Call of Duty: Modern Warfare 4 – Recensione
Il momento tanto atteso è finalmente arrivato: il nuovo capitolo di Call of Duty, ossia Modern Warfare 4, è arrivato su console ed è protagonista della nostra recensione. Il ventitreesimo titolo della fortunata serie Activision torna tra le mani di Infinity Ward e ci riporta nel vivo della guerra, ripartendo esattamente dove si era fermato il suo predecessore.
Il Divino FPS
L'appellativo che abbiamo scelto per il titolo del nostro paragrafo non è solo volto a sottolineare l'essenza di una serie che trascende ormai l'umano, data la sua incredibile longevità, ma anche a indicare la lunghezza e complessità di una storia che farebbe invidia alla Divina Commedia. Andiamo però con ordine, partendo dall'ovvio: come anticipato, Modern Warfare 4 è il capitolo numero 23 della saga di Call of Duty, il quarto (ma va? n.D.S.) del reboot della guerra moderna secondo Infinity Ward. Proprio per questo, non ci siamo stupiti, già nel corso della campagna pre-lancio, nello scoprire che alcune figure chiave erano pronte a riapparire. John Price, l'ex capitano del SAS, è ormai un agente rogue in cerca di vendetta. Sulle sue tracce i vecchi compagni Ghost e Gaz, che gli danno la caccia mentre loschi figuri incombono come minaccia globale.
L'Arciere, interpretato magistralmente da Mads Mikkelsen, è pronto a bucare lo schermo con la sua personalità, ma non sarà l'unico antagonista con cui i nostri eroi dovranno vedersela. Parallelamente, dovremo gestire un fronte completamente diverso: Park Hyun Jun è un soldato sudcoreano che si trova a fronteggiare l'invasione della sua patria da parte della sempre pacifica Corea del Nord. Lui e una squadra di reclute e marinai lotteranno fino allo stremo per fermare l'attacco e rispondere a tono. Questa divisione permetterà di esplorare aree completamente diverse, passando dalle trincee orientali a zone urbane come quella di New York. Infinity Ward è riuscita a dare alla sua campagna un ritmo eccellente, azzerando di fatto i tempi morti e dando agli appassionati esattamente ciò che desiderano: azione a pacchi, volti nuovi e personaggi storici.
Le 16 missioni intrecceranno varie storie, con salti temporali volti anche a spiegarci l'escalation di eventi a cui assisteremo a schermo. Il tutto spingendo il piede sull'acceleratore anche a livello di spettacolarità. Certi dettagli sono merito di una scelta precisa: Modern Warfare 4 è infatti il primo capitolo che non verrà pubblicato sulla precedente generazione di console. PlayStation 4 dice quindi addio a un suo storico protagonista, segno che i tempi stanno cambiando e che anche gli sviluppatori, per tirar fuori il massimo dai loro titoli, sono stati chiamati a una scelta. Consapevoli che la campagna rivesta un ruolo importante nell'esperienza di Call of Duty, non vi sveliamo altro sulla trama, se non che la varietà di ambienti ci porterà nelle situazioni più disparate. Non solo guerra “a piedi”, ma anche su mezzi e con strumenti speciali, con una piccola variante rappresentata da una missione simil open world davvero ben congegnata.
Fuoco alle polveri
La campagna in singolo di Call of Duty è, come si suol dire, breve ma intensa: per completarla dovremo mettere in conto una decina circa di ore, durante le quali avremo modo di approcciarci a varie tattiche che potrebbero tornarci utili anche quando ci sposteremo online, affrontando le modalità che da sempre rendono popolare il titolo di Activision. La storia permette anche di testare a fondo un punto cruciale come il gunplay, un fattore in cui Infinity Ward si è sempre dimostrata maestra e che rappresenta uno dei fiori all'occhiello anche di Modern Warfare 4. In totale potremo maneggiare 33 armi diverse, che saranno anche quelle che ritroveremo nella modalità online. 24 saranno quelle primarie e 8 le secondarie, accompagnate da un coltello indispensabile per gli attacchi in mischia.
Suoni e sensazioni che ogni strumento regala sono davvero incredibili, proponendo modalità di fuoco diverse tra loro e dunque facendoci propendere per un'arma piuttosto che un'altra in specifiche situazioni. Il “peso” dei colpi si avverte tutto, anche grazie alle piacevoli sensazioni che ci regalerà il DualSense. Proseguendo nella storia, ci capiterà anche di imbatterci in versioni modificate, a cui saranno stati aggiunti elementi che, come vedremo, potremo sbloccare anche nella modalità online. Giocando in singolo, invece, dovremo basarci su quello che troveremo sul campo, sebbene anche alle difficoltà più elevate sarà difficile ritrovarsi a corto di colpi. Ovviamente, in alcune missioni l'approccio non potrà semplicemente essere quello di gettarsi a testa bassa nella mischia, ma dovremo studiare tattiche volte a evitare il più possibile situazioni critiche. Una scelta intelligente che, seppur vincolando i giocatori a seguire percorsi lineari, riesce a mantenere sempre alta l'attenzione.
Una volta terminata la narrazione principale, comunque, i giocatori avranno solo scalfito la superficie di Call of Duty. La storia, infatti, prosegue in parte nella modalità di estrazione denominata DMZ, che diventa dopo gli esperimenti del passato parte integrante del gioco. I giocatori si troveranno a esplorare la zona demilitarizzata di Hajin, dove una tempesta radioattiva minaccia la nostra sopravvivenza. Saremo parte di una squadra composta da tre membri, con il compito di recuperare risorse e combattere contro un mix di altre squadre controllate da umani e nemici gestiti dall'IA. Le missioni storia saranno ambientate in specifiche location tra le 60 disponibili e ci sveleranno alcuni risvolti narrativi della guerra coreana. Potremo anche scegliere di giocare in modalità libera o di affrontare delle operazioni, ma il cuore dell'esperienza resta legato alla prima modalità.

Sudore e sangue
La modalità DMZ è stata curata nei minimi particolari da Infinity Ward, consapevole che si sarebbe trattato di una novità decisamente interessante per i giocatori. Ogni area che visiteremo diventerà via via più pattugliata, portando i giocatori ad affrontare anche coriacei boss sotto forma di tenenti. Abbatterli potrebbe richiedere di allearsi con altre squadre di giocatori per spartire il bottino, sebbene il rischio di essere traditi sia sempre dietro l'angolo. Allo stesso modo, i giocatori più furbi potrebbero appostarci ed eliminarci quando avremo fatto il lavoro sporco e saremo allo stremo delle forze. Fortunatamente, chi eliminerà un certo numero di giocatori umani diventerà Ricercato e verrà marchiato, per essere braccato da chi desidera riscuotere una corposa ricompensa. Il sistema funziona bene e risulta fluido e divertente, evitando che si creino gruppi di sciacalli incontrollati.
Allo stesso modo, anche la progressione è interessante: oltre ad aumentare il nostro livello, potremo migliorare la base da cui avvieremo le nostre operazioni di estrazione, sbloccando nuove funzioni con cui ottenere strumenti sempre più potenti. Il discorso si applica anche agli operatori che potremo schierare, che potranno specializzarsi in specifici rami e risulteranno con il passare delle missioni sempre più adatti al nostro stile di gioco. Qui subentra l'anima da extraction shooter della modalità: in caso di sconfitta, i nostri operatori saranno “missing in action” e dovremo pagare per riottenerli, perdendo però l'equipaggiamento. Un prezzo molto alto da pagare, che con il passare delle missioni renderà sempre più prudenti durante le varie estrazioni. Perdere i propri strumenti e personaggi migliori, infatti, potrebbe essere un duro colpo.
Tanta qualità dunque, seppur non esente da difetti. Il primo e più evidente è il rischio che la componente umana possa complicare la vita di chi vuole approcciarsi alla modalità, senza contare che l'IA necessita a nostro avviso ancora di qualche correzione, che non dubitiamo arriverà con future patch. Il sistema di progressione è ben studiato, ma potrebbe alla lunga portare a trovarsi di fronte ad avversari “sbilanciati”. Infine, che è già rimasto invischiato in altri esponenti del genere (Marathon, per citarne uno), potrebbe non trovare i giusti stimoli per passare le sue ore in Call of Duty tra estrazioni e missioni. Se però gli darete una chance, questa modalità è sicuramente degna di essere integrata in una serie con così tanta storia alle spalle.
Tutti in rete
Avendo parlato della campagna e della nuova modalità DMZ, resta un ultimo punto (cruciale) da analizzare, ossia il multiplayer classico di Modern Warfare 4. Questo è anche il termine che meglio si adatta all'esperienza offerta da questo nuovo capitolo di Call of Duty, che non rischia mai di gettarsi in zone inesplorate ma rimane piuttosto fedele alla sua natura, offrendo quelle modalità che i giocatori si aspettano. Ecco dunque che potremo cimentarci nell'immancabile Deathmatch, in Cerca e Distruggi e in alcune più “esotiche” ma comunque note come Gioco delle Armi. Sarà possibile scegliere la modalità classica così come quella Hardcore e potremo aumentare di livello e ambire a sbloccare l'immancabile Prestigio. Tutto ancorato alla tradizione, se non per piccole modifiche relative ai gadget che potremo sbloccare e alla possibilità di attivare un Prestigio meno drastico, che ci permetterà di conservare quando sbloccato.
Modern Warfare 4 funziona bene anche online, con 12 mappe classiche per la modalità 6v6 e una, chiamata Kill Block, che avrà la particolarità di modificarsi ogni due round, ricomponendosi con una diversa disposizione. Il meteo variabile e questa particolarità consentono alla mappa di avere oltre 500 diverse combinazioni, che i giocatori dovranno interpretare per avere la meglio sui rivali. Kill Block potrà essere affrontata in scontri 3v3 oppure 10v10 e i giocatori riceveranno equipaggiamenti casuali, per aumentare la tensione e uniformare il livello degli sfidanti. Si tratta di una variabile interessante, che consentirà di staccare dalle modalità online più classiche e mettere alla prova le proprie abilità con una configurazione che non sia la nostra preferita, affinando dunque la nostra tecnica. Piacevole anche Avamposto di battaglia, una brutale modalità 32v32 che richiama quelle del rivale Battlefield e in cui la vastità dell'ambiente metterà necessariamente l'accento sul gioco di squadra.
Il comparto online funziona come sempre egregiamente, compreso un sistema criticato come quello dell'SBMM (Skill-Based Matchmaking) volto a unire gruppi con giocatori di livello simile. Al momento permane l'assenza dell'Open Matchmaking, sebbene Infinity Ward si sia impegnata per rendere il nuovo sistema più performante. Resta da capire se in futuro verrà data ai giocatori la possibilità di scegliere o se l'SBMM rimarrà l'unico matchmaking presente. È migliorata invece l'Aim Assist, ossia la mira assistita, meno invasiva che in passato e calibrata per premiare l'abilità dei giocatori. Da sottolineare anche l'ottimo lavoro svolto dal team per gestire il fuoco senza mirino puntato, che non avrà più l'effetto “spray” visto in passato ma farà andare i colpi in linea retta rispetto alla nostra visuale.

Solo per il tuo hardware
Parafrasiamo il titolo di un celebre capitolo della saga di 007, risalente al 1981, per iniziare il capitolo conclusivo della nostra recensione. Questo perché vi abbiamo già svelato che Modern Warfare 4 è stato (finalmente?) sviluppato soltanto per console di nuova generazione. Lo scarto rispetto ai capitoli precedenti è di quelli importanti, segno che Infinity Ward e Activision avevano davvero bisogno di questa svolta per tirar fuori un titolo in grado di sfruttare al massimo la potenza di PlayStation 5. Il meglio lo vedremo ovviamente durante la campagna, con scene d'azione estreme condite da una quantità imbarazzante di effetti speciali, che ci faranno letteralmente sentire come al cinema. Allo stesso modo gli effetti di luce e sonori riempiranno la nostra sala da gaming, trasportandoci nel vivo del conflitto.
La stessa cura, seppur rinunciando ai momenti cinematografici, è stata riposta nelle modalità multiplayer nel già citato DMZ. Le mappe sono studiate in maniera intelligente e offrono orizzontalità e verticalità, spingendo i giocatori a studiarne ogni anfratto per trovare i punti migliori da cui attaccare i rivali. Allo stesso modo, l'area di Hajin risulta vasta e piena di dettagli, con zone facilmente riconoscibili e tanto da osservare. La fluidità del gioco è sempre ai massimi livelli e i controlli sono precisi e ordinati, mantenendo l'impostazione classica che i giocatori di CoD conoscono ormai a memoria. Tutto è “al posto giusto” e rende giustizia a quello che di fatto rappresenta il climax di questo reboot della serie Modern Warfare.
Con questo quarto capitolo, Activision riesce quindi a recuperare dopo i problemi di Black Ops 7, da noi comunque ampiamente promosso, appesantito soprattutto dalla sua necessità di dover essere proposto in versione cross-gen. La scelta di puntare esclusivamente su PlayStation 5 rappresenta un passo in avanti importante per Call of Duty, che con Modern Warfare 4 è pronto a riprendersi il suo posto nel gotha degli sparatutto in prima persona. Siamo certi che questo inverno gli amanti del genere non esiteranno a lanciarsi al fianco del soldato Park Hyun Jun, dell'ex capitano Price e, ovviamente, anche a cimentarsi in tantissime battaglie in rete, per dimostrare la loro abilità.
Il Platino di Call of Duty: Modern Warfare 4
Tante soddisfazioni per gli appassionati di Call of Duty, ma anche una grande delusione. Sulla falsa riga di quanto già visto in passato, anche la lista trofei di Modern Warfare 4 si aggiungerà al blocco principale e non proporrà dunque un Platino dedicato. I 18 trofei ci premieranno per la raccolta dei collezionabili e per il completamento di alcune azioni di miscellanea, alcune semplici, altre decisamente meno. Il vero spartiacque tra i cacciatori e il 100% è però rappresentato dalla richiesta di terminare il gioco in modalità Realismo, ossia la difficoltà Veterano senza alcun HUD a supportarci, con fuoco amico attivo e nessun riferimento relativo agli alleati. Completate questa sfida, potrete fregiarvi di un nuovo 100% in bacheca.
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