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This Bed We Made – Recensione

Quando si pensa a un gioco di investigazione e mistero, si materializza nella mente l'immagine di qualche detective che indaga a fondo su scene del crimine complesse o tra documenti che nascondono dettagli fondamentali. Quando si pensa a un titolo narrativo basato su scelte e conseguenze, invece, si torna a esperienze come Life is Strange e simili, basate su emozioni intense e decisioni importanti. Concependo invece un mix tra queste due esperienze, che edulcora gli aspetti più caratterizzanti di ogni genere e realizza un ibrido che ha comunque un forte impatto a livello di godibilità, si ottiene This Bed We Made. Scopriamo come si arriva a queste considerazioni nella nostra recensione.



Donna delle pulizie curiosa



Per riassumere in modo molto stringato e inquadrare il gioco in poche parole, This Bed We Made ci mette nei panni di una donna delle pulizie in un hotel che si trova invischiata in una misteriosa vicenda di stalking che la coinvolge anche direttamente. Lei è Sophie e l'hotel è il Clarington, il periodo è quello degli anni '50 e tutto e tutti sono terribilmente opachi, fumosi, ingannevoli, doppiogiochisti. Compresa la stessa Sophie, che non è certo uno stinco di santo, ma che volenti o nolenti ci rende empatici, visto che ne vestiamo i panni.



La storia prende il via quando la protagonista, dopo aver finito le pulizie in una delle stanze a lei assegnate, entra nella camera di un altro ospite per restituire un rullino fotografico trovato in un corridoio. Nel bagno di questo avventore, trasformato in una camera oscura di emergenza, sono appese alcune foto che ritraggono proprio Sophie, ripresa mentre si lascia andare al suo piccolo vizio di frugare e curiosare negli effetti personali degli ospiti del Clarington. Da qui parte l'indagine privata della protagonista, aiutata da un collega (quale sarà dipende dalla scelta che farete), che porta alla luce una vicenda intrecciata che coinvolge diversi ospiti dell'hotel.



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L'hotel dei misteri



A livello di gameplay, This Bed We Made ci fa controllare la protagonista con una visuale da dietro le spalle. Da questo punto di vista possiamo esplorare fondamentalmente tre ambienti: il quinto piano dell'hotel, con alcune stanze in cui possiamo entrare subito e altre che si sbloccano con il progredire della trama; la reception e l'ufficio del titolare dell'hotel; e gli spogliatoi dei dipendenti. In ogni ambiente possiamo interagire con oggetti e documenti per scoprire particolari che approfondiscono la trama e le sottotrame, oppure possiamo raccogliere oggetti per svolgere determinate funzioni.



All'interno delle stanze del quinto piano, in particolare, abbiamo la possibilità di svolgere il lavoro di Sophie facendo i letti, raccogliendo i rifiuti da terra, svuotando i cestini e pulendo e cambiando gli asciugamani nei bagni. In alcuni casi si tratta di attività facoltative ai fini della trama, in altri sono fondamentali per reperire indizi o documenti decisivi. I mestieri si portano a termine o con un semplice tasto o, a volte, con dei comandi che simulano le attività da svolgere: ad esempio, per pulire dovremo tenere premuto il grilletto destro e contemporaneamente muovere la levetta sinistra in avanti e all'indietro.




La verità è tra le righe



Il fulcro del gameplay sta però nell'attività di investigazione, che passa per la ricerca e la lettura dei numerosissimi documenti disseminati per le stanze, nelle casseforti, nelle valigie e anche in giro nel corridoio. Leggere tutto non è indispensabile, ma lo diventa se si desidera approfondire al massimo le diverse sfaccettature della storia. Non essendo un gioco molto lungo, il consiglio è quello di prendersi qualche minuto in più senza trascurare niente, come accade ad esempio con i collezionabili di giochi più corposi.



Oltre a leggere i documenti, in alcuni casi possiamo focalizzarci su alcuni passaggi o parole specifiche, con una lente di ingrandimento che si attiva in corrispondenza del punto di interesse. Anche queste interazioni aprono la via per i progressi della trama, quindi non sono per niente opzionali. La cosa bella è che, nel caso ci ritroviamo bloccati perché ci è sfuggito qualcosa o non sappiamo dove andare a cercarlo, c'è un comodo sistema di riassunto in tempo reale dei progressi compiuti, parallelamente a un altro di suggerimenti con cui si possono indirizzare i nostri passi. Non ci viene detto esattamente che cosa fare, ma almeno possiamo capire da dove partire. Non che ci sia niente di tanto astruso da richiedere spesso questo aiuto, ma nel caso è presente e ben implementato.



In diverse occasioni i documenti servono a risolvere enigmi che risultano il vero “sale” del gioco, ma si tratta comunque di minigiochi accessibili e sfidanti il giusto. In un caso, per fare un esempio, dovremo trovare la combinazione di una cassaforte recuperando i tre numeri corrispondenti da altrettanti documenti, sulla base di un elenco disponibile su un altro frammento di carta. In un'altra occasione dovremo decifrare un messaggio in codice basandoci su una legenda che è disseminata tra diversi documenti in diverse stanze, sempre che non vogliamo basarci solo sul nostro intuito e sulla nostra capacità di decifrare gli enigmi. Come dicevamo, si tratta di attività brevi ma piacevoli e ben integrate nel contesto della storia.



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L'importanza delle scelte



This Bed We Made racconta una storia che dovrebbe durare tra le due e le tre ore, in base alla nostra abilità e alla nostra predisposizione a leggere più o meno a fondo i documenti. La longevità è assicurata dalle ramificazioni che possono condurre a diversi finali, in base a come ci comportiamo nel corso delle indagini, alle attività che svolgiamo, alle scelte di dialogo che prendiamo, all'accuratezza con cui accediamo agli effetti personali dei clienti senza farci scoprire. I finali sono riassunti da immagini che scorrono prima dei titoli di coda, ma garantiscono comunque una buona varietà e una spinta a provare strade diverse.



Dal punto di vista grafico, This Bed We Made propone ambienti piuttosto realistici e dettagliati, con un buon sistema di illuminazione e molti dettagli, soprattutto nelle scene di intermezzo non giocate. Alcuni elementi ambientali si ripetono, ma il tutto è giustificato dal fatto che ci troviamo in un hotel, dove le stanze sono tutte uguali. La resa dei personaggi è quella meno riuscita, con i modelli che sembrano un po' “manichini”, un movimento un po' meccanico ed espressioni facciali che non riescono a rendere le emozioni come dovrebbero. Il comparto sonoro, con il doppiaggio in inglese o in francese di buona qualità, si accompagna molto bene al tono dell'avventura.



Trofeisticamente parlando: un multiverso di finali



This Bed We Made propone 34 trofei (16 di bronzo, 12 d'argento e 5 d'oro, prima del Platino). Il livello di difficoltà è praticamente nullo, nel senso che tutto è legato a specifiche azioni o specifiche scelte, senza prove di abilità o prove a tempo. Molte delle coppe virtuali richiedono di esplorare finali alternativi, il che prevede una perfetta conoscenza e un'ottima gestione delle decisioni che prendiamo nel corso di una run.




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