medico che supporta l'intera squadra. Ognuno porta abilità che possono combinarsi, amplificarsi e creare effetti a catena.
Il sistema delle sinergie è uno dei punti più riusciti, infatti, alcune abilità si potenziano a vicenda, creando così combinazioni devastanti che cambiano completamente il ritmo della run. La costruzione della squadra, inoltre, è un piccolo puzzle: non si tratta di scegliere il personaggio più forte, ma quello che si incastra meglio con gli altri. Il nuovo skill tree permanente aggiunge poi un ulteriore livello di personalizzazione: si potenziano armi, statistiche, abilità e si può resettare tutto in qualsiasi momento. Una scelta che rende il gioco più accessibile e più sperimentale.

Sopravvivere, crescere, ripetere
Il gioco offre cinque mappe e cinque modalità, ognuna con una variazione sul tema: run più brevi e difficili, modalità che limitano le abilità, endurance che diventa follia dopo i 30 minuti, missioni con obiettivi specifici e difficoltà che si sbloccano progressivamente.
La ripetitività è parte integrante dell'esperienza e non viene mai nascosta: è il fondamento del genere e qui diventa un punto di forza. Quando la difficoltà sale, però, il gioco cambia volto: non si tratta più di falciare zombie con leggerezza, ma di trovare spiragli tra cinquanta nemici, di gestire ogni upgrade come una scelta vitale e di sopravvivere per qualche secondo in più. È in quei momenti che Yet Another Zombie Survivors mostra il suo lato più interessante.
Caos leggibile
Visivamente il gioco non punta all'eccellenza. Le ambientazioni sono semplici, i modelli non memorabili, l'estetica urbana e militare è già vista. Ma pressoché tutto funziona: la visuale dall'alto rende il caos leggibile, le orde sono impressionanti, le esplosioni sono soddisfacenti e il ritmo visivo accompagna perfettamente il gameplay. Le mappe più avanzate inoltre introducono variazioni piacevoli: treni da evitare, sabbie mobili, bestie soprannaturali, werewolf o worm giganti. Piccoli tocchi che rendono ogni area più riconoscibile.
Il sonoro infine è essenziale ma efficace: spari, esplosioni, urla e rumori metallici. Ogni arma poi ha un suono distintivo e ogni abilità un feedback chiaro. La musica invece resta sullo sfondo, coperta dal caos, ma non è un vero e proprio difetto: il gioco non vuole che la si ascolti, vuole che la si attraversi.

La strada verso il Platino
La lista trofei di Yet Another Zombie Survivors risulta immediata, ripetitiva nel modo giusto e costruita per accompagnare il giocatore attraverso tutte le sue modalità e combinazioni. Non ci sono obiettivi criptici o richieste eccessivamente punitive: ogni trofeo nasce dal loop naturale del gameplay, premiando la progressione, la sperimentazione e la capacità di sopravvivere sempre un minuto in più.
I trofei legati alle mappe e alle modalità scandiscono il percorso: completare Endurance, superare Hardcore, affrontare Extermination o le missioni dedicate ai singoli personaggi. Le coppe più tecniche però arrivano con gli obiettivi che richiedono di potenziare abilità specifiche, raggiungere livelli elevati di difficoltà o completare run con squadre particolari, incoraggiando a provare nuove sinergie tra i sopravvissuti.
Non mancano trofei più curiosi, legati alle interazioni nel camp, alle missioni narrative o alla raccolta di potenziamenti e oggetti durante le run. Il gioco premia anche la costanza: sopravvivere per 20 minuti, accumulare gemme, eliminare boss consecutivi, sbloccare nuovi personaggi e completare le oltre cento micro‑sfide che compongono l'ossatura del sistema di progressione.
Nel complesso è una lista accessibile, varia e sorprendentemente ricca, che non pretende abilità impossibili ma invita a esplorare tutto ciò che il gioco offre.
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