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Alpha Nomos – Recensione

Il protagonista della nostra nuova recensione è Alpha Nomos, interessante titolo di RibCage Games che prova a dimostrarci cosa succede quando si uniscono un genere popolarissimo con uno ben più di nicchia. L'avventura che andiamo ad affrontare è infatti un hack'n'slash roguelite, in cui però il combattimento sarà gestito come se fossimo all'interno di un rhythm game. Una scelta coraggiosa che però, purtroppo, forse non ha reso come il tema avrebbe voluto.



Batti a tempo



Nel corso dei miei anni da giocatore, ho avuto modo di vedere tante tipologie di giochi ritmici o, più in generale, basati sulla musica. Space Channel 5, Guitar Hero, Patapon, ma anche il curioso e più recente One Hand Clapping sono senza dubbio tra quelli che mi sono rimasti più impressi, ma la lista sarebbe molto più lunga. Tutti però sono legati da scelte ben diverse tra loro, con gameplay che spazia dal trovare il giusto tempismo a platform e combattimenti. Insomma, una grande varietà, segno che gli sviluppatori tentano da sempre strade particolari per rendere unici i loro giochi. Questo però ha un possibile risvolto negativo: i titoli musicali possono rivelarsi un grande successo oppure un terribile fallimento.



Per capire in quale di queste categorie ricada Alpha Nomos o se addirittura sfoci in una terza da creare per l'occasione, dobbiamo andare con ordine. Partiamo dalla protagonista, Cello (letteralmente il termine inglese per violoncello), una sorta di marionetta che si ritroverà bloccata in una foresta, in compagnia di una serie di strani figuri. Ci saranno un orso parlante, un direttore d'orchestra chiuso in una scatola per pupazzi a molla e alcuni altri curiosi soggetti, tutti legati da un unico filo conduttore: li dimenticherete rapidamente. Già, perché Alpha Nomos parte con piccoli incipit di trama ma non si evolve mai, lasciandoci affrontare una run dietro l'altra senza particolari svolte o stravolgimenti. Sappiamo di essere in un mondo privato della musica, da aggiustare sconfiggendo i nemici presenti, e poco altro. Potreste obiettare che anche giochi come The Binding of Isaac non hanno bisogno di dialoghi corposi o lunghi filmati, ma qui la sensazione è che queste aggiunte fossero necessarie per sostenere meglio l'esperienza.



Il villaggio che fa da hub ospita, oltre ai nostri compaesani, un'arena e una zona per modificare le armi in uso alla protagonista. Le prime saranno delle lame-xilofono, che rendono fin da subito bene l'idea di cosa ci attende. Combattimenti in salsa roguelite, sì, ma basati sul ritmo. Sincronizzare gli attacchi con i beat diventerà fondamentale per abbattere i nemici, una serie di “pupazzi assassini”, come vengono definiti dallo sviluppatore stesso, che ci attaccheranno a ondate. Sulla carta l'idea sembra intrigante, salvo poi naufragare a causa di alcuni problemi di fondo che, purtroppo, emergeranno molto rapidamente.




Il gameplay di Alpha Nomos



Ma come potremo quindi sopravvivere nella foresta? Un breve tutorial ci svelerà le basi del gioco, incentrato sul ritmo. Potremo eseguire attacchi e schivate, premendo il tasto a tempo per aumentare i danni e creare combo. Saranno fondamentali anche le pause, utili a rafforzare la nostra musicalità e ottenere ulteriori boost. La musica ci seguirà nei nostri attacchi, diventando cacofonica se sbaglieremo il ritmo. Una scelta che premia chi ha un buon tempismo musicale, ma che potrebbe scoraggiare i meno esperti. Ecco perché è possibile anche sfruttare una barra, modificabile nell'aspetto, che ci aiuterà a capire se avremo il giusto flow, mentre tentiamo di schivare gli attacchi e ci focalizziamo sui nemici più problematici. Questi verranno circondati da auree che preannunceranno le mosse che useranno e la zona d'impatto del colpo, dandoci modo di valutare in che direzione spostarci per non subire danni.



Tutto questo, combinato nella frazione dei pochi secondi in cui potremo ragionare, rappresenta esattamente il problema maggiore di Alpha Nomos: il multitasking eccessivo. Tenere il ritmo è un conto, ma farlo osservando lo schermo per evitare attacchi e bersagliare magari il mostro che cura i suoi alleati è davvero complesso. Non si tratta però di una difficoltà necessaria, ma di un inutile accanimento contro il giocatore. A questo aggiungiamo che i danni inflitti anche ai mostri normali sono davvero pochi, il che porta a scontri eterni e spesso volti a farci perdere la già risicata salute che avremo. La curva è davvero brusca, tanto che potrebbe bastare una manciata di ore per decidere di abbandonare l'impresa in favore di rhythm games più tolleranti.



La struttura di gioco poi non incentiva l'esplorazione né premia mai davvero. Avremo alcuni bivi tra cui scegliere, nei quali avremo indicazioni generiche sui bonus ottenibili, come ad esempio potenziamenti per l'arma, spazzatura (ossia la valuta temporanea) o boost in salute. Saranno presenti anche battaglie a ondate più complesse, a cui farà seguito un'area con un negozio o dove scambiare i poteri. Anche in questo caso, però, tutto rimane molto marginale e spesso poco utile per rendere la nostra Cello veramente performante e pronta ad affrontare minacce sempre più grandi. Anche i potenziamenti stessi, che dovrebbero servire a trasformarci in vere e proprie macchine da guerra, sembrano influire troppo poco sui danni inferti e sul nostro stile di combattimento, portando dunque a far seguire una serie importante di run destinate a fallire molto rapidamente.



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Me le hai suonate!



Nonostante alcuni problemi di fondo, Alpha Nomos poteva avere una freccia fondamentale al suo arco, ossia la componente roguelite. Purtroppo, e questa, a nostro avviso, è probabilmente la più grande pecca dell'opera, è un elemento che non viene sfruttato al meglio. Il villaggio è destinato a evolversi con il passare del tempo, così come le nostre armi che potranno essere modificate e potenziate. La progressione però è semplicemente troppo lenta, tanto che nelle prime fasi sarà pressoché inesistente. Affronteremo un dungeon, moriremo magari anche in maniera piuttosto banale e torneremo al villaggio. Ad accoglierci ci saranno i personaggi, pronti a ripeterci le solite frasi di sempre, senza possibilità di investire magari risorse per essere migliori rispetto alle partite precedenti.



Certo, accumuleremo esperienza cammin facendo e alcuni nemici diventeranno più gestibili, ma presto o tardi saremo destinati a soccombere sotto i colpi delle ondate di pupazzi, i cui attacchi spesso ad area o con range incredibilmente ampi non potranno essere evitati con la schivata in nostro possesso. Dare al personaggio qualche secondo d'invulnerabilità con il giusto tempismo poteva essere una chiave per rendere meno frustranti gli scontri, ma al momento ogni battaglia comporta subire inevitabilmente danni gratuiti. A questo vanno uniti l'assenza di rigenerazione della salute, se non in alcune stanze dei dungeon, e la frustrazione che tutti questi problemi combinati possono causare nel giocatore.



Il comparto tecnico è riuscito invece a convincerci. La grafica è basilare ma piacevole, animata da un gran numero di colori e da modelli poligonali simpatici. Gli avversari sono tutti molto simili tra loro, ma riescono comunque a dare un'identità al gioco. Ottima anche la colonna sonora realizzata dai Totem Warriors, che rappresenta ovviamente uno dei punti focali dell'esperienza. Le tracce hanno un ritmo costante ma adatto ad accompagnare l'azione e in grado di dare il giusto tempismo ai nostri colpi, che quando cadranno a tempo creeranno una melodia coinvolgente. Questa era ovviamente una sfida importante, che il team è riuscito a completare con discreta abilità. Segno che, con un po' più di cura per alcuni elementi e una gestione più oculata della curva di difficoltà, Alpha Nomos sarebbe potuto essere un eccellente ibrido.



Il Platino di Alpha Nomos



La lista trofei di Alpha Nomos è breve ma decisamente ricca. 13 coppe totali, di cui una sola di bronzo che otterremo per aver completato il tutorial, 11 d'oro e uno scintillante Platino. Ottenere la massima ricompensa però sarà tutt'altro che una passeggiata, dato che dovremo dare fondo a tutte le nostre abilità ritmiche e completare ogni sfida al 100%. Come se non bastasse, dovremo massimizzare l'amicizia con un abitante del villaggio, recuperare ogni scrub perso e ottenere ogni plugin almeno una volta. Un'impresa complessa, che fa il paio con un gioco, come detto, non esattamente semplice da affrontare. Il Platino resterà quindi una sfida per cacciatori temerari.




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