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Ratatan – Recensione

Abbiamo raccolto i nostri strumenti musicali e ci siamo lanciati per voi nella recensione di Ratatan. Quello che nasce come l'erede spirituale di una saga amatissima come Patapon è pronto a conquistare le nostre console a colpi di ritmo e di intense battaglie. Sarete in grado di raggiungere il paradiso e incontrare la dea?



Klunkata, klunkata, klukatatan



Se siete appassionati di giochi ritmici, probabilmente avrete già sentito parlare di Patapon, un avvincente titolo che ha fatto le fortune della cara vecchia PSP e che qualche anno dopo è sbarcato anche su console di nuova generazione in versione Replay. Ebbene, com'è facile immaginare anche da un titolo sonoramente molto simile, Ratatan è l'erede spirituale della saga. Sviluppato da TVT e Ratata Arts, infatti, il gioco coinvolge anche il creatore Hiroyuki Kotani e il compositore David Wise.



Un mix che ha fin da subito attirato l'attenzione degli appassionati, che non vedevano l'ora di tornare ad affrontare un gioco che fa della musicalità il suo credo ma che nel contempo offre un gameplay ricco di azione e di tattica. Partiamo proprio da qui, ossia dalle similitudini con l'originale Patapon: Ratatan è infatti un gioco ritmico d'azione, in cui dovremo guidare un esercito di piccoli soldati in scontri dove la musica diventa elemento fondamentale. Gli scontri saranno a scorrimento laterale e saremo chiamati a comandare l'esercito fornendo alle truppe una serie di comandi, in base alle situazioni.



Le similitudini, per certi versi, finiscono qui. Non perché Ratatan sia un titolo completamente diverso, ma piuttosto perché il team ha fatto scelte più “moderne”. Innanzitutto, la formula base, che, a differenza del titolo originale, è quella dei roguelite. I giocatori si muoveranno all'interno di una serie di livelli nei quali la morte comporterà la perdita dei potenziamenti temporanei e la necessità di ripartire quasi da zero. Quasi, appunto, perché Ratatan offre anche un sistema di progressione costante, di cui vi parleremo a breve, volto a farci diventare sempre più performanti e dunque in grado di sopravvivere più a lungo.



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Il gameplay di Ratatan



Per essere il degno erede di Patapon, ci sono alcune caratteristiche da rispettare. Una è sicuramente quella di offrire alcune sequenze di buffi e apparentemente insensati suoni, con cui comandare i piccoli guerrieri, denominati Cobun, che risponderanno in coro prima di seguire i nostri ordini. Questa funzione viene spiegata diligentemente in un dettagliato tutorial, nel quale impareremo a muovere i primi passi nel mondo di gioco. Il personaggio di cui vestiremo i panni prende il nome dal titolo: è un Ratatan, ossia un condottiero che potrà usare uno strumento musicale per gestire l'esercito. Ci verrà data la possibilità di sceglierne uno tra otto, ognuno in grado di usare diverse tipologie di truppe.



I comandi che ci verranno insegnati sono composti da sequenze di tasti, da eseguire a tempo seguendo la barra del ritmo posta nella parte bassa dello schermo. Potremo far avanzare le truppe, farle attaccare e usare mosse speciali. Avremo anche a disposizione un comando per la difesa e uno per saltare, utili per ridurre i danni subiti oppure evitare specifiche mosse. Si tratta quindi di una sorta di gioco di ruolo ritmico in due dimensioni, in cui dovremo scegliere accuratamente quali mosse usare, complice anche il timing dato dalla musicalità. A volte infatti il rischio sarà di eseguire una mossa con la cadenza sbagliata e perdere un'occasione. Inoltre, il nostro condottiero non sarà immune dai colpi nemici, dunque mentre seguiremo il ritmo dovremo spostarlo strategicamente per evitare danni.



Queste meccaniche diventano più immediate con il passare del tempo, dato che memorizzeremo le sequenze e saremo più fluidi. Non che questo renda più semplice l'avventura, anzi: man mano che avanzeremo, le battaglie saranno sempre più dure, senza contare che nei momenti più caotici il rischio è di essere travolti dagli eventi. Ecco dove entra in gioco l'anima roguelike dell'esperienza: dopo ogni area potremo scegliere cosa conterrà quella successiva, optando per migliorie per i Cobun, truppe extra, oggetti consumabili o persino negozi o stanze speciali. Fare la scelta giusta potrebbe fare la differenza tra vittoria e sconfitta, tenuto anche conto che i boss di fine zona non ci andranno mai per il sottile. Le varianti sono tantissime, soprattutto per i potenziamenti: avranno diverse rarità ed elementi, come elettricità, acqua e persino veleno. Scegliere quelli corretti si rivelerà dunque fondamentale per massimizzare ogni attacco.




Gente di mare



Che siate super esperti del genere o meno, arriverà per chiunque l'inevitabile momento della sconfitta. Questo anche considerato che, almeno nelle prime fasi, il nostro esercito sarà scarno e mal equipaggiato. La dipartita prematura (e anche la conclusione del tutorial) ci farà accedere all'hub principale, ossia l'isola di Rataport. Qui potremo fare la conoscenza di una serie di figure che, come noi, condividono il sogno di raggiungere il paradiso e ci aiuteranno nella nostra impresa. Prima di lanciarci in nuove sfide, che saranno divise in episodi, potremo infatti appoggiarci agli elementi roguelite del gioco per diventare più efficienti e dunque essere pronti ad affrontare avversari sempre più ostici.



Sull'isola, potremo infatti spendere tutti gli oggetti non temporanei che avremo recuperato durante le nostre incursioni. Inizialmente avremo accesso solo a un numero ridotto di NPC, ma con il passare del tempo la città si popolerà di personaggi con cui interagire. Potremo spendere ad esempio caramelle per migliorare le statistiche di base, accedere a missioni secondarie per ottenere premi speciali e persino appoggiarci a un fabbro per creare e potenziare armi. Equipaggiare al meglio i nostri Cobun aiuterà a sopravvivere più a lungo, senza contare che, come anticipato, potremo cambiare Ratatan e accedere a diverse truppe e bonus unici. Avremo arcieri, guerrieri con scudo e persino lanciatori di bombe. Ogni Ratatan indicherà quali truppe avrà a disposizione e dunque fornirà un indizio sulla tattica che utilizzerà.



Questa limitazione è tutt'altro che casuale, perché Ratatan ha un'altra grande differenza rispetto alla serie Patapon. Potremo infatti affrontare le sfide collaborando con un massimo di altri tre giocatori in rete. Ecco quindi che utilizzare un personaggio piuttosto che un altro permetterà di trovare sinergie con gli alleati e rendere più o meno complessi gli scontri. Questa variante è sicuramente una freccia importante nell'arco del gioco, che, creando una community sufficientemente vasta, potrebbe diventare un vero e proprio must have per i gruppi di giocatori che non vedono l'ora di collaborare in una sfida ritmica roguelite.



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Il comparto tecnico di Ratatan



La carne che TVT e Ratata Arts hanno messo sul fuoco è dunque davvero tanta. Il rischio che alcuni pezzi potessero bruciarsi era dunque elevato, sebbene sia stato fortunatamente scongiurato. Durante la nostra prova abbiamo apprezzato ogni momento della nostra avventura, sebbene, come in ogni roguelite in commercio, ci possano essere momenti in cui una sequenza di run “sfortunate” potrebbe generare un pizzico di frustrazione. Gli elementi che conserveremo una volta sconfitti, però, sono davvero tanti, senza contare che gli NPC ci daranno sempre modo di trarre un vantaggio dalle cadute in battaglia, permettendoci di affrontare le successive con maggior vigore.



L'intera esperienza è inoltre supportata da un comparto tecnico di prim'ordine. L'elemento più piacevole è sicuramente la grafica bidimensionale vivace e colorata, che richiama inevitabilmente lo stile di Patapon ma abbandona le tonalità di nero per portare sullo schermo tanto colore. I Ratatan sono tutti ben caratterizzati e non farete fatica a trovare il vostro preferito, mentre personaggi e nemici sono pronti a conquistarvi grazie al loro stile unico e a volte sopra le righe. Altrettanto importante è la colonna sonora, melodica e orecchiabile, spesso giustamente sovrastata dai nostri comandi cacofonici, accompagnati dai cori dei Cobun. La scelta di appoggiarsi a David Wise è stata in questo caso una garanzia, dato che il compositore è riuscito a dare un'impronta familiare ma nel contempo diversa.



Parlando proprio della musica, abbiamo apprezzato la fluidità generale del gioco, che consente di non perdere mai un beat e comunque non sarà mai troppo punitivo se sbaglieremo qualche input. Ratatan presenta infine una localizzazione in italiano, sebbene in questa fase di recensione in anteprima la stessa risulti molto lacunosa. Termini errati, accompagnati da altri occasionalmente non tradotti, fanno spesso propendere per la scelta di mantenere la lingua inglese, tenuto anche conto che i testi a schermo non saranno mai troppo complessi. Nulla, comunque, che danneggi l'esperienza, senza contare che siamo certi che una patch al day one sia pronta a correggere il tiro.



Il Platino di Ratatan



Eccoci giunti alla sezione più amata dai cacciatori, in cui ci lanciamo nell'analisi dei trofei del gioco. In questo caso, il sottotitolo alla lista potrebbe essere “astenersi perditempo”. Per sbloccare il Platino di Ratatan bisognerà infatti mettere in conto un numero di ore decisamente importante. Un discreto numero di trofei è collegato alla sconfitta dei diversi boss, ma ne avremo anche alcuni dedicati al potenziamento delle armi, al completamento di missioni e ovviamente a sfide di miscellanea. Dovremo anche guardare il True Ending del gioco, sconfiggere il boss finale con tutti e otto i Ratatan e completare il quinto mondo con soli tre Cobun. Richieste che porteranno i cacciatori a trascorrere molto tempo a Rataport, guadagnando esperienza e abilità.




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47 minuti fa